"Mi tagliavo braccia e gambe": l'ultima confessione di Lady D.

L’intervista alla BBC di Lady Diana è stata estorta con l’inganno e la manipolazione, cambiando per sempre il destino della royal family

"Mi tagliavo braccia e gambe": l'ultima confessione di Lady D.

Le Pillole Reali di questa settimana non potevano che essere dedicate a Lady Diana. Il 24esimo anniversario della sua morte si avvicina, così vogliamo ricordarne la figura complessa e fragile, ricostruendo i retroscena della storica intervista alla BBC nel 1995. La recente inchiesta dell’emittente britannica ha svelato i metodi disonesti con cui l’intervistatore Martin Bashir riuscì ad assicurarsi l’esclusiva mondiale sui segreti di Diana. Dietro a tutta questa meschinità, però, c’è di più. Il 20 novembre 1995 fu una data spartiacque nella vita della principessa del Galles, il bivio esistenziale da cui non si può più tornare indietro. Quel giorno proiettò Lady Diana nell’ultima fase della sua vita, innescando addirittura una rivoluzione a corte. Un profondo cambiamento che, sviluppandosi negli anni e con l’apporto moderno delle nuove generazioni royal, ha contribuito a dare un nuovo volto alla monarchia inglese.

La regina di cuori

Mai nessun membro della famiglia reale aveva osato scavare così a fondo dentro di sé, di fronte a 23 milioni di spettatori, come fece Lady Diana quel 20 novembre 1995. La principessa rivelò tutta l’infelicità della sua vita con il principe Carlo, tanto che l’intervista divenne famosa per una frase in particolare: “Eravamo in tre in quel matrimonio. Un po’ troppo affollato”. Il riferimento era all’amante dell’erede al trono, Camilla Parker Bowles. La principessa non si fermò ai tradimenti del marito, ma confessò anche la relazione con l’ufficiale James Hewitt: “È stato un mio grande amico in un momento molto difficile”. Tuttavia le parti più scandalose dell’intervista furono altre, a partire da quella relativa alla depressione: “Ti svegli la mattina sentendo che non vuoi uscire dal letto, ti senti incompresa e giù di tono”. Diana rivelò di non aver ricevuto supporto dalla royal family per cui, al contrario, era solo “mentalmente instabile”. Raccontò dell’autolesionismo: “Hai così tanto dolore dentro di te, che provi a ferirti, perché vuoi aiuto, ma stai chiedendo l’aiuto sbagliato…Non mi piacevo, mi vergognavo perché non riuscivo a sopportare la pressione…Mi ferivo le braccia e le gambe”. Non nascose neppure di aver sofferto di bulimia: “Era il mio sistema di fuga e, a quel tempo, con me funzionava”. Infine ammise di non riuscire a immaginarsi con la corona sul capo ma come “regina dei cuori della gente, nei cuori della gente”.

Solo un inganno

Lady Diana non sapeva che ogni sua parola gonfiava l’ambizione dell’intervistatore, l’allora sconosciuto giornalista Martin Bashir, il quale aveva fatto leva sulle fragilità e le paranoie della principessa pur di assicurarsi lo scoop. Forse con l’aiuto di alcuni grafici della BBC, aveva riprodotto delle ricevute di pagamento che i servizi segreti britannici avrebbero effettuato in favore di alcuni collaboratori di Lady Diana, affinché la spiassero. Un’altra ricevuta, invece, riportava un presunto aborto terapeutico di Tiggy Legge-Bourke, la tata di William e Harry. Bashir, infatti, aveva indotto Lady Diana a pensare che Carlo e la tata avessero una relazione e che la Legge-Bourke fosse rimasta incinta.

Naturalmente non era vero nulla. La questione dei documenti fasulli, poi, non era neanche nuova, ma risaliva addirittura al 1996. Il giornalista aveva dovuto dare spiegazioni in proposito a Tony Hall, ex direttore generale della BBC, il quale aveva chiarito: “Non fu una buona idea produrre questi documenti e il signor Bashir lo ammette. Ma abbiamo confermato che in nessun modo sono stati utilizzati per ottenere l’intervista con la principessa Diana”. Così si era difesa l’emittente, sostenendo poi l’esistenza di una nota manoscritta di Lady Diana in cui la principessa confermava che l’intervista fosse frutto della sua volontà.

Fu Charles Spencer, fratello di Diana, a chiedere la verità sul retroscena scabroso di quell’intervista. Nel novembre 2020 il conte Spencer inviò una lettera a Tim Davie, direttore della BBC, in cui accusava Bashir di “pura disonestà”. Charles Spencer si sentiva anche in colpa, poiché era stato proprio lui a presentare Martin Bashir a Diana. Avevano visionato insieme i documenti, ma Spencer si era reso conto della truffa quando ormai era troppo tardi. “Se non avessi visto quei documenti non avrei mai presentato mia sorella a Bashir”, puntualizzò il conte con rammarico.

Alla ricerca della verità

Charles Spencer e il principe William si allearono per ottenere giustizia in nome di Lady Diana. Nel novembre 2020 Il duca di Cambridge rilasciò una dichiarazione: “[L’inchiesta] è un passo nella giusta direzione…dovrebbe aiutare a stabilire la verità”. Il documentario “The Diana Interview: Revenge of a Princess” puntò i riflettori sul caso dell’intervista e l’opinione pubblica si unì alle richieste di William e dello zio. Ci fu anche un’altra voce, davvero inaspettata, che si unì al coro della verità. Quella di Hasnat Khan, forse l’ultimo amore della principessa. Il cardiochirurgo pakistano, da sempre riservatissimo sulla sua storia con Lady D., lo scorso gennaio ruppe il silenzio a cui era stato fedele per più di 20 anni, affermando: “Il giornalista della BBC le ha riempito la testa di spazzatura”. Hasnat Khan aveva manifestato tutta la sua contrarietà all’intervista già nel 1995, ma Diana non aveva voluto ascoltarlo.

L’inchiesta della BBC

Il caso dell’intervista estorta con l’inganno alla principessa del Galles divenne una marea inarrestabile sui media. La BBC non poté esimersi dall’aprire un’inchiesta interna, presieduta dall’ex giudice della Corte Suprema in pensione Lord Dyson. L’indagine durò 6 mesi e arrivò a conclusione il 20 maggio 2021. Fu il Telegraph a visionarne per primo gli atti. Venne appurato che Martin Bashir aveva usato “l’inganno” per aggiudicarsi l’intervista, producendo ricevute false. John Birt, ex direttore della BBC tra il 1992 e il 2000 e ora membro della Camera dei Lord, commentò così il risultato dell’inchiesta: “Una storia horror, che non sarebbe dovuta succedere. Non possiamo dire con certezza se quell’esperienza abbia aggravato lo stato psicologico di Diana. Di sicuro è un episodio orribile che mette tutti in imbarazzo. Il mio cuore è con i suoi figli, Harry e William. Nessuno poteva immaginare che Bashir fosse un simile bugiardo seriale”.

Le mancate scuse di Martin Bashir

Martin Bashir, con discutibile tempismo, si dimise poche ore prima che le conclusioni dell’inchiesta divenissero di dominio pubblico. Ufficialmente furono i suoi problemi di salute a imporre il passo indietro: il Covid e un intervento di quadruplo bypass. In pochi, però, credettero che queste fossero le uniche ragioni delle dimissioni. A ben guardare Bashir non si scusò per la sua condotta, limitandosi a una pallida giustificazione: “Non ho mai voluto fare del male a Diana in alcun modo e non credo di averlo fatto. Sono profondamente dispiaciuto”. Poi specificò: “Tutto quello che abbiamo fatto riguardo all’intervista è stato come voleva lei. Dal momento in cui voleva lanciare un avvertimento al Palazzo reale a quando è stata trasmessa, fino al suo contenuto”. Sarà anche stato così, ma se Lady Diana non fosse stata manipolata, avrebbe rilasciato lo stesso l’intervista?

Un risarcimento per il dolore?

Dopo la fine dell’inchiesta il principe William sentenziò: “La BBC ha rilasciato affermazioni clamorose e false sulla famiglia reale e ha alimentato la paranoia di mia madre. L’intervista è stata un fattore importante che ha contribuito a peggiorare la relazione tra i miei genitori e da allora ha ferito anche altre persone”. Il principe Harry aggiunse: “L’effetto a catena di una cultura mediatica di sfruttamento e pratiche non etiche alla fine le hanno tolto la vita. Nostra madre è morta per questo. Nulla è cambiato”. La BBC ha recentemente chiesto perdono alla royal family e, come gesto distensivo, ha offerto 1,75 milioni di euro come risarcimento. I Windsor dovranno solo decidere a quale ente benefico destinarli. Tuttavia rimane una domanda: si può dare un prezzo al dolore?

Una luce nel buio

È possibile tirare fuori qualcosa di buono da una tragedia? Anche se sembra paradossale non solo è possibile, ma nel caso dell’intervista a Lady Diana è accaduto. Se Kate Middleton ha raccontato di aver rischiato la depressione dopo la nascita del principe George, mostrandosi in tutta la sua debolezza, lo dobbiamo a Diana e a quell’intervista dolorosa. Fu la principessa del Galles ad aprire le porte delle stanze private della royal family. Le costò un grande sacrificio. Per questo non possiamo paragonare il suo intervento alla BBC con l’intervista di Harry e Meghan a Oprah, che appare più come un’imitazione mal riuscita, una strumentalizzazione dell’intervista di Diana. Nonostante l’inconsapevolezza del raggiro di cui fu vittima, con il suo eccezionale carisma la principessa riuscì a imprimere una svolta al futuro dei Windsor, pur non facendone più parte. Se la monarchia si è avvicinata al popolo abbandonando, almeno parzialmente, l’aura di intoccabilità e mistero che la contraddistingue, è soprattutto merito delle fragilità che Diana ebbe il coraggio di mostrare a tutti.

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