Da Mia a Mina, le donne di Serena Rossi: "Risolvo i guai... altrui"

L'attrice-cantante è un'assistente sociale nella fiction ispirata ai libri di De Giovanni

È brava. E di quella bravura senza pose né artifici, spontanea ma pazientemente coltivata, che il pubblico riconosce per istinto. Una bravura che porta Serena Rossi sempre più sugli scudi: dopo il clamoroso exploit di Io sono mia, il David di Donatello per il film dei Manetti Brothers, il Nastro d'Argento per il tv movie su Mia Martini (e in attesa del nuovo show di Raiuno dopo Sanremo, La canzone segreta) era inevitabile che l'attrice napoletana dai grandi occhi e la voce di velluto agguantasse un'altra serie tv.

«Mi hanno proposto Mina Settembre pochi giorni dopo il successo di Io sono mia conferma lei, felice - e per me è stata un po' come la chiusura di un cerchio». Tanto dolente e travagliato era quel ritratto, infatti, quanto travolgente e positivo sarà quello dell'assistente sociale Gelsomina (detta Mina) Settembre, tratto dai racconti di Maurizio De Giovanni per sei serate su Raiuno, a partire da domenica 17. «È la storia di una donna bravissima a risolvere i guai degli altri. Molto meno i propri sintetizza lei - Da una parte infatti sostiene con impeto e passione persone in difficoltà; dall'altra sopravvive ad un matrimonio fallito (con Giorgio Pasotti), resistendo all'affetto per un aitante ginecologo (Giuseppe Zeno) e tornando a casa di una madre (Marina Confalone) dalla quale la divide un'annosa incompatibilità. Il tutto sarà poi complicato dall'inattesa scoperta di un segreto familiare».

Cappottino rosso ed energico ottimismo, Mina affronta ogni giorno la vita in giro per le strade di Napoli, senza mai risparmiarsi («L'ho ripresa in continuo movimento», conferma Tiziana Aristarco, regista di questo mix di commedia, sentimento e mistero) perché «ha sempre il cuore e la testa in marcia. È molto napoletana, nel suo modo di essere. Empatica. Passionale. Mette l'anima in tutto quello che fa. E nel suo mestiere è bravissima». Insomma: è Serena Rossi. Versatile senza compiacimenti, ed estroversa senza affettazioni, l'attrice-cantante partenopea è arrivata al successo come ci si arrivava una volta: senza fretta. «Ci ho messo quasi vent'anni. Me lo sono costruito mattone su mattone, con tanto lavoro, serietà, integrità, fatica. A mio figlio insegnerò che le cose buone si ottengono solo con la fatica. Quelle che arrivano da sole alla lunga non reggono».

Le sfide la stimolano: «Sono curiosa e quindi mi butto anche nelle cose impossibili. Col risultato che all'entusiasmo iniziale subentra un down rovinoso. Ma poi stringo i denti e, di solito, ce la faccio». Sempre rimanendo coi piedi per terra, però: «È da quand'ero bambina, che sogno d'essere la valletta mora di Pippo Baudo a Sanremo. Ma ho anche imparato a non sognare mai nulla troppo intensamente». La versatilità? Quella le viene naturale: «La musica è e rimarrà la mia prima passione. Anche se non credo che potrò mai fare la cantante e basta. Insomma: mi gioco questa carta quando serve. Quello della recitazione, invece, è stato un dono della vita: mai avrei pensato di diventare anche attrice». Meno che mai presentatrice; eppure come ha dimostrato con grazia e delicatezza nelle difficili interviste ai bambini malati della serata Telethon - anche questo le riesce come tutto il resto. Con assoluta naturalezza. «Seguo il mio istinto. Non nasco conduttrice: molte cose di questo mestiere non le so. Ma una cosa la so: quando t'intervistano, molti conduttori neppure ti ascoltano. Ecco: io cerco di ascoltare».

Curiosa è stata l'esperienza di recitare accanto al compagno Davide Devenuto (attore anche lui, conosciuto sul set di Un posto al sole). «Interpreta il marito della migliore amica di Mina. Che è a sua volta interpretata da una mia carissima amica nella realtà: Christiane Filangieri». Ed essenziale rimane sempre il rapporto con la natia Napoli, dopo il trasferimento a Roma con Davide e il figlio di tre anni. Tanto più essenziale in Mina Settembre: «Se non l'avessimo girata a Napoli questa sarebbe stata un'altra serie. La protagonista non può fare a meno della sua città: le sono necessarie la sua confusione, la sua vitalità. Perfino i suoi rumori. Tanto che, quando non è stato possibile registrarli dal vivo, la regista li ha ricostruiti nel post-montaggio. Perché Napoli è così. Una volta che ti prende il cuore, ti ha fregato per sempre».

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