"Un giorno, altrove" torna Roncoroni

La malattia, l'amore e la vita di ogni giorno narrate con ironia

È un intellettuale che vive in solitudine tra Cernobbio e Moltrasio, sul lago di Como, dopo che il «telecomando della sua vita» di successo gli è stato bruscamente sottratto da una grave malattia, il protagonista di Un giorno, altrove, il romanzo di Federico Roncoroni che, dopo sette anni dalla prima edizione Mondadori (pagg. 400, euro 13), torna negli Oscar con tutti i presupposti per riconfermarsi un bookseller. Amatissimo dai lettori, è un romanzo «altrove», che racconta la vita attraverso lo sguardo di un uomo che si è sempre guardato allo specchio senza mai averlo davanti. Roncoroni - già autore della grammatica italiana più venduta al mondo, de Il grande libro degli aforismi che negli anni '80 fece riscoprire il gusto delle frasi brevi e fulminanti e oggi arrivato alla 28esima edizione - non è alla prima narrativa, ma in questo romanzo lungo conferma di essere non uno degli scrittori ma lo scrittore italiano che manca per coniugare introspezione e affabulazione letteraria. Lezione forse appresa dal suo maestro Piero Chiara - del quale Roncoroni è stato allievo e amico e oggi erede universale di tutti gli inediti - ma anche dalle letture più amate: come Casanova (del quale, insieme a Chiara, ha curato il Meridiano Mondadori) e D'Annunzio (del quale, sempre insieme a Piero Chiara, ha scritto la biografia).

Il suo vantaggio è di non essere un epigone, ma autonoma penna libera che in Un giorno, altrove affronta a faccia aperta la malattia: il suo è un corpo a corpo non solo con se stesso ma soprattutto con il corpo della scrittura, altrove in disfacimento o se va bene in disfunzione erettile. Leggendo pagina dopo pagina veniamo divorati da un senso di inadeguatezza al mondo così come crediamo di viverlo, con una ironia tipica di chi ha vissuto la vita come un susseguirsi di mesi per poi accorgersi che la notte, quella qui, adesso, altrove, può essere lunga e faticosa. Ritrovando un amore perduto, Isabella, c'è anche tutto il romanticismo di Roncoroni che si disvela al lettore in tutta la sua «umana fragilità», il passato come rifugio vissuto come «ipotesi di vita per andare avanti».

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