"Ennio", l'omaggio di Tornatore a Morricone è di disarmante bellezza

L'uomo, l'artista e l’opera nel racconto in prima persona e in quello di tante personalità, ma anche la lezione di cinema impartita da un rivoluzionario della musica colta. Un viaggio nell’eterno

"Ennio", l'omaggio di Tornatore a Morricone è di disarmante bellezza

Fatevi un regalo andando a vedere Ennio, il documentario che Tornatore ha cucito addosso al grandissimo Morricone.

Non c’è solo la rievocazione di una carriera straordinaria e inimitabile, ci sono i tratti salienti che compongono il genio e l’amore salvifico che solo l’arte è in grado di regalare a piene mani.

Tra ricordi privati e immagini pubbliche, film e spartiti, vanno in scena il percorso umano e professionale del Maestro e una musica che attraversa i generi, il tempo e le coordinate geografiche proiettandosi nella dimensione dell’eterno.

Attraverso una lunga intervista in prima persona che fa da traccia principale e molte voci di personalità della musica e del cinema a fare da contrappunto (nella cui arte Morricone fu imbattibile), si assiste a un grande concerto polifonico.

Ripercorriamo nelle parole del Maestro quella che fu la sua infanzia povera, il padre trombista che lo introdusse al suo stesso strumento, il conservatorio, gli studi di composizione e poi il lavoro in RCA come arrangiatore di grandi successi. L’enorme ingegno compare già lì, è una meraviglia ascoltare come il Maestro abbia dato spessore e reso indimenticabili brani cui non guardò mai come a canzonette.

La moglie Maria, vestale e custode del genio, si capisce sia stata l’elemento di equilibrio, la presenza necessaria a garantire a Ennio la tranquillità per comporre e dare tutto se stesso alla musica.

Ci sono poi i dispiaceri derivati a Morricone dal disappunto del mondo accademico, che guardava alla musica da film come a qualcosa che esulava dalla musica colta, ma anche gli Oscar a lungo mancati e di cui è colpevole una Academy sorda o in malafede.

Collaboratori, amici, cineasti, colleghi d’oltreoceano, tutti hanno un ricordo personale o un aneddoto che renda omaggio a Morricone e il fatto che diversi di loro non siano più tra noi fa sì che percepiamo ancora di più la visione di “Ennio” come un dono. Incontriamo, tra gli altri, Bernardo Bertolucci, Lina Wertmuller, Carlo Verdone, Dario Argento, Gianni Morandi, Hans Zimmer, Quentin Tarantino, Clint Eastwood, Oliver Stone, Nicola Piovani, Marco Bellocchio, Paolo e Vittorio Taviani, Barry Levinson, Roland Joffé, Bruce Springsteen, John Williams, Joan Baez e Quincy Jones.

La visione di “Ennio” è quella di un immenso album dei ricordi che sullo schermo riguarda quelli di un uomo che fu genio conclamato, mentre in platea fa vibrare quelli dello spettatore, dato che le musiche di cui vediamo sfilare la genesi, talvolta curiosa, hanno fatto da colonna sonora a momenti della vita di tutti.

Se da un lato abbiamo una rievocazione in prima persona e cronologica, spesso commossa e commovente, delle varie tappe dell’esistenza di Morricone, dall’altro “Ennio” è un impagabile viaggio nel grande cinema, una vera lectio magistralis mai seriosa, semmai magica. Le note nascono prima nella testa del compositore, piroettano nell’aria con la sua voce e poi si legano alle immagini nel modo migliore possibile, quello in grado di donare massimo impatto a una scena come ad un intero film. L’unico diktat per il Maestro è dare sempre il massimo, scovando architetture melodiche in grado di abbracciare lo spirito del tempo ma anche di proiettarsi oltre l’orizzonte storico.

Non siamo di fronte a un’agiografia, bensì al ritratto dettagliato di un gigante che fu percepito dal pubblico come schivo e di poche parole, ma che Tornatore, suo amico e collaboratore per quasi trent’anni, ci restituisce a tutto tondo e quindi anche umile e ironico. Un Ennio infaticabile il suo, dalla prolificità inesauribile e di cui si sottolineano la vocazione alla sperimentazione e la fecondità delle improvvisazioni.

Un uomo cocciuto nel portare avanti le proprie idee e nel volersi superare pur restando fedele a se stesso, ma anche capace di adattarsi al cinema dei vari registi con cui collaborava.

Perché da puro e semplice artigiano delle note ha sempre messo la propria incredibile sensibilità e intensità al servizio del film. Sapeva riconoscere il valore psicologico della semantica sinfonica, Morricone, padroneggiando come nessuno la diegetica del suono. In questo modo, aveva intuizioni in grado di rivoluzionare in un colpo solo sia il cinema che la musica.

“Ennio” ha immagini e melodie immortali, di impareggiabile impatto emotivo e che destabilizzano fino al pianto, perché sono parte del costume e parte di noi, del nostro vissuto, ma anche perché di una bellezza totalizzante e

universale, quindi sacra, che arriva dritta all’anima e la vivifica come niente altro al mondo.

Guai a scoraggiarsi per la durata di 150 minuti, sarebbe un errore. Vi accorgerete che sono anche pochi per quel che regalano.

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