"Ho sbagliato". Le scuse di Spike Lee dopo la difesa di Allen

Spike Lee si scusa con le vittime di molestie e violenza sessuale, dopo aver difeso il collega Woody Allen: ecco che cosa sta accadendo nel mondo del cinema statunitense

Spike Lee si rimangia tutto. E si scusa con le vittime di violenza sessuale.

Il dietrofront del regista afroamericano arriva a poche ore dalle sue dichiarazioni di endorsement a Woody Allen. Gli Stati Uniti stanno vivendo un periodo di fermento con il movimento Black Lives Matter e il dibattito per alcuni si sta espandendo ad alcune tematiche, come quelle che hanno interessato ad ampio raggio il movimento #MeToo. È in questo clima che Spike Lee ha detto la sua, salvo poi rimangiarsela.

Come riporta il Guardian, durante un’intervista a una radio di New York, Spike Lee ha definito Allen “un grande, grande regista”. E si è scagliato contro la cultura della cancellazione, la damnatio memoriae del #MeToo che ha coinvolto vari giganti del mondo dello spettacolo, tra cui l’attore premio Oscar Kevin Spacey.

Questa cosa della cancellazione - ha commentato Spike Lee - non coinvolge solo Woody. E penso che quando la ricorderemo, capiremo che, a meno di ucciderlo, non si possa cancellare qualcuno come se non fosse mai esistito. Woody è un mio amico. So cosa sta affrontando in questo momento”.

Spike Lee si riferiva al fatto che, a seguito del movimento #MeToo, il collega newyorkese sia tornato al centro della bufera in relazione alle accuse della figlia Dylan Farrow di presunte violenze sessuali. Queste accuse furono peraltro oggetto di una causa negli anni ’90, causa che si concluse con la caduta delle accuse contro Allen, benché i suoi atteggiamenti nei confronti della figlia adottiva fossero considerati dalla corte “scandalosamente inappropriati”. Ancora oggi Dylan tuttavia dà addosso il patrigno, nonostante il fratello Moses invece lo difenda.

Le mie parole erano errate - ha scritto Spike Lee nel suo dietrofront su Twitter - Non tollero e non tollererò molestie, aggressioni o violenza sessuale. Tale trattamento provoca danni reali che non possono essere minimizzati”.

Anche Woody Allen è tornato a parlare della questione di recente, nella sua autobiografia “A proposito di niente”. Nel volume, il regista esprime il proprio rammarico per il voltafaccia di alcuni attori che hanno lavorato con lui all’indomani della nascita del movimento #MeToo. A finire sotto la lente di ingrandimento è stato in particolare Timothée Chalamet, colpevole secondo Allen di aver assecondato un’onda giustizialista nei suoi confronti in modo da avere più chance di vincere un Oscar.

Segui già la nuova pagina di gossip de ilGiornale.it?

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti

dredd

Lun, 15/06/2020 - 11:43

Mi raccomando, non usate "supporto" o "sostegno", ma sempre e solo "endorsement" che fa molto americano. Che pena.

frabelli1

Lun, 15/06/2020 - 17:44

Perché gli americani neri degli Usa si chiamano afroamericani anche se sono da diverse generazioni nati lì? Allora chiamiamoli tutti afro, così non ci sarà più distinzione, afroitaliani, afroinglesi, afrotedeschi. Qui ci sarebbero maggiori ragioni per farlo, vito che i neri qui prima non si erano mai visti.

Abit

Mar, 16/06/2020 - 16:00

Spike Lee sbaglia sovente