E «L'ultima Thule» è l'addio di Guccini ora farà lo scrittore

«Dopo il mio album Radici, nel 1972, pensavo già di smettere di cantare», racconta Francesco Guccini con il suo caratteristico accento emiliano. Da allora sono passati quarant'anni, nel frattempo ha scritto decine di piccoli capolavori del nostro cantautorato e (forse) solo ora ha deciso di mettere la parola fine alla sua storia musicale. Lo fa (dopo 8 anni di silenzio) presentando L'ultima Thule, il disco di otto brani inediti già schizzato in vetta alla classifica di Itunes. «Ho sempre pensato che il mio ultimo disco si sarebbe intitolato L'ultima Thule, la prima strofa del pezzo l'ho scritta dieci anni fa, la foto di copertina me l'ha data Luca Bracali, un'esploratore che ho incontrato in una trattoria di Pàvana e che è andato con gli sci al Polo Nord». Guccini, coi suoi testi sempre più poetici, ora velati di drammaticità, ora di sottile ironia, lega come mai ha fatto prima passato presente e futuro. «Questo sarà il mio ultimo album. Mi è sempre più difficile scrivere canzoni, anche perché per me le canzoni sono un po' un'autoanalisi. Nel '69, quando incisi Due anni dopo, ne avevo già pronte tante altre per un nuovo disco. Ora non è più così, un po' perché molte cose le ho già dette ed è inutile ripeterle, un po' perché non suono quasi più la chitarra. Escludo anche di fare altri concerti. In questi giorni si sono ritirati Roth, Tarantino e Phelps, mi accodo a questa compagnia». I più sono scettici, e sperano che «il maestrone» cambi idea, o che almeno, dopo tanti anni, lo prenda la nostalgia ma lui ribatte sicuro: «Non mi mancherà la musica, ora mi appassiona la letteratura, ho in cantiere diversi progetti, continuerò a scrivere».
Anche nei testi racconta la fine artistica (in L'ultima Thule che si chiude con la frase «si perderà in un'ultima canzone/di me e della mia nave anche il ricordo») e la fine della vita in L'ultima volta (che si conclude così: «ed il ritmo del tuo respirare/che pian piano si ferma e scompare») di cui Guccini racconta: «Mi piace immaginare dopo la morte una specie di panteismo; un mondo in cui ritrovare le persone che amo per far loro le domande che non ho mai potuto fare, ma poi penso che alla fine ciò non accadrà mai. Vivo in bilico tra queste due sensazioni». La notte è un altro dei temi classici di Guccini, qui trattato in Canzone di notte n.4 e in Notti. «Io sono, o meglio sono stato un frequentatore della notte, anche se erroneamente vengo considerato un esperto di osterie. A Bologna frequentavo l'Osteria del Moretto e altri due o tre locali dove si suonava, si giocava a carte (solo giochi italiani come «tresette», «scopa» o altri complicatissimi) e si beveva vino fino alla quattro del mattino, ora faccio una vita un po' più tranquilla». Guardando al passato con un po' di nostalgia, il cantautore ha inciso L'ultima Thule in una location speciale, nel mulino di famiglia a Pàvana, chiamato El Chicon, che oggi è un bed and breakfast di proprietà dei cugini. «Le sale di incisione sono delle catacombe, al mulino si vede il verde, il glorioso fiume Limentra, si sentono cantare gli uccelli che abbiamo lasciato in sottofondo in un brano». L'ultima Thule è un album intenso e assorto dell'«artigiano della musica» che nella sua vita non ha rimpianti perché «ho cominciato per caso nelle balere con Victor Sogliani e Alfio Cantarella dell'Equipe 84» e, giocando come sempre tra il serio e il faceto, dopo aver annunciato il ritiro, dichiara: Beppe Carletti per festeggiare i Nomadi mi ha chiesto una canzone, non so se la scriverò, non si sa mai...».