Franca Valeri, un "David" a cento anni L’attrice simbolo che fu criticata dalle femministe

Uno «speciale» Donatello per l’attrice che il 31 luglio compirà un secolo di vita.

Franca Valeri, un "David" a cento anni L’attrice simbolo che fu criticata dalle femministe

Ovvio che finalmente toccasse a lei. Il David di Donatello alla carriera dopodomani sarà consegnato a Franca Valeri, praticamente centenaria, attrice di se stessa per oltre settant’anni, autentica perla rara del nostro spettacolo. Lo ha annunciato ieri Piera Detassis presidente dei premi che sono gli Oscar del cinema italiano. Ed è difficile immaginare qualcuna che si meriti questa statuetta più di Franca Maria Norsa, detta Franca Valeri in onore di Paul Valery, nata a Milano il 31 luglio 1920 ma mai soltanto milanese perché ha recitato in tutti i dialetti, dal romano della Sora Cecioni, quella che stava sempre al telefono con mammà, al torinese dell’«ex fidanzata di Gianni Agnelli» che, tra un piemontesissimo «né» e l’altro, coniò la copiatissima battuta: «Loro si chiamano Agnelli ma poi l’animale è un altro...». Ma c’è una scena che la riassume perfettamente ancora oggi, lei malandata ma lucida, ferocemente lucida come ogni vero attore brillante riesce a essere fino alla fine. È quando spunta alle spalle di Alberto Sordi nel Vedovo di Dino Risi e sibila un meraviglioso «cosa fai cretinetti, parli da solo?». Sono trascorsi 61 anni ma quel cretinetti rimbomba ancora.

Franca Valeri è stata la prima delle femministe e, non a caso, è stata ferocemente contestata dalle femministe. I suoi personaggi, in tv al cinema in teatro, erano parodie surreali di donne. Erano, e sono, esasperazioni di tratti femminili che solo una donna colta avrebbe potuto cogliere. «Le femministe mi contestano? - disse lei una volta in tv - Forse non si rendono conto che una donna che prende in giro le donne è la miglior femminista». Basterebbe questa frase, pronunciata tra gli anni 70 e 80 in pieno femminismo talebano, a regalare l’eternità a un’attrice. Ma non c’è solo questo, figurarsi. Franca Valeri è la negazione del luogo comune. Dopo l’esordio a teatro nel 1947 come Lea Lebowitz, ebrea innamorata del rabbino, lei, che è di origini ebraiche, si è confermata decennio dopo decennio la picconatrice della femminilità spuria, posticcia, imposta dal manierismo borghese. Quando provò a passare il provino all’Accademia Nazionale d’Arte, che era frequentata da futuri giganti come Nino Manfredi, recitò alcuni sketch ma fu respinta con perdite. Di più. L’allora direttore Silvio D’Amico suggellò la bocciatura con un «certo il fisico lascia a desiderare» che oggi scatenerebbe anche il più pacato degli haters. Forse il suo essere minuta e il non avere «un naso piccolo ma un signor naso» l’hanno aiutata a distinguersi dal cliché «maggiorata» regalandole un orizzonte artistico pressoché infinito. Di fianco a Totò era un tipo di caratterista. Con Alberto Sordi un’altra. In tv con la regia di Antonello Falqui è stata il punto di rottura tra la vamp e il presentatore. E su questa medietà tra le gemelle Kessler e il modello Alberto Lupo ha costruito i suoi cento personaggi in cerca d’autore che ancora oggi spuntano qui e là al cinema o in tv. Sandra Mondaini, per esempio, le doveva molto. E Luciana Littizzetto pure, non a caso la volle sul palco dell’Ariston al Sanremo di Fazio del 2014 dopo aver scritto insieme il libro L’educazione delle fanciulle.

A proposito di libri, ce n’è uno che rende bene la Franca Valeri che ancora oggi, pedinata da morbo di Parkison, si fa vedere in teatro o in televisione: «Bugiarda? No, reticente». In quasi settant’anni di spettacolo, proprio adesso alla vigilia del David alla carriera, conferma di essere stata reticente per educazione ma sincera per vocazione. Ha sempre detto tutto quello che voleva, anche quando nessuno voleva o tutti speravano stesse zitta. Ed è ancora adesso l’inossidabile «Signorina Snob» perché le signorine snob ci sono ancora e sono identiche a quando le ha immaginate al Liceo Parini di Milano con le sue compagne di classe prima ancora che iniziasse la Seconda Guerra Mondiale. Fanno i selfie e mettono cuoricini, ma hanno gli stessi tic, le stesse pose, le stesse banalità di allora: «La signorina esisterà sempre - diceva lei in un programma tv di decenni fa - perché certe ubbie degli snob cambiano, ma il concetto rimane lo stesso». Parola di una signora attrice che da settant’anni dà del cretinetti a tutti i luoghi comuni e difatti prende il David alla carriera quando sta per compiere cento anni. Più alternativa di così.

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