"Il mio volo elettronico tra la quotidianità e gli dei dell'Olimpo"

Nuovo disco dell'artista esploso a Sanremo con il brano "Soldi". I duetti con Elisa e Woodkid

"Il mio volo elettronico tra la quotidianità e gli dei dell'Olimpo"

Così si fa. Mahmood non è rimasto ancorato al cliché di Soldi (con cui nel 2019 ha vinto Sanremo, è arrivato secondo all'Eurovision e ha sfondato quota 100 milioni di streaming) e infatti il nuovo disco Ghettolimpo è un passo avanti: meno semplice, più affascinante, talvolta ostico. E più elettronico, a tratti cupo. «Dopo Sanremo e l'Eurovision mi sono guardato allo specchio», spiega pensoso, calibrando le parole, talvolta riflettendo prima di rispondere. Alessandro Mahmoud in arte Mahmood ha 28 anni, milanese figlio di mamma sarda e papà egiziano, pensa alla musica alla vecchia maniera (ossia vivendola h24) ma è maledettamente moderno nei suoni e nell'attitudine trasversale rivelandosi uno dei pochi a creare uno stile e non a replicare quello di altri. Ed è legato a doppio filo con la vita normale. Per capirci, collabora con quel geniaccio di Woodkid, che lavora con Katy Perry e Lana Del Rey, ma nel disco cita anche i suoi migliori amici Gugu e Davide, oltre naturalmente la mamma: «Io a casa con lei parlo sardo, non so parlare arabo ma sardo sì», dice sorridendo.

Però questo disco è una finestra sul mondo.

«È un viaggio nel quale ho voluto mescolare i miti dell'Antica Grecia e la quotidianità. Dopotutto il mondo è una via di mezzo tra il ghetto e l'Olimpo».

Nel brano omonimo canta: «Del mio Narciso è rimasto il sorriso più brutto, giuro che lo cambierò».

«È la paura di allontanarsi dalle proprie origini, perdere quella scintilla di ispirazione che veniva dai sacrifici fatti da te e dalla tua famiglia. Ma io non dimentico da dove vengo e che cosa ho passato».

Una sorta di concept album.

«È un concetto un po' limitante, non credo sia un concept. Diciamo che Ghettolimpo rappresenta una fase di passaggio e di scoperta. È meno pop ed è un disco per me molto vario».

In Rubini canta con Elisa.

«In realtà per lei avevo scritto un'altra canzone. Poi ho sentito il provino di un altro brano e ho detto: Ecco questo è perfetto. Così è diventato il momento più r&b del disco. Ed Elisa è stata grande perché si è messa in gioco come solo i grandi sanno fare».

A che cosa si riferisce il testo?

«Ha un possibile doppio significato. Si ricollega a quando sei adolescente e fai fatica a integrarti. Cerchi di dare il meglio ma questo ti si ritorce contro. Ma può riferirsi anche alle abitudini di tanti rapper di avere denti d'oro e di rivestirsi di gioielli e pietre preziose».

Mahmood ha avuto periodi difficili da ragazzo?

«Talvolta anche i bullizzati poi fanno bene nella vita».

Karma è incisa con Woodkid, una star mondiale.

«Sì l'ho conosciuto un anno e mezzo fa a Parigi ed è nata l'idea di questa canzone. Parole mie e musica sua. Anche la produzione è sua. Questa potrebbe essere davvero la mia prima vetrina per l'estero e difatti canto anche in inglese. Per questo brano sono andato tante volte a Parigi e mi ci sono concentrato in tutto e per tutto».

Internazionale ma locale.

«In T'amo c'è il coro femminile di Orosei, paese di origine di mia mamma, del quale fa parte anche mia cuginetta Antonellina. Questo brano parla di come sono cresciuto e degli sforzi che lei ha fatto per me. Quando gliel'ho fatta ascoltare, ho pianto».

Sua mamma è decisiva per lei. Com'è il vostro rapporto?

«In famiglia non siamo molto aperti. Per 27 anni ho vissuto con lei, visto che sono andato via di casa soltanto l'anno scorso. Con lei il rapporto è di straordinaria intensità. Il messaggio che ci mandiamo non è quello del buongiorno, ma quello della buonanotte. E io non dico mai ti amo, ma a lei l'ho detto».

Mahmood e il cinema e la tv.

«Beh, nel brano c'è Zero, che chiude la serie omonima prodotta da Netflix».

Non solo. Anche Nanni Moretti. Ha celebrato il suo ritorno in gara a Cannes con un video Instagram nel quale con il cast femminile del film Tre piani canticchia Soldi davanti allo specchio. È diventato virale.

«Bellissima sorpresa, un regalo che non mi aspettavo».

Mahmood quanto è stato difficile arrivare fino a qui?

«Parecchio. All'inizio mi dicevano che ero uguale a Mengoni, mi sentivo in gabbia».

Per molti anche l'eccesso di politicamente corretto è una gabbia.

«In effetti non si può più dire niente, sembra che non si aspetti altro che di far scoppiare una polemica. La storia del bacio di Biancaneve, poi, conferma che stiamo davvero degenerando».