The Loudest Voice, abusi e potere nella serie tv con Russell Crowe

The Loudest Voice: sesso, potere, ma anche politica e pseudo giornalismo, com’è la serie tv con protagonisti Russell Crowe, Naomi Watts e Sienna Miller

The Loudest Voice, abusi e potere nella serie tv con Russell Crowe

The Loudest Voice, serie tv di Showtime, in onda in Italia su Sky, racconta in sette episodi la figura di Roger Ailes, l’uomo che per 20 anni ha avuto in mano il primo canale d’informazione degli Stati Uniti.

The Loudest Voice, la storia di Roger Ailes

Roger Ailes, protagonista assoluto di questa serie tv, è uno dei personaggi più controversi degli ultimi anni negli Stati Uniti. Stratega di tre presidenti repubblicani (quattro se contiamo la campagna elettorale di Trump), Roger Ailes ha lavorato sia direttamente per questi che indirettamente, grazie al suo ruolo in campo televisivo prima alla NBC poi alla a Fox.

La serie tv di Showtime si concentra proprio sul periodo in cui Ailes è stato a capo di Fox News, dalla nascita del canale, nel 1996, fino alle sue dimissioni nel 2016, con lo scandalo che ne ha travolto carriera e reputazione. The Loudest Voice si fa carico di raccontare questo personaggio con un resoconto a 360°, facendone quasi un biopic, con le sue capacità in termini di propaganda, ma non di giornalismo, e le molestie sessuali perpetrate ripetutamente nel corso degli anni.

Il giornalismo secondo Roger Ailes

Roger Ailes ha cannibalizzato e manipolato le notizie, spacciandosi per giornalista ma decisamente lontano dall’esserlo. Sotto questo aspetto vediamo la serie mostra come sono stati trattati i maggiori eventi nazionali e mondiali, ad esempio gli attentati dell’11 settembre 2001.

Se da un lato si deve a lui il format tipico dei telegiornali di oggi attivi 24 ore su 24, con la riproposizione continua dei medesimi servizi e lo scorrimento delle notizie in sovraimpressione, dall’altro si vede come il CEO di Fox News abbia caratterizzato questo tipo di informazione in modo fazioso, rivolto esclusivamente agli interessi del partito repubblicano. Comportamento che ha trovato una comunione di intenti con le politiche dell’allora presidente Bush e soprattutto del suo vice, il plenipotenziario Dick Cheney, con la guerra in Iraq e la vana ricerca delle armi di distruzione di massa. Modus operandi tenuto poi in altre occasioni, come per gli attacchi mediatici contro Barak Obama e per la candidatura di Donald Trump.

Diamo alla gente quello che vuole”, “non diamo notizie, le fabbrichiamo”, queste sono le due frasi che ripete come un mantra il protagonista e fanno capire come il suo lavoro, per quanto lui si professi giornalista, non era assolutamente riconducibile a questa professione, potendo essere definito, al massimo, come intrattenimento.

Le molestie

Durante la direzione di Fox News, oltre ad un’informazione di parte, Roger Ailes ha anche perpetrato numerose molestie nei confronti di diverse donne del suo staff, creando un ambiente di lavoro tossico. Nella serie vediamo come ha ricattato le anchorwoman promettendo la conduzione di canali in cambio di rapporti sessuali e rendendo queste vittime del suo abuso di potere.

Accordi di riservatezza, sorveglianze illegali e ricatti, il tutto coadiuvato da una struttura di collaboratori perfettamente a conoscenza delle sue azioni. Ma una donna ha saputo ribellarsi, Gretchen Carlson, interpretata da Naomi Watts, ex miss America e poi anchorwoman di alcune trasmissioni di Fox Channel, ha subìto prima le offese del dirigente e poi ha dovuto sopportare le molestie che l’hanno portata quindi a denunciare Roger Ailes. Un atto di coraggio non facile vista l’influenza del suo aguzzino e la sorveglianza da lui instaurata.

Gretchen Carlson è stata la prima a denuciare Ailes ma non la prima a sollevare il problema. Già nell’episodio iniziale si capisce che il personaggio di Russell Crowe fu allontanato dalla NBC proprio per le ripetute accuse di molestie, rimaste tuttavia all’interno dell’azienda senza arrivare ad essere di dominio pubblico. Salvato più volte dagli accordi di riservatezza e dai ricatti, Ailes ha potuto quindi agire indisturbato per anni, fino a quando una donna coraggiosa è riuscita ad interrompere la lunga lista delle vittime.

Una grande performance per Russell Crowe, ma non solo

Seth MacFarlane, nel ruolo di Brian Lewis, fedele braccio destro di Ailes alla NBC e poi alla Fox, mostra bene le manovre del suo capo nei confronti dei dipendenti. Sienna Miller, nel ruolo della moglie Beth Tilson, è un altro chiaro esempio delle capacità manipolatorie di Ailes. Naomi Watts è la principale accusatrice Gretchen Carlson, la quale, nonostante l’importanza del personaggio, ha poco spazio nei sette episodi. La sua vicenda meritava maggiore attenzione piuttosto che essere limitata alla parte finale privilegiando l’aspetto politico della storia. Da lodare anche Simon McBurney nel ruolo di Rupert Murdoch, il magnate dei media proprietario di Fox Corporation che ha contrastato, non con grande tenacia, la strafottenza di Ailes, rimanendo in più occasioni ostaggio dello share che questo garantiva.

Infine Russell Crowe. L’attore de Il Gladiatore realizza qui una delle sue migliori performance. Quasi irriconoscibile a causa del significativo cambiamento fisico e dell’importante trucco, l'attore neozelandese mostra tutta la cattiveria di quest’uomo con il disprezzo che provava nei confronti di chi non era in linea con il suo pensiero. Siamo abbastanza certi che ai prossimi Golden Globe The Loudest Voice, o quantomeno il suo interprete principale, porteranno a casa dei premi, perché tratta di argomenti molto sensibili in questo periodo, come anche The Morning Show mostra, e perché fa luce su di un personaggio decisamente rilevante nella storia recente degli Stati Uniti.

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