Il fantasy “Love & Monsters” racconta la speranza sopravvissuta all’apocalisse

Target adolescenziale per un titolo che mette insieme mostri, fantascienza, romanticismo e dark humor. Nonostante sia un mix di film già visti, regala un messaggio mai come oggi significativo

Il fantasy “Love & Monsters” racconta la speranza sopravvissuta all’apocalisse

Tra le uscite Netflix Original della settimana c’è Love & Monsters, film pensato per gli adolescenti, ambientato in un mondo post-apocalittico e candidato agli Oscar per gli effetti speciali.

Il regista, il quasi esordiente Michael Matthews, in realtà ha messo insieme in maniera gradevole una sequela di cose già viste in altri titoli dello stesso genere. I casi sono due: o ci si fa caso, cedendo quindi alla nostalgia per vecchie pellicole migliori di questa, oppure non ci si interroga sulla sensazione di familiarità percepita durante la visione e si trascorre un’ora e mezza in compagnia di un road-movie in salsa fantasy. Diciamo solo che il consiglio, dato ad un certo punto del girato, che recita testualmente “non accontentatevi, non dovete farlo, neanche se è la fine del mondo” suona un’involontaria contraddizione date le parche pretese di un film come questo.

L’incipit ci proietta subito con toni pop nel racconto di quanto avvenuto in quello che è un prossimo futuro. Minacciati da un asteroide, gli esseri umani si organizzano per farlo esplodere. Peccato che i detriti chimici frutto di quella scelta ricadano sul pianeta andando a modificare le matrici genetiche di insetti e anfibi, che divengono quindi enormi mostri affamati. Per fuggire a distruzione, caos e morte certa, i sopravvissuti della razza umana si rifugiano in alloggi sotterranei. Sono trascorsi sette anni dal cataclisma, quando la voce narrante ce ne racconta la genesi con la rassegnazione fresca e autoironica di un ragazzo di ventiquattro anni, Joel Dawson (Dylan O’Brien, già star di “Teen Wolf” e “Maze Runner”). Unico membro della sua colonia senza una compagna, il giovane, una volta scoperto che la sua ex fidanzata Aimee (Jessica Henwick) è viva e si trova a 85 miglia da lì, è determinato a rivederla. Malgrado sia ritenuto da tutti un suicidio, essendo lui la persona meno preparata all’impresa, Joel decide lo stesso di attraversare in solitaria il tratto di superficie che lo separa dal grande amore di un tempo. Lo attendono sette giorni di cammino nella natura selvaggia durante i quali farà incontri memorabili.

“Love & Monsters” si mantiene in equilibrio tra leggerezza e azione, del resto si intuisce da subito che il ragazzo non sia sacrificabile, proprio perché protagonista di quello che è il classico viaggio dell’eroe durante il quale non è ammesso arrendersi, si acquista consapevolezza e si diventa una versione migliore di sé. Gli ostacoli, in film come questo, sono occasioni per imparare lezioni e addestrare l’istinto, non reali minacce mortali.

La trama avanza senza particolari approfondimenti e con una leggerezza alla lunga un po’ stucchevole. Gli stessi mostri hanno un character design indovinato ma che non intende generare spavento autentico, quanto farsi ammirare per la fantasiosità.

”Love & Monsters” è stato concepito e scritto prima della pandemia, eppure è proprio grazie a quest’ultima che acquista più significato, affrontando temi come l’isolamento e la necessità di contatto umano, proprio in un periodo in cui hanno tanto peso anche nella vita quotidiana dello spettatore.

In itinere il protagonista acquisisce l’utile iniezione di speranza di cui abbiamo ora tutti bisogno, scopre infatti che vale sempre la pena di uscire dal bunker della paura, che anche i più miti e sensibili possono fronteggiare quanto di mostruoso sbarri loro la strada e che esistono incontri fortuiti in grado di fornirci la conoscenza di cui abbiamo bisogno per rimanere indenni durante il tragitto.

Purtroppo resta inesplorato l’argomento più interessante, ovvero la spinta propulsiva racchiusa nel sogno d’amore, così come l’esistenza di chimere o autoinganni propedeutici al superamento di momenti di stallo. Perché, come si evince dalla narrazione, che un anelito sentimentale sia corrisposto o meno è nel suo potere trasformante che risiede il lieto fine.

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