La rivelazione choc di Bisciglia: ​"Per due anni non ho camminato"

Filippo Bisciglia ha raccontato il dramma della malattia che lo colpì quando aveva solo due anni nel programma "Io e Te". Un doloroso ricordo che ha toccato i telespettatori

La rivelazione choc di Bisciglia: ​"Per due anni non ho camminato"

I telespettatori sono abituati a vederlo alla guida di Temptation Island pronto a condurre per mano le coppie partecipanti nel loro viaggio attraverso i sentimenti, ma Filippo Bisciglia ha anche un passato non troppo felice. Il conduttore lo ha svelato durante l'ospitata nel programma condotto da Pierluigi Diaco "Io e te".

Nella lunga intervista rilasciata a Pierluigi Diaco, Filippo Bisciglia ha ripercorso le fasi più importanti della sua carriera televisiva dagli esordi al Grande Fratello (nel 2006), passando per Tale e Quale fino alla conduzione del reality portato in Italia da Maria De Filippi. A toccare maggiormente gli spettatori è stato però il racconto fatto dal conduttore romano sulla sua dolorosa infanzia segnata da un morbo, che lo ha invalidato dai 2 fino ai 4 anni.

"Da piccolo sono stato male - ha ricordato Bisciglia - ho avuto il morbo di Perthes. Una forte decalcificazione all’anca che mi ha colpito dai 2 ai 4 anni più o meno. Se ne accorse mamma perché ogni volta che mi infilava le mutandine io gridavo, dicevo che mi faceva male e piangevo". È stato solo grazie all'intuito di un dottore, al quale la famiglia Bisciglia si rivolse per aiutare Filippo, che il conduttore capitolino è riuscito a guarire dal morbo: "Questo professore decise di adottare un metodo sperimentale. Di solito i bambini venivano operati ma rimanevano zoppi, lui invece gli disse: "Proviamo a non farlo camminare per parecchio tempo". Una scommessa che i miei genitori decisero di accettare".

Così il conduttore di Temptation Island non camminò per due anni, tentando un metodo innovativo che però lo avrebbe segnato per molto tempo: "Stetti sei mesi fermo con una gamba, poi sei mesi fermo con l'altra e poi un anno con tutte e due. Per un bambino piccolo questa cosa ti segna, ma mi ha anche formato il carattere perché qualsiasi cosa faccio la faccio al massimo". La malattia gli impedì di poter giocare a calcio, sua grande passione, ma non gli impedì di puntare sul tennis e di provare a superare, ogni volta che si trovava di fronte a un ostacolo, i suoi limiti: "Forse per questo oggi sono dove sono, ma di questo ringrazio soprattutto Maria che ha creduto in me".

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