Tra Francia e Iran un intreccio amoroso con i ritmi del giallo

Appassiona Le Passé del premio Oscar Farhadi che racconta uomini persi e donne di grande forza

Tra Francia e Iran un intreccio amoroso con i ritmi del giallo

«Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinte senza posa verso il passato». Le ultime righe del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald potrebbero essere la legittima conclusione di Le Passé, il film di Asghar Farhadi, regista vincitore quest'anno dell'Oscar per la migliore pellicola straniera, con Una separazione.
C'è una donna, Marie, già sposata, poi separata, e che ora vorrebbe divorziare per unirsi al suo nuovo compagno, Samir, da cui aspetta un figlio. Samir però non può sposarla, perché sua moglie è in coma, dopo un tentato suicidio, frutto di una depressione su cui egli si interroga, ma senza il coraggio di ammettere che potrebbe essere per colpa sua, l'aver saputo che lui, comunque, aveva un'altra, Marie, appunto. C'è Ahmad, l'uomo da cui Marie vuole divorziare, e che quattro anni prima l'ha lasciata per tornarsene in quell'Iran da cui proveniva. Era arrivato a Parigi pieno di speranze, e invece non ha saputo trovare il suo ubi consistam. Amava Marie, ma il suo sentirsi inutile è stato più forte di quell'amore... E poi ci sono i figli, due femmine che Marie ha avuto prima e dopo quell'unico matrimonio, il maschio che Samir ha avuto dal proprio e che ora è turbato da quella madre che giace intubata in un letto d'ospedale, e dalla nuova compagna che non sa bene con lui come comportarsi...
Anche Samir è iraniano, ma dal tempo dello Scià, della sua caduta, del komeinismo, della guerra con l'Iraq, dell'emigrazione, troppa acqua è passata sotto i ponti perché quest'ultima abbia un elemento politico-ideologico in cui identificarsi. In realtà, c'è chi è restato in Francia, chi è tornato in patria, chi ha continuato a fare la spola dall'una all'altra sponda, una questione di radici, più che di scelte e rifiuti motivati, un desiderio di non tagliare definitivamente i legami. Anche qui, il passato funziona da catalizzatore, ma si continua sempre e comunque a remare sognando un orizzonte diverso.
Interpretato magistralmente da Bérénice Bejo, Le Passé racconta la determinazione femminile che come una corazza cinge chi è decisa, sempre e comunque, a non darsi per vinta, a non cedere al destino, al caso, alla necessità... Lì dove i maschi sono più passivi, più portati a colpevolizzarsi, che è poi uno dei tanti modi per assolversi, lei si sente in credito con la vita, ha ancora diritto, pensa, di dirigerla dove ritiene sia giusto andare. Non ascolta, non riflette, non vuole compromessi. E però il suo volontarismo cozza con un volontarismo eguale e contrario ed egualmente femminile, quello della figlia più grande, Lucie, che di un ipotetico, nuovo matrimonio non vuole sentir parlare, che nei confronti di Samir nutre un odio frutto anche di un senso di colpa.
Costruito come se fosse un giallo, Le Passé svela a ogni cambio di scena qualche particolare rimasto nascosto, una sorta di puzzle psicologico che solo nel suo essere rimesso insieme può dare il senso compiuto della storia, il giusto e lo sbagliato, i premi e le punizioni, le speranze e le delusioni. Crediamo di sapere tutto di noi, della nostra storia, di ciò che siamo stati e invece ci si ritrova a confrontarsi con dei perfetti sconosciuti: non abbiamo mai voluto sapere veramente che cosa il nostro passato ci raccontasse a dispetto di ciò che poi siamo divenuti. E appare difficile immaginarsi che cosa potremmo essere un domani.
«C'è una tendenza a credere che il futuro sia incerto perché sconosciuto - dice Farhadi -. In realtà, è il nostro passato a essere opaco, e la modernità, le foto, le e-mail, etcetera, lo ha opacizzato ancora di più, lo ha reso ancora più oscuro. È un ulteriore paradosso dell'epoca in cui viviamo. Cerchiamo di andare avanti ignorando ciò che è stato e quindi condannandoci a una doppia cecità».
Quarantenne, un mito nel suo Paese, Bergman, Rossellini e De Sica fra i suoi maestri riconosciuti, l'iraniano Farhadi ha girato Le Passé in Francia, francesi anche produttore e distributore. A fianco della Bejo, Tahar Rahim, la rivelazione di Un profeta di Jacques Audiard, è Samir; Ali Mosaffa, attore e regista connazionale di Farhadi, è Ahmad, l'ex marito. «Non avevo mai interpretato prima d'ora un personaggio così usurato dalla vita - dice la Bejo -. Difficilmente mi capiterà in futuro una cosa simile. Se da un lato questo mi rassicura, quanto al peso di ruoli simili, dall'altro un po' mi preoccupa: stimoli così fanno bene al mio mestiere».

Caricamento...

Commenti

Caricamento...