Fanny Ardant, l'ultima diva, si racconta al pubblico di Roma

Fascino all'ennesima potenza in sala in occasione dell'Incontro Ravvicinato con l'attrice francese alla Festa del Cinema di Roma.

Dopo essere stata ammirata nel bellissimo film "La Belle Époque", presentato al mattino alla stampa, Fanny Ardant ha fatto il suo ingresso, nel pomeriggio di ieri, nella sala riservata al suo incontro con il pubblico.

In un italiano spigliato, l'attrice ha condiviso aneddoti, suggestioni e opinioni personali sul cinema e sul teatro, dispensando fascino, leggerezza e intelligenza in parti uguali.

«Ho imparato la vostra lingua perché Mastroianni, Gassman e Scola si sforzavano di parlare con me ed io quindi volevo restituire il favore», racconta. «Anche se tra loro in realtà Gassman spiccava per l'ottimo francese. Di lui ricordo l'impazienza, la fragilità e l'umorismo». «Dei set italiani», continua, «ho sempre amato il caos, che invece non c'è in quelli francesi. Il motivo è che trovo ci si concentri molto di più quando dal caos si passa, con la parola "azione", a un silenzio perfetto. A cosa serve, dunque, che ci sia silenzio anche prima?» domanda al pubblico che sorride e annuisce.

Alla vista di una clip tratta da "Callas Forever" di Zeffirelli appare commossa perché si sofferma a constatare come la maggioranza delle persone che ha amato siano morte. Si rasserena subito aggiungendo che però è molto bello poterle ricordare attraverso la visione di scene che sono rimaste intatte. Il suo rapporto con la figura di Maria Callas è stato particolare perché Polanski l'aveva già diretta a teatro nei panni della divina, quando ebbe l'occasione di cimentarsi di nuovo nel personaggio sul set con Franco Zeffirelli, regista di cui ricorda la profonda cultura e l'umorismo irriverente. «Non avevo letto libri sulla Callas ma l'avevo conosciuta attraverso la voce perché, quando ero ragazza, la mia famiglia ricevette in regalo la "Carmen" cantata da lei ed io la imparai a memoria». Aggiunge sognante: «La vita ha più immaginazione di noi. Si dice che si vive una volta sola e invece io la vita della Callas l'ho vissuta addirittura due volte».

Poi stupisce la platea rivelando di non avere solo una passione per l'opera ma anche per la canzone popolare, di cui apprezza il fatto che in tre minuti sia in grado di raccontare un'intera storia. Tra i suoi prediletti ci sono Mina, Tenco, Battisti e Cocciante. «Poi amo anche Dalida e a chi mi fa notare che prediligo artisti in qualche modo esagerati rispondo che è così perché sono esagerata anche io».

Sul grande schermo appare una scena tratta da "La signora della porta accanto" di Truffaut ed è l'occasione per parlare di come lui e Gerard Depardieu, il coprotagonista, si facessero grandi risate subito prima di girare, nonostante la vicenda narrata fosse tanto tragica. Sull'attore rivela: «Il modo di Gerard di guardarti, stringerti la mano, era davvero carnale, un partner in grado di farti dimenticare la presenza della cinepresa. Girare con lui è qualcosa di più perché…» fa una pausa e sussurra, suadente e divertita, «non so perché». «Anche se, quando poi l'ho voluto da regista, lui diceva in giro che quel film, su Stalin, era diretto da Hitler» e scoppia in una sonora risata senza perdere un briciolo d'eleganza. Del cammeo presente in "La grande bellezza" si chiede ancora se la notte in cui fu girato sia stata reale o sognata, mentre delle sue incursioni dietro la macchina da presa tiene a precisare che non siano la conseguenza di un disamore nei confronti della recitazione: il piacere di essere attrice in lei è intatto, è solo che a un certo punto, nei pomeriggi vuoti in attesa di esibirsi a teatro, ha iniziato a scrivere soggetti.

Con lucida intelligenza afferma che per lei non esiste un cinema fatto da donne o da uomini, bensì da esseri umani e aggiunge: «Non considero la carta d'identità. A chi importa il genere e la nazionalità quando una cosa ti cattura?». Col teatro afferma di avere un rapporto di amore-odio, lo considera una malattia cui non sa sottrarsi mentre, circa la sua generosità nel comparire in numerose opere prime, afferma che si tratta di spirito d'avventura. «Non ho mai avuto strategie, perché seguo il principio del piacere e non conta che un film abbia successo o no, se nel girarlo sono stata felice».

Semplicemente divina.