"Il Milan, Berlusconi e il Covid: ecco la mia verità"

Massimo Boldi, detto 'Cipollino', si racconta a 360 gradi, parlando delle sue più grandi passioni: la comicità, il Milan e il cinema

Boldi: "Il Milan, Berlusconi e il Covid: ecco la mia verità"

"Il soprannome Cipollino me lo diede Teo Teocoli negli anni '80 quando facevamo un programma su Antenna Tre dal titolo Non lo sapevo, ma lo so". A rivelarlo è Massimo Boldi, comico che calca il palcoscenico dalla fine degli anni '70.

Quando e perché ha deciso di fare l'attore?

"Non ho deciso. È capitato per puro caso che, mentre lavoravo al Derby Club di Milano negli stessi anni in cui si esibivano artisti del calibro di Jannacci, Dario Fo, Paolo Villaggio e Cochi e Renato. Fui notato da loro che mi proposero di entrare nel loro gruppo e, nel 1974 riuscii addirittura a condurre Canzonissima insieme a Raffaella Carrà. Da lì è cominciata la mia carriera".

Qual è il film e/o la trasmissione a cui è più affezionato?

"Ne ho fatte talmente tante che è difficile scegliere. Il film è sicuramente Yuppies, mentre la trasmissione, forse, è Una rotonda sul mare".

Si è trovato meglio in Rai o in Mediaset?

"Mi sono trovato bene dove sono riuscito a lavorare bene. È chiaro che in Mediaset sono cresciuto molto, ma anche in Rai, nei primi anni, quando feci 'il cuoco toscano, sono contrario alla pentola' ebbi un successone",

Com'è nato il sodalizio artistico con Cristian De Sica?

"Negli anni '60 avevo un gruppo musicale che si chiamava La pattuglia azzurra e, poi, ci siamo rincontrati dopo la morte di suo padre, abbiamo fatto Yuppies e, poi, tutto il resto".

Perché, secondo lei, i cinepanettoni hanno avuto così tanto successo?

"Perché è un genere molto popolare che ha sempre rispecchiato la nostra società che, di anno in anno, cambiava. Noi siamo stati coloro che hanno sempre cercato di raccontare il Paese".

E perché sono stati spesso criticati?

"Perché i film comici, da che mondo è mondo, i film comici non sono mai stati di grande soddisfazione. I film comici sono sempre stati considerati come spazzatura. Il pubblico, invece, sceglie ciò che preferisce e, in questo caso, ha scelto i nostri film. E noi ne siamo molto onorati".

Cosa pensa del Milan post-Berlusconi?

"Indipendentemente dai periodi di magra, il Milan è sempre il Milan. Mio nonno, Mario Vitale, è stato tra i fondatori del Milan Club".

Berlusconi. Ha degli aneddoti inediti che vi riguardano?

"Io sono cresciuto quando, alla fine degli anni '70 l'onorevole Bettino Craxi mi fece conoscere Silvio Berlusconi. Già lì fu una grande opportunità. Poi dal 1981 ho iniziato a lavorare con lui e ho continuato fino a...sempre. Qualche anno fa, durante una riunione fatta a Cologno Monzese, un alto dirigenti disse: “Voglio fare i complimenti a Boldi che è stata una colonna portante di Mediaset”.

Lo ha apprezzato più da imprenditore o da politico?

"Sicuramente come imprenditore".

Lei vedrebbe bene Silvio come presidente della Repubblica?

"Come amico penso che sarebbe una bella soddisfazione, il coronamento della sua carriera politica. Non ce lo vedrei in questo momento perché ha già sofferto tanto, è stato martoriato con processi su processi e credo che non gli convenga fare il presidente della Repubblica. Da amico mi sento in dovere di avvertirlo. Poi, se diventa Capo dello Stato, sarò felicissimo per lui".

Ha avuto paura del Covid?

"No, non ho mai avuto il Covid. L'ho preso poco meno di due mesi fa dopo essere vaccinato".

Cosa pensa dei novax?

"Mah, penso che i novax sono mal consigliati".

Qual è il suo più grande rimpianto?

"Forse quello di non aver accettato di lavorare per la Walt Disney nel 1996. Avevo dei contratti con De Laurentis e me l'hanno sconsigliato".

E la sua più grande paura?

"Arrivati a una certa età, la paura è quella di non stare bene. Di avere problemi di salute, ma anche il lavoro, la famiglia, i figli e la fidanzata. Insomma, tutto quello che riempie la vita".

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