Giuseppe Sgarbi, cronistoria di 60 anni d'amore A futura memoria

Luca Doninelli

Ci vorrebbero non poche righe ma pagine e pagine per dar ragione di un mondo che noi non conosciamo più, di sentimenti che nel giro di un paio di generazioni si sono fatti incomprensibili. Leggete Lei mi parla ancora di Giuseppe Sgarbi (Skira, pagg. 120, euro 14). Giuseppe è il papà di Elisabetta e Vittorio, due persone a me care. Ma non è per questo che ve lo consiglio. Ve lo consiglio per la storia, per il romanzo che adombra, al quale anche Elisabetta e Vittorio appartengono e della cui profondità sono anch'essi in parte inconsapevoli perché di quel romanzo sono due personaggi. Perché Elisabetta e Vittorio non nascono dall'ideologia - comune origine di politici e intellettuali - ma da una storia che il loro papà, passati i novant'anni, ha sentito il bisogno di raccontare. Una storia in cui il Tempo è l'inatteso protagonista.

I racconti e le riflessioni che compongono Lei mi parla ancora, dedicato alla signora Rina Cavallini, la moglie di Giuseppe mancata proprio un anno fa - il 3 novembre 2015-, ruotano intorno a un'esperienza del Tempo e dell'Amore che pochi, oggi, possono comprendere. Qui non siamo più nel terreno delle fin troppo menzionate intermittenze del cuore, qui il Discorso Amoroso non si compone di frammenti: qui si tratta di una storia d'amore durata sessant'anni. Io ho festeggiato quest'anno i trenta di matrimonio e forse qualcosa so. Ci vuole fortuna, e poi ci vuole tanta fiducia, e poi è il Tempo che costruisce un edificio di cui noi povere persone eravamo - siamo - del tutto incapaci.

Ha ragione Giuseppe a volersi sbarazzare delle memorie inutili, mentre ciò che conta davvero rimane, e non appartiene al passato. La memoria crea, non riproduce ma piuttosto produce, così il Tempo può rivelare quello che, tanti anni fa, era nascosto. Se penso ai giorni del fidanzamento, poi a quello del matrimonio, al viaggio di nozze, all'arrivo dei figli, riesco a leggervi qualcosa che solo gli anni mi hanno saputo mostrare. Una vita insieme! Cosa significa la parola «amore» per Giuseppe Sgarbi dopo una vita d'amore! Forse nemmeno i suoi figli lo sanno, anche se ne fanno parte. Che romanzo!

Giuseppe non nega che questo amore abbia sorpreso anche lui, che in famiglia non aveva avuto buoni esempi, e aveva avuto altri amori (tre) prima di questo. Racconta tutto, e racconta di come, una volta trovata Rina, abbia avuto la forza di mandare all'aria la sua vita passata. La bellezza del racconto di Giuseppe Sgarbi - straziante ma nitidissimo, soprattutto nella parte iniziale - sta in questo: rievocando il passato, lo scrittore ci trasmette tutta la forza di una passione per il futuro. Non c'è nostalgia, in queste pagine, ma solo la celebrazione dell'Amore, il cui merito è tutto della persona amata, mentre a sé l'autore ascrive solo quello di aver accettato questa novità sconvolgente, che conteneva un progetto di vita mai immaginato. Alla fine non ci sono rimpianti, c'è solo la coscienza lucida di un uomo che, perduto questo amore, sa che per lui non ci saranno altri progetti. È un'ammissione virile e serena.

Talvolta ho la sensazione che il nostro tempo abbia paura dell'amore. Lo diceva un famoso psicoanalista: non hanno paura del male, ma del bene. Ed è proprio così. Leggete questo libro per cominciare a capire cosa significa amare una persona nel solo modo veramente umano, che è quello di amarla per sempre.

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