L’algida Kidman si trasforma in una volgare bomba sexy

In "Paperboy" di Lee Daniel è protagonista di scene spinte: si strappa i collant nel parlatorio di un carcere e fa sesso su una lavatrice

L’algida Kidman si trasforma in una volgare bomba sexy

da Cannes

Bella e volgare quanto basta, abiti che la strizzano, parrucche cotonate, chewing-gum eternamente in bocca, una Barbie pornografica, Nicole Kidman allarga le gambe, si straccia il collant, scosta le mutandine rosa e fa godere a distanza John Kusak, il galeotto condannato per omicidio di cui si è invaghita per corrispondenza. È una delle scene clou di Paperboy di Lee Daniel. L’altra è sempre lei che, in bikini e ancora a gambe aperte, orina su Zac Efron, collassato sulla spiaggia dopo un incontro troppo ravvicinato con un branco di meduse. «Il ragazzo è mio e quindi se qualcuno gli deve pisciare addosso, quella sono io», dice minacciosa a un gruppo di aspiranti salvatrici in costume da bagno.

Nicole Kidman è Charlotte, sangue caldo, lo si sarà capito, fantasia sfrenata, voglia di andare là dove questa ti porta. «Diffida dei tuoi desideri, potrebbero avverarsi», dice a un certo punto a Ward (Matthew Mc Conaughey), giornalista che nasconde in sé una pulsione autodistruttiva. «Per certi versi sono speculari», spiega. «Charlotte vuole una vita pericolosa, l’esatto contrario di ciò che la provincia del profondo sud americano degli anni Sessanta può offrire a una quarantenne non sposata». È in corrispondenza con molti detenuti, ma quella con un condannato a morte ha un sapore speciale, torrido e disperato. Quando, lui libero, grazie alla contro-inchiesta di Ward, fanno l’amore per la prima volta, lei se ne rende veramente conto, per la violenza con cui lui la prende, come se fosse l’ultima e insieme l’unica. Ed è allora che capisce che forse è andata troppo oltre, che il vivere pericolosamente le si può ritorcere contro.
«È anche per questo che nei confronti di Jack, il fratello minore di Ward, ha un atteggiamento protettivo. È troppo giovane, è troppo inesperto della vita, è perdutamente innamorato di lei. Andarsene, è l’unico modo per farlo crescere, e insieme per salvarlo».

Oscar nel 2003 con The Hours, dove interpretava Virginia Woolf, una nomination per Moulin Rouge e Rabbit Hole, Nicole Kidman resta per molti l’algida figura di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, innocente e perverso desiderio sessuale. «La parte di Charlotte mi permetteva un personaggio che andasse oltre i limiti e io come attrice sono curiosa, mi piace sperimentare. Non mi interessa la recitazione in quanto tale. Se un domani non dovessi trovare un ruolo che mi intriga, mi ritirerei senza tanti problemi. In questo mi sono così identificata che anche il trucco, la parrucca, il taglio dei capelli è roba mia. Scherzando, Lee mi aveva detto che non c’erano soldi per contemplare la presenza di una parrucchiera nella produzione, così ho fatto tutto da sola e gli ho mandato i provini di come vedevo Charlotte...»

Ambientato in Florida, ma in realtà girato in Louisiana, Paperboy mette insieme un quartetto d’attori rimarchevole (c’è anche May Gray, più famosa come cantante, nel ruolo di Anita, voce narrante) intorno a una storia che per voler dire troppo cose le affastella. C’è un innocente, che però meriterebbe lo stesso la galera, e infatti quando ne esce si rivela comunque un assassino; c'è un giornalista omosessuale e masochista, che si odia perché se la fa con quelli di colore (un’aggiunta del regista rispetto al romanzo originale di Pete Dexter); c’è il suo amante negro, giornalista anche lui, che lo sfrutta e pensa solo alla carriera; c’è un ventenne più o meno debosciato, perennemente in mutande o calzoncini da bagno (Zac Efron fa qui la gioia del pubblico femminile e di quello gay); c’è l’ossessione sessuale e il conflitto razziale, l’eterna provincia sonnecchiante e la violenza delle istituzioni.

Ci sono anche i ricordi e le esperienze dello stesso Lee Daniel, Oscar due anni fa con Precious. «Ho avuto un fratello in galera, per omicidio, mia sorella scriveva ai detenuti, mia madre faceva la domestica in casa di bianchi facoltosi. So di cosa parlo, di quale America parlo».
Paperboy conferma una tendenza di questo festival, dove emergono gli attori, ma come film si resta nella media, non particolarmente brutti né particolarmente belli, nessuno, tranne forse Resnais, che si avrebbe la voglia di tornare a vedere.

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