Guareschi non voleva Cervi e Fernandel

Ad oltre sessant'anni dal loro debutto Don Camillo e Peppone, il prete e il comunista, godono ancora di un successo straordinario. Ma quello che non tutti sanno, forse, è che Giovannino Guareschi non amava Gino Cervi e Fernandel che hanno senza ombra di dubbio decretato il successo dei suoi racconti. Al punto che i figli dell'autore, Alberto e Carlotta, d'accordo con l'editore ReNoir comics che lo scorso anno ha pubblicato Don Camillo a fumetti, hanno scelto di non ispirarsi ai volti dei due attori.A rivelarlo è Tatti Sanguineti, il critico e autore che apre e chiude la rassegna di Retequattro «C'era una volta Don Camillo» - che domani propone il film Il ritorno di Don Camillo - svelando sotto una luce inedita le popolari pellicole. «L'editore - aggiunge Sanguineti - d'accordo con Alberto e Carlotta Guareschi ha deciso di seguire un altro criterio, originale e curioso. Sia don Camillo sia Peppone, infatti, hanno il volto di Guareschi. Il prete ha quello del giovane Guareschi, il sindaco quello del Guareschi con i baffoni alla Stalin. In fondo è una scelta che rispetta le intenzioni del “padre” dei due personaggi, il quale diceva che don Camillo e Peppone non erano altro che due parti di sé». «Guareschi, come la maggior parte dei figli dei poveri, conservò ogni carta - continua il critico - e ancora oggi a 60 anni dagli incassi planetari del primo film, Albertino e Carlotta ristampano con un orgoglio quasi autolesionista le lettere del padre al suo editore, in cui Giovannino sopporta Cervi e aborre Fernandel». Inoltre, ricorda Sanguineti, «anche nei film i volti dei due protagonisti dovevano essere diversi. In origine, infatti, Peppone avrebbe dovuto essere interpretato proprio da Giovannino Guareschi, mentre Gino Cervi doveva fare don Camillo. Ma dopo aver fatto girare per una ventina di volte una scena a Guareschi, il regista francese Julien Duvivier e lo stesso scrittore si convinsero che non era possibile».