"Marry Me": il film con Jennifer Lopez durerà più di San Valentino

Una commedia romantica che ricalca in parte la vita della Lopez e rivisita “Notting Hill” in salsa americana e ai tempi dei social media. Nessuna sorpresa tranne il fatto che funzioni

"Marry Me": il film con Jennifer Lopez durerà più di San Valentino

Esce oggi Marry Me - Sposami, la commedia romantica americana con protagonista una coppia che non passa certo inosservata, quella formata dall’universalmente nota Jennifer Lopez e da Maluma, star colombiana al suo debutto cinematografico.

Aggiungete ai due Owen Wilson in un ruolo che ricalca quello di Hugh Grant in una pietra miliare di genere come “Notting Hill”, scene che sono in sostanza abbaglianti videoclip musicali, un’infinità di dettagli provenienti dalla biografia di Jlo e il gioco è fatto. O meglio, sulla carta non era scontato che il film funzionasse, dal momento che non si contano i titoli simili e dimenticabili, cuciti addosso a questo o quel divo, eppure “Marry Me” ha qualcosa di speciale. Collage a tavolino di pellicole cult, (oltre alla già citata ci sono infatti momenti alla “Bella in rosa” e una spruzzata di “Little Miss Sunshine”), a sedurre è in buona parte la vicinanza assoluta tra fiction e realtà. Ovviamente per realtà si intende quella a dir poco atipica di una celebrità mondiale, ma il senso è che Jennifer Lopez nel film è davvero nei panni di Jennifer Lopez, solo con un nome di scena diverso. Le similitudini sono più evidenti di quelle che c’erano tra Julia Roberts e la sua Anna Scott vent’anni fa.

Nella finzione narrativa, JLo si chiama Kat e ha 80 milioni di follower (nella vita reale sono il doppio). Di professione superstar, canta, balla e forma la coppia mediatica più ammirata con il giovane Bastian (Maluma), altrettanto famoso nello stesso campo. La trama vede i due interpreti in testa alle classifiche musicali con il brano “Marry Me”, (che fuori dallo schermo accompagna il lancio del film), un pezzo che farà da colonna sonora alla loro cerimonia di nozze davanti ai fan, durante uno spettacolo che, trasmesso su più piattaforme, televisive e non, sarà visto da almeno venti milioni di persone. La vita però non segue i programmi e la sera dell’evento, nel momento clou, Kat scopre in maniera inequivocabile che di Bastian non ci si può fidare (come avvenuto alla Lopez con il ballerino Casper Smart e, a un passo dalle nozze, col campione di baseball Alex Rodriguez). Ormai è sul palco, in un enorme abito da sposa che surclassa per brilluccichio qualsiasi cosa si sia vista prima, sta per avere un crollo nervoso e vede lui: un tipo anonimo che nella folla sotto il palco regge un cartello e spicca solo per quello. Kat reagisce al trauma che sta vivendo col gesto inconsulto di prendere in sposo, al posto di quello ufficiale, lo sconosciuto. Il timido professore di matematica divorziato Charlie Gilbert (Owen Wilson), che si trova lì per caso trascinato dalla figlia Lou (Chloe Coleman) e dalla sua migliore amica (Sarah Silverman), diventa suo marito. I due inizieranno a conoscersi solo in seguito, seppur assediati da un circo mediatico che nel frattempo è comprensibilmente impazzito.

“Marry Me” è un paradosso: può definirsi infatti una piacevole sorpresa malgrado sia di una prevedibilità imbarazzante. L'impressione è di assistere ad un film già visto, tanto è ovvio quel che accadrà, colpi di scena compresi. Eppure il piacere dell’intrattenimento resta.

A fare da contorno a un romanticismo vecchio stile ci sono i commenti sui social, le irrisioni (specie nei momenti difficili) da parte dei Media, outfit perfetti e lusso malinconico.

Impossibile non cogliere una quota kitsch, del resto sul palco una superstar deve sortire un effetto su un numero abnorme di persone ed ha quindi spesso l'obbligo di strafare, disciplina in cui, detto senza ironia e con ammirazione, la Lopez è un'atleta imbattibile.

Realistica anche la versione "casalinga" del personaggio, i cui privilegi non rendono certo immuni da dispiaceri, paure, ansie e solitudine. Insomma, anche le dee piangono e capita che accusino i postumi di relazioni tossiche. Interessante il parallelismo tra il bullismo scolastico di cui è oggetto la figlioccia e quello mediatico subito dall’adulta star: evidenzia la trasversalità odierna di questa piaga sociale.

Si mettono in evidenza tutte le trappole della vita da celebrity, dai momenti no dati in pasto al mondo al pregiudizio ghettizzante che tiene fuori alcuni vip dai premi importanti. Tutte cose sincere, si capisce, vissute sulla propria pelle da una Lopez che, non dimentichiamolo, avrebbe forse meritato una candidatura all'Oscar per il ruolo in “Le ragazze di Wall Street”. Da apprezzare che JLo conservi un’espressività intonsa, ovvero una fronte mobile a differenza di tante colleghe dallo sguardo paralizzato.

Il messaggio del film è che non tutte le deviazioni obbligate che troviamo lungo il cammino vengono per nuocere. Alcune sembrano una catastrofe e invece servono a spostare lo sguardo su qualcosa di inaspettato e più giusto per noi. Vale in senso lato ed è esattamente quello che fa bene recepire dopo due anni di pandemia.

“Marry Me”, in un’epoca in cui i Social educano ad un concetto patinato e fasullo di felicità, ci ricorda come il vero lusso nella vita sia “trovare qualcosa di vero”. Ecco perchè non sarà solo il film da scegliere per San Valentino: sarà la commedia romantica che vorrete rivedere ogni volta che vi servirà credere nella “magia di un atto di fede”. Per scoprire meglio cosa si intenda, andate al cinema.

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