È la mano di Sorrentino a dipingere un gran film

La commissione di selezione istituita dall'Anica che ha scelto È stata la mano di Dio come titolo che ci rappresenterà nella corsa agli Oscar 2022, nella categoria Miglior Film Internazionale, non ha avuto praticamente dubbi

È la mano di Sorrentino a dipingere un gran film

La commissione di selezione istituita dall'Anica che ha scelto È stata la mano di Dio come titolo che ci rappresenterà nella corsa agli Oscar 2022, nella categoria Miglior Film Internazionale, non ha avuto praticamente dubbi (tranne uno, che sosteneva Martone). Del resto, Paolo Sorrentino è uno dei pochi registi «internazionali» che abbiamo, particolarmente amato all'estero, a partire proprio da quell'America dove si assegnano le statuette più ambite. Con quali speranze? Difficile dirlo, anche se il regista napoletano aveva trionfato, nel 2014, con La grande bellezza, inno alla Capitale e ora ci riprova con un atto d'amore simile, questa volta dedicato alla sua Napoli. Se vogliamo, tra quelli in lizza era uno dei pochi film con respiro internazionale, grazie anche a quei rimandi, soprattutto nella prima parte, a Fellini (più di altri), Leone e Rossellini. Un Sorrentino inedito, quasi un nuovo inizio il suo, con una cifra stilistica decisamente differente rispetto al passato. Un film autobiografico, sofferto, molto intimo, maturo e, per certi versi, coraggioso, nel quale ripercorre la sua adolescenza, prima spensierata e ricca di amore, poi travolta, a 16 anni, dalla perdita dei genitori. Il titolo richiama il famoso goal di mano di Maradona contro l'Inghilterra ai Mondiali dell'86. E, indirettamente, quella rete è entrata anche nel film e nella vita di Sorrentino, visto che l'autore è scampato alla tragedia che l'ha reso orfano solo perché aveva deciso di seguire, in trasferta, Empoli-Napoli, rinunciando ad andare, in quel fine settimana, a Roccaraso, dove padre e madre perirono per una fuga di monossido di carbonio sprigionato da una stufa. A tratti commovente, il film parte come una commedia purissima, con le risate di casa Schira (il giovane Fabio è l'alter ego sorrentiniano), le pulsioni erotiche per la bella e pazza zia, la spensieratezza. Poi, senza perdere il suo equilibrio, la storia si fa malinconica, con Fabietto che fa i conti con l'età adulta, il cinismo, la tragedia dietro l'angolo. Un Amarcord partenopeo, da brividi. Complimenti dunque a Sorrentino e a un cast (anche tecnico) perfettamente ispirato, per aver firmato uno dei film più belli ed emozionanti di questo 2021.

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