Ksenia, la più ricercata ma col veto di spogliarsi

Ksenia, la più ricercata ma col veto di spogliarsi

Venezia Madrina della Mostra nel 2008, Coppa Volpi nel 2009. Non può lamentarsi Ksenija Aleksandrovna Rappoport, più semplicemente Ksenia, la russa più amata dal cinema italiano. Viene da San Pietroburgo, già Leningrado, quest’attrice 35enne con buoni studi d’accademia e una solida gavetta teatrale (Sofocle, Goldoni, Cechov). Giuseppe Tornatore la pescò miracolosamente dal mazzo per La sconosciuta, nel 2006, e da allora non s’è più fermata. All’inizio non parlava una parola d’italiano, ma imparò alla svelta, o finse, bluffando alla grande e mandando a memoria le battute del copione da recitare in presa diretta, magari senza comprenderne appieno il senso. Eppure che naturalezza davanti alla cinepresa.
Nel giro di tre anni, Ksenia è diventata una presenza assidua, una star. Prima L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi, poi l’episodio di Italians con Verdone, infine questo La doppia ora di Giuseppe Capotondi. Slanciata, gambe perfette e corpo sinuoso, l’attrice è anche mutevole: l’abbiamo vista bionda, rossa, castana, coi capelli ricci o lisciati. Sceglie con cura i progetti, ponendo, al pari di Julia Roberts, una sola condizione: non spogliarsi. Tornatore dovette usare controfigure per le scene più audaci o penose. Pure Capotondi ha dovuto adeguarsi al diktat. Immersa nella vasca da bagno fino al collo o al massimo in costume da bagno, Ksenia non fa deroghe in materia, almeno per ora. Scene di sesso neanche a parlarne.
Nel film, dove incarna una cameriera slovena in un albergo di Torino, è tutt’altro che una brava ragazza. Dice: «È un personaggio pieno di sorprese. Di Sonia ti chiedi: è come si vede nel sogno o nel sogno è come vorrebbe essere? Alla fine ho smesso di domandarmi chi stessi interpretando e mi sono affidata al regista. Lui aveva le idee chiare». Le rimproverano di fare sempre lo stesso ruolo, appunta la donna dell’Est, un po’ vittima, assai dolente. Lei, oggi padrona della lingua, ribatte che la Irena di La sconosciuta non è affatto misteriosa (la storia sì), mentre la Sonia di La doppia ora vive nell’ambiguità, non è mai come sembra. Tuttavia sarà difficile, anche ora che sta per girare una commedia in patria, uscire dal cliché ultra-drammatico che la cristallizza.
Nel farne un estatico ritratto, la rivista Lo Specchio la dipinse così: «Bellissima: occhi grandi, una forma perfetta del contorno del viso, bella bocca, la pelle d’un candore luminoso». Insomma una bellezza antica, classica, da medaglione ottocentesco, modernizzata sullo schermo attraverso l’uso di trucco, parrucche, tacchi alti o jeans a vita bassa. E pensare che da giovane, studentessa di filologia con gusti francofoni, voleva dedicarsi allo sport. Poi, invece, si convertì al metodo Stanislavskij, che prescrive l’identificazione assoluta dell’attore con il personaggio. Ma facendo un’eccezione per Tornatore. «Ho capito il destino di certe ragazze dell’Est solo girando quel film. Non potevo farmi troppo coinvolgere, mi si sarebbe spezzato il cuore». Le crediamo?

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