Kristen Stewart alle prese con mostri marini nel film "Underwater"

Un ibrido tra thriller e sci-fi che ammicca a vari film e si riduce, nel complesso, a un dimenticabile popcorn-movie.

"Underwater" di William Eubank è un film chiaramente derivativo, nel senso che pesca a piene mani da altri titoli, in particolare da "Alien" di Ridley Scott e "The Abyss" di James Cameron. Costato 80 milioni di dollari, è una contaminazione tra horror-thriller e fantascienza che mantiene sempre un'involontaria patina da B-movie, nonostante il budget, le esagerazioni e le ambizioni siano da blockbuster.

Il film racconta di alcuni ricercatori ingaggiati da una società di perforazione mineraria, che vivono ormai da mesi in una base sul fondo dell’oceano. Tra loro c'è Norah Price (Kristen Stewart), giovane ingegnere che, a seguito di quello che sembra un catastrofico terremoto, si ritrova assieme a pochissimi sopravvissuti: il Capitano Lucien (Vincent Cassel) e altri quattro membri dell’equipaggio. L'intero impianto è collassato e la sola speranza di fuggire a morte certa è raggiungere alcune capsule di salvataggio che però si trovano piuttosto distanti. A peggiorare le cose durante il cammino, la scoperta che una specie marina sconosciuta e mostruosa stia scrutando nell'oscurità i superstiti.

"Underwater" punta tutto sulla confezione e sul sound design, mentre resta essenziale nella trama e nei dialoghi. Propone pigramente tutta una serie di cliché e, malgrado alcuni riferimenti al fatto che quanto di spaventoso avviene nel film sia conseguenza della violenta trivellazione dei fondali marini, la questione ecologica non è approfondita. L'angoscia resta sempre ancorata all'hic et nunc, perché il più impellente interrogativo dei personaggi riguarda cosa si nasconda in un buio che già da solo richiama paure ataviche. La visuale è molto confusa anche per lo spettatore, in questo modo la presenza di creature di cui sono chiare le intenzioni ostili ma, per due terzi del film, non la fisicità, diventa ancora più minacciosa. Nel costoso calderone confluiscono contaminazioni lovecraftiane, déjà vu, jumpscare e una certa superficialità che sconfina nel trash. I personaggi hanno caratterizzazioni evanescenti, si somigliano tutti essendo quasi per l'intero film dentro a delle tute-scafandro e, infine, quelli che per sceneggiatura vanno incontro a un destino fatale non fanno in tempo a diventare interessanti. Tra loro spicca, per lo humor fuori contesto, un ragazzo che gira con un peluche e sfoggia battute dozzinali atte a smorzare la tensione connaturata al dramma: la sua uscita di scena è un sollievo.

Il regista sottoutilizza il divo Cassel ma pare interessato a proporre l'androgina Kristen Stewart come una nuova versione di Ripley, l'iconico personaggio che fu di Sigourney Weaver in "Alien". I primi piani sul bel volto dell'attrice non si contano e, a più riprese, ne viene sottolineato il fisico scultoreo in slip e reggiseno. I fan ringrazieranno.

Tutto il cast fa quel che può e la Stewart, capelli cortissimi e ossigenati per l'occasione, è sempre carismatica, ma il problema è che lo script lascia decisamente a desiderare.

"Underwater" è un survival movie dalla durata contenuta (100 minuti), poco innovativo e destinato agli amanti del genere che si accontentino di un agglomerato di citazioni e sorvolino su mancanza di realismo e buchi di sceneggiatura.

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