Cultura e Spettacoli

Friedkin, il regista dell'"Esorcista" filma gli indemoniati salvati da padre Amorth

Sconvolgente documentario del maestro dell'horror a 45 anni dal suo capolavoro

Friedkin, il regista dell'"Esorcista" filma gli indemoniati salvati da padre Amorth

Dal nostro inviato a Venezia

E venne il giorno del demonio. Nella Serenissima Venezia, poche centinaia di metri dalla parrocchia di Sant'Antonio, al Lido, si è materializzato il lato diabolico del cinema. Sala Giardino. Sedetevi comodi sulle poltroncine rosso vermiglio: sgombrate la mente dai preconcetti e lo spirito dalle incertezze. La Mostra d'arte cinematografica proietta titoli di testa, voce off: Pater noster, qui es in cælis... - The Devil and Father Amorth, inquietante documentario fuori concorso di William Friedkin, regista di culto a-cattolico dell'impressionante L'esorcista, anno di scarsissima grazia 1973. In sala, strapiena, ci sono cinefili, amanti dell'horrorifico, credenti dubbiosi, scientisti scettici, curiosi, e persino la coppia Palombelli-Rutelli. Repelle Domine...

Recitiamolo subito. Il film, 68 minuti, è per anime forti. Attorno c'è una tecnica documentaristica impeccabile ma tradizionale, colonna sonora (di rito) di Christopher Rouse, e interviste a religiosi e neurologi. Può annoiare, è vero. Ma al centro (ecco la parte di Bene di un'opera sul Male) ci sono 15 minuti di filmato - piccola videocamera a mano e inquadratura fissa - di un esorcismo di padre Amorth (morto proprio un anno fa) su una donna italiana di 30 anni, cui ha assistito, a Roma, senza troupe, nell'aprile del 2016, un disorientato William Friedkin. La posseduta, calmissima fino a un amen prima, improvvisamente si trasforma, fisicamente e mentalmente, reagisce con forza, cambia voce, digrigna i denti, urla parole suggerite da qualcun altro: «Siamo legioni qui dentro!». Una sequenza lunghissima, dalla quale anche lo spettatore esce spossato. Lo stesso regista, alla fine, ammette: «Questo è un vero esorcismo, differente da tutti i film. Sono rimasto sconvolto».

Prima di girare The Exorcist William Friedkin, per sua stessa ammissione, non aveva mai assistito a un rito del genere, e non ne sapeva nulla. Come non ne sapeva nulla William Peter Blatty, l'autore del romanzo, morto il gennaio scorso (al quale il film è dedicato). A tutti gli effetti L'esorcista è un'opera di fantasia. Ma qui le cose si fanno serie (per chi ci crede, e inspiegabili per chi no). Quasi 45 anni dopo il suo capolavoro, Friedkin entra in contatto lui dice attraverso la Provvidenza con padre Amorth, «l'esorcista del Vaticano». Lo incontra. Ottiene il permesso per assistere a un esorcismo, e lo filma. The Devil and Father Amorth ne è la testimonianza.

L'esorcista, secondo i migliori dizionari del cinema, è uno dei film più terrificanti di tutti i tempi. L'appendice di oggi per qualcuno è fredda, non convince, lascia perplessi (una eminente critica cinematografica mi dice che lei non crede a nulla, se non nel romanzo, e quindi ha sbadigliato tutto il tempo...). Per altri, addirittura, visto che il diavolo è il maestro dei tranelli, sostiene - attraverso quello strumento diabolico che sono i social che è tutto un fake, un finto documentario, e che il regista (o il Maligno?) ha voluto prendersi gioco di noi... Quello che rimane, nell'ultima inquadratura, è un (vero) padre Amorth, 91 anni, a due mesi dalla morte, che, con una pernacchia in camera, fa uno sberleffo al suo Nemico. Che in ebraico si side Satan. «Appena arrivo lassù rise padre Amorth poco prima di morire lo prendo a bastonate». E un'altra volta disse: «Io paura di Satana? È lui che deve avere paura di me: io opero in nome del Signore del mondo. E lui è solo la scimmia di Dio».

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