L'indignata e il panico dei cantanti maschi

Il maschio cantante sogna di giocare a pallone. Lo fa per beneficenza. Non ha paura se il cuore gli batte troppo forte e se da vent'anni non gli riesce un dribbling

L'indignata e il panico dei cantanti maschi

Il maschio cantante sogna di giocare a pallone. Lo fa per beneficenza. Non ha paura se il cuore gli batte troppo forte e se da vent'anni non gli riesce un dribbling. Quello che lo manda davvero in crisi è se gli si presenta davanti una donna indignata e sminuita. Non importa quale sia il motivo e se l'offesa ci sia stata davvero. L'importante è salvarsi dall'accusa di maschilismo. Basta il silenzio o stare nel posto sbagliato. Sei comunque complice. Allora l'unica soluzione è farsi piccolo piccolo. Fuggire. L'infamia ti costa l'ostracismo da radio e tv.

Questa storia ha a che fare con la «partita del cuore». Aurora Leone, attrice del collettivo The Jackal, accusa Gian Luca Pecchini, direttore generale della nazionale cantanti, di discriminazione. Tutto avviene al pranzo pre partita. C'è il tavolo dei calciatori-cantanti. La versione di Aurora Leone. «Ciro e io ci sediamo, ma il manager mi dice che non posso restare lì». Il sospetto è perché sia donna. Bufera, scandalo e la beneficenza è rovinata. Pecchini è costretto a dimettersi. Non è detto però che la storia sia davvero questa.

Enrico Ruggeri, capitano della nazionale, racconta quello che sa. Non ritiene che Pecchini abbia potuto pronunciare quella frase suicida. «Purtroppo non ero a tavola, mi è stato raccontato di un alterco tra Ciro e un membro dello staff: un momento molto antipatico da ambo le parti, conclusosi con un adesso sono cazzi vostri. Relata refero». Pecchini ha querelato Leone. Un giorno si saprà chi ha mentito. È il resto del racconto di Ruggeri che qui interessa: la reazione degli altri cantanti. Il panico. Eros Ramazzotti che senza dire nulla abbandona la nave. L'idea di dare tutta la colpa a Pecchini, sacrificandolo. Una riunione di emergenza che dura otto ore. C'è chi dice «dissociamoci» e chi implora «non giochiamo». Ruggeri prova a farli ragionare: ma perché vi sentite tutti colpevoli? Non sappiamo neppure bene quello che è successo. Siamo qui per fare beneficenza. È più importante. Risposte: «Ho un disco in uscita». «Sono fuori con la prevendita». «Ho chiesto a tizia un feat e magari adesso mi dice di no». C'è un cantante che chiede di andare in bagno e scompare nel nulla.

È la fotografia di quello che stiamo diventando. È la grande paura di finire fuori codice, anche quando non hai fatto personalmente nulla. È una piccola storia ignobile dai contorni indefiniti. L'unica cosa certa è che i The Jackal hanno un titolo in libreria: Noi non siamo mai stati bravi a giocare a pallone.

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