Marracash: "L'Italia? È moscia Per il nuovo disco mi ispiro a Londra"

Il rapper Marracash presenta il talent show "Spit" su Mtv. E annuncia: "Qui c'è troppa negatività mi trasferisco per cercare spunti per i miei testi"

Parla poco ed è sempre acuto: Marracash lo conoscete tutti, 34 anni, fenomeno del rap italiano e quindi talento cantautoriale perché con le parole pochi giocano bene come lui. In queste settimane conduce ogni mercoledì su Mtv il talent show Spit, che è una sfida a colpi di free style tra rapper emergenti: una battaglia a cielo aperto basata su rime, personalità e agilità intellettuale. «Quest'anno forse i partecipanti sono ancora più bravi dell'anno scorso», dice lui che a ogni puntata detta il ritmo a una giuria mica facile, visto che è composta da Morgan (già lui), Max Pezzali (già lui), Ensi (il rapper vincitore della scorsa edizione) e Paola Zukar (eminenza grigia del rap italiano). Una sorta di free style anche questo.

Scusi Marracash non è facile vedere un rapper condurre un programma tv.
«Mi ero divertito a condurre la prima edizione di Spit e quindi perché non ripetere l'esperienza un'altra volta?».

Il bilancio (finora)?
«Sono entusiasta di come crescono i ragazzi. Ci sono diciannovenni che già producono i propri dischi. Ad esempio gli Anagogia: io non sapevo neppure che cosa volesse dire il loro nome, c'è sempre da imparare. Ma c'è una ragione che spiega tutto».

Ossia?
«Questa è la generazione dei nativi rapper: sono nati con il rap e con questa musica sono cresciuti. È una nuova frontiera».

Però a giudicarli c'è Morgan, che non è nativo...
«Finora è stato straripante come al solito: lui vede cose che gli altri non vedono. Di certo per questa giuria io avevo una perplessità che non c'entra niente con lui».

Prego?
«Credevo che Max Pezzali fosse troppo lontano da questo mondo per poterlo comprendere appieno. Invece riconosco che si è rivelato all'altezza delle aspettative di tutti».

In fondo c'è una sottile linea rossa che unisce tutti i cantautori. Quindi anche i rapper.
«Sì noi rapper siamo i nuovi cantautori. Anche se i cantautori di una volta erano autentiche icone divinizzate dal pubblico e il loro pubblico li avvicinava quasi intimidito. Noi non siamo star, anzi: oggi i fan arrivano e si fanno la foto da soli».

Eppure i rapper non sono così emarginati, anzi.
«Però generalmente per noi c'è poco spazio in tv. Ma, dove ci capiscono, è giusto andare. Ad esempio, Fabri Fibra ospite ad Amici su Canale 5 è un bel segno dei tempi».

Marracash ce li può spiegare?
«Oggi gli ascoltatori di musica sono più imprevedibili. Ciascuno ha la propria storia e i propri gusti trasversali. In sostanza non esiste più una categoria di ascoltatori predefinita cui rivolgersi. Tutti ascoltano tutto o quasi. Siamo in un paese che da questo punto di vista ha rotto le barriere».

Quindi è stimolante per chi scrive canzoni.
«In realtà a me capita il contrario. Trovo difficoltà a finire il disco e a trovare ispirazioni guardando e vivendo la nostra realtà: non voglio fare del “turbo-giovanilismo” né incidere delle canzoni da “preso male”».

Quindi?
«Me ne vado a Londra, dove non sono mai stato. Ho girato il mondo ma lì mai, finora. Parto il 20 maggio, vedo com'è vivere da quelle parti e poi magari decido di finire il mio disco lì».

Quando uscirà?
«Fine anno oppure inizio 2014, vedremo».

Comunque è un bel segno: un rapper italiano che incide a Londra un disco per il pubblico italiano.
«Diciamo che invecchiando anche io capisco la forza della semplicità. E, se mi capiterà di registrare il disco lì, lo farò nello studio che un mio amico dei Co' Sang ha aperto lì».

Chi l'avrebbe mai detto.
«Con l'età si capisce la forza della semplicità. E in questo momento in torno a tutti noi sento così tante complicazioni che sempre più spesso non trovo neanche le parole...».

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