Il favoloso mondo di Arisa: "All'Ariston mostrerò anche le mie stranezze"

La cantante con un brano di Gigi D'Alessio: "Un invito per tutti a lasciare rapporti tossici"

Nel favoloso mondo di Arisa si può trovare quasi tutto: il talento, l'ispirazione, l'anticonformismo, l'imprevedibilità. «Sto benissimo», squilla la sua voce mentre si siede su di un gigantesco divano. Arriva al Festival di Sanremo per la sesta volta, ne ha vinti due (da esordiente con Sincerità e poi tra i Campioni con Controvento) e ora si presenta con un brano cucito apposta sulle sue tonalità: Potevi fare di più, che si può definire un pezzone.

Glielo ha scritto Gigi D'Alessio e racconta un amore esausto, di quelli paludosi e malsani, dai quali è difficile uscire ma pure restarci dentro. «Gli amori tossici nella vita ci arrivano, ma se non ci uccidono ci fortificano», spiega lei dedicandolo a chiunque, non solo donne, ci rimanga impegolato come se fosse una rete di profondità, invisibile ma asfissiante. «Se sentiamo che c'è una situazione che non ci rende felici, dobbiamo prenderci la responsabilità del nostro disagio affinché le cose cambino in meglio». Più facile a dirsi che a farsi. «Come dice Tiziano Ferro, l'amore è una cosa semplice. E il tempo per essere felici è poco. Soltanto se impariamo ad amarci possiamo riconoscere l'amore degli altri, senza scambiare lucciole per falene».

Il bello di Arisa, che sul palco è sempre meno personaggio e sempre più semplicemente Rosalba Pippa 38enne di Pignola, provincia di Potenza, è che piazza proverbi e detti popolari a bruciapelo nei suoi discorsi, aggiungendo un tocco di folclore al suo modo di essere glamourous ma anche ombroso, immediato ma pure riservato. «Dobbiamo fare del bene a noi stessi, il potere delle donne è dato dall'istinto materno, che è un istinto di bontà che si rivolge anche verso noi stesse e che ci salva. Ma l'amore per sé non deve sfociare nel narcisismo».

Non a caso si è avvicinata artisticamente a Gigi D'Alessio, un altro artista empatico che le ha vestito addosso le parole di Potevi fare di più. «Quando chiedo una canzone, dico sempre di non pensare a me. Così, quando l'ascolto, capisco se posso farla mia». E questa è senza dubbio sua, sia per la profondità sofferta di certi versi che per il colore vocale che certe parole obbligano a usare. «Ho conosciuto Gigi una decina di anni fa, ci siamo mantenuti in contatto perché è una persona speciale e molto generosa. «Con questo brano mi ha avvicinato alla mia terra, la Basilicata, che è molto più vicina a Napoli di quanto si pensi. Oltretutto, nel corso del lockdown ho scritto canzoni, anche in napoletano. Mi piacerebbe portarle fuori dal nostro paese, l'Italia ha molto da dare e da dire all'estero».

E anche Arisa dà l'impressione di avere molto di più da offrire artisticamente di quanto abbia fatto finora.

Da quando è apparsa con Sincerità - era il suo primo Festival nel 2009 - ha cambiato pelle, stile e attitudine tante volte, spesso spiazzando tutti. Ha fatto televisione e cinema, ha cocondotto persino Sanremo, si è travestita da barboncino al Cantante Mascherato di Milly Carlucci e ha squassato i social con prese di posizione o con foto che sono diventate oggetto di discussione, magari di indignazione, e sono diventati detonatori di cambiamento. Ad esempio quella in cui si mostrava in costume senza trucchi e filtri, giusto per come era con le imperfezioni che a tutti fa comodo eliminare con artifici vari. Una sorta di presa in giro del bodyshaming, altro crocevia dei nostri discorsi di questa epoca pensierosa. Adesso sta per portare questo candore rivoluzionario di nuovo sul palco dell'Ariston nell'edizione più strana di sempre: «Il Festival c'è da 71 anni e se togliamo pure quello...», dice riferendosi a chi tifava per il rinvio a tempi più sicuri. «E, se devo dirla tutta, ho proprio voglia di mostrarmi per quello che sono, anche con le mie stranezze». Saranno look imprevedibili, tagli di capelli, magari vestiti o semplicemente frasi e slogan inventati sul momento, d'istinto. «Poi ovviamente sono felice di tornare a cantare».

Il canto, la sua ragion d'essere. «Io canterei ovunque, è il mio modo di raccontarmi. Posso fare a meno di tutto tranne che di me e, quando sarò una nonnina, canterò la mia storia ai miei nipoti: per me cantare è raccontare dei capitoli della propria vita, i ricordi e i momenti importanti, e anche un modo per esorcizzarli».

Tra l'altro arriverà a Sanremo sdoppiandosi da Amici dove è insegnante nella scuola più famosa d'Italia: «Mi sto dedicando molto ad Amici e a questa passione per i ragazzi, sono contenta di stare vicina a Maria. Diciamo che lì mi sento parte di una squadra e per me è importante, visto che ho quasi sempre giocato da sola». Stavolta gioca in coppia, perché Gigi D'Alessio non è solo l'autore del brano ma un punto di rifermento del disco che uscirà in tarda primavera. E lo farà da vincente comunque vada, uscendo per qualche giorno dal suo favoloso mondo per far sentire una voce come ce ne sono poche altre. Pochissime.

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