Il film del weekend: "La ragazza del treno"

Un thriller al femminile di media qualità, godibile soprattutto se non si è letto il libro da cui è tratto. Ottime le performance delle attrici

Il film del weekend: "La ragazza del treno"

Arriva nelle sale l'atteso adattamento del best-seller "La Ragazza del Treno" di Paula Hawkins, quindici milioni di copie vendute nel mondo. Il film firmato da Tate Taylor è una delle trasposizioni cinematografiche di un libro più fedeli e puntuali che siano state fatte negli ultimi anni: si presenta come una riduzione dell'omonimo romanzo e ne rispetta gli intenti. Fatta eccezione per l'ambientazione, spostata dai sobborghi londinesi alla periferia americana del New England, le modifiche sono davvero esigue. Anche narrativamente si mantiene la struttura complessa nata sulla carta, fatta di salti temporali e cambi di punti di vista. Nell'insieme, questo thriller dalle sfumature melodrammatiche è godibile anche se non diventa mai avvincente. Naturalmente, chi non ha letto il libro avrà modo di divertirsi molto di più rispetto a chi già conosce i segreti dei personaggi e la presenza di eventuali colpi di scena.

La protagonista, quella indicata dal titolo, è Rachel (Emily Blunt), una trentenne che non si è mai ripresa dal proprio divorzio e ha problemi di alcolismo. Ogni giorno va a New York in treno, fingendo di recarsi a lavoro, in modo che la sua coinquilina non scopra che è stata licenziata da mesi. Nel tragitto, passa davanti alla villetta in cui un tempo viveva con Tom (Justin Theroux), il suo ex marito, che ora la divide con la nuova compagna, Anna (Rebecca Ferguson), dalla quale ha avuto una bambina. Per distrarsi da quella vista dolorosa, focalizza ogni volta la sua attenzione su un'abitazione vicina, dove osserva la vita di una coppia che nel suo immaginario è felice e perfetta, quella composta da Megan (Haley Bennett) e Scott (Luke Evans). Un giorno però, dal finestrino del treno, scorge la donna tradire il compagno e ne rimane profondamente scossa e ferita. Rachel, la mattina seguente si sveglia contusa e insanguinata, senza ricordare nulla di cosa le sia accaduto perché l'alcool le provoca amnesie sempre più frequenti. Resterà implicata nelle indagini sulla scomparsa di Megan, che è avvenuta proprio in quelle ore.
Quanto è nascosto dai personaggi viene svelato con lentezza. Si tratta di individui imbevuti di menzogne, dubbi e desideri impossibili. Il maschile è declinato come violento, mentre il femminile nei differenti tormenti che legano tre donne al concetto di maternità.

Nella danza dei destini incrociati, il film rivela quanto l'apparenza inganni e la psicosi trovi il suo habitat ovunque, spesso dietro una parvenza di normalità. In un'atmosfera torbida ma che non rinuncia a essere patinata, sono messi in scena abusi fisici ed emotivi, malinconie, dipendenze e infedeltà. Le performance attoriali sono considerevoli, soprattutto quelle femminili, magnetiche e convincenti. La prova più impegnativa resta quella sostenuta da Emily Blunt, intensa come non mai nel dare vita a una donna in pieno vortice di autodistruzione: la sua Rachel è alla deriva, in perenne angoscia e frequente stato confusionale, preda di fantasmi personali e mentitrice seriale. La pellicola privilegia l'indagine psicologica in una mente annebbiata dall'alcool e dal dolore, piuttosto che la costruzione di una tensione degna di questo nome e l'interesse per la vicenda rimane, quindi, sempre un po' tiepido, in quanto il racconto non conosce mordente né pathos.

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