"Il mio film su Bannon? Mi ha dato il permesso ma poi non gli è piaciuto"

La regista Alison Klayman: «L'ho seguito per un anno e mostrato anche i suoi lati deboli»

"Il mio film su Bannon? Mi ha dato il permesso ma poi non gli è piaciuto"

da Los Angeles

Alison Klayman incontrò Steve Bannon nel settembre del 2017 a Washington. Un mese dopo, armata di telecamera, avrebbe iniziato il suo anno accanto allo stratega dell'ultra destra americana. Il risultato è The Brink - sull'orlo dell'abisso, documentario in uscita il 29 aprile al cinema in Italia, che regala un ritratto crudo e a tratti spietato di una delle figure più controverse dello scenario politico americano.

Chi è Steve Bannon? Inquadrarlo non è cosa facile. 65 anni, esponente della destra nazionalista americana, si è laureato a Harvard nel 1976, è stato molte cose in carriera: ufficiale di Marina, banchiere, organizzatore di Tea Party, produttore cinematografico, ha fondato il sito online della destra nazionalista americana Breitbart News ed è fra i fondatori di Cambridge Analytica, la compagnia rimasta coinvolta nello scandalo della vendita dei dati degli utenti di Facebook. Dopo l'insediamento di Trump alla Casa Bianca, ha fatto parte del consiglio di Sicurezza dell'amministrazione del 45mo Presidente, sino a quando non è stato allontanato, per i contrasti con Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner.

Il suo successo più importante però lo ha ottenuto quando era a capo della campagna elettorale, nel 2016. «Se non fosse stato per me Trump non avrebbe vinto», dice Bannon nel documentario. Ora vorrebbe conseguire un successo analogo alle elezioni europee di maggio: insieme a Matteo Salvini e a altri esponenti della destra europea (Marine Le Pen, il promotore della Brexit Nigel Farage, il belga Mischaël Modrikamen, il primo ministro ungherese Viktor Orbán fra gli altri), ha recentemente creato The Movement, gruppo sovranista e populista euroscettico.

Alison Klayman non è riuscita a filmare l'incontro con Salvini. È quello uno dei pochi momenti senza telecamera dell'ultimo anno di Bannon. «L'incontro si è svolto al ministero dice la regista statunitense e non siamo stati ammessi. Salvini è comunque una figura importante per Bannon». Il perché è di facile comprensione: il vicepresidente del consiglio italiano è una figura vincente della destra europea e nella sua visione ha sostituito Nigel Farage, che con la Brexit è ormai diventato il simbolo di un quasi-fallimento.

Come andrà a finire in Europa lo sapremo a maggio. Quel che è certo è che Steve Bannon ha deciso di esportare la sua politica al di fuori dei confini americani ma per la filmmaker che lo ha seguito, questa strategia politica non è poi così chiara: «Non ha visioni economiche né soluzioni articolate. Bannon vive per il lavoro, che ha sostituito all'alcool, ma non è facile capire quale sia il suo obiettivo, quale sia il suo vero fine politico. L'ho trovato disordinato e poco organizzato, si rivolge alle paure della classe media. Usa temi populisti come le tasse e l'immigrazione, ma poi interagisce solo con quel famoso 1 per cento che detiene la ricchezza. Bannon è sempre sull'orlo, per questo ho intitolato il mio documentario The Brink».

Bannon non è soddisfatto di cosa emerge dal documentario, spiega la regista stessa, che dice di non averlo più sentito da quando le loro strade si sono divise, al termine delle riprese. «Gli abbiamo fatto avere il film e so che l'ha visto, ma non si è fatto sentire. Segno che non deve essere molto contento di cosa è stato prodotto. Io avevo carta bianca su tutto e ho fatto emergere il ritratto dell'uomo che in quest'ultimo anno si è mostrato a me. Lui sapeva che le mie idee politiche erano ben diverse dalle sue e infatti in un primo tempo mi aveva detto di no. Poi però aveva cambiato idea, come fa con gli altri media americani».

Bannon infatti non rifiuta mai di andare nei salotti scomodi della televisione, per lui non esistono media negativi, e negli Stati Uniti ha trovato modo di divulgare le idee dell'ultra destra americana su canali dalle radici di sinistra come The Economist e CNBC. Recentemente è stato perfino ospite di Bill Maher, una delle personalità televisive più a sinistra dello spettro politico americano.

«Cosa non ha considerato dice la regista è che quel che accade con la realizzazione di un documentario è ben diverso dall'essere ospite di una trasmissione o dal salire su un palco ad esporre le proprie idee. Io ho filmato centinaia di ore e ho avuto il tempo di scrutinarle e fare emergere il Bannon che ho conosciuto per quello che è. E non credo gli sia piaciuto».

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