"Nel mondo 0.0 siamo tutti dei Nuovi Eroi"

Il manager-scrittore racconta la ricetta per un futuro di economia sostenibile

"Nel mondo 0.0 siamo tutti dei Nuovi Eroi"

Tu sei 0, io sono 0. Il punto è quello di incontro. Filosofia? No, economia. 0.0 è qualcosa di rivoluzionario nel mondo d'oggi, qualcosa da veri eroi. Nuovi eroi.

Fare un'intervista a Oscar Di Montigny è praticamente impossibile: domande e risposte confluiscono in una lunga chiacchierata in cui si parla del nostro tempo, Il tempo dei Nuovi Eroi come recita la copertina del suo libro (Mondadori, pagg. 264, euro 13). Solo che Oscar non è (solo) uno scrittore, ma il Direttore marketing e innovazione di quello che è diventato l'istituto di credito più solido d'Italia, ovvero Banca Mediolanum. Al recente World Business Forum ha predicato la sua ricetta di economia sostenibile davanti a una platea di centinaia di manager armeggianti con lo smartphone (ovvero «essere Beta» è avere Ruolo, Responsabilità, Priorità, Delega, Controllo). Ed è anche questo essere eroi: «Ho gettato un seme, non mi illudo che attecchisca con facilità». Anche perché, per il manager di banca Oscar Di Montigny, i soldi non sono un fine ma un mezzo. Noi siamo un mezzo e non un fine. E il motore di tutto è l'amore.

Praticamente come viaggiare contromano...

"È una spia sul cruscotto, anche se poi che la macchina la fanno gli ingegneri e la guidano i piloti. Io cerco di fornire un indicatore importante. L'ho detto anche a quei manager: Io non dò risposte, costringo tutti a farsi domande".

L'inizio di una rivoluzione.

"L'inizio della rivoluzione degli uomini perbene. Il mondo offre tante opportunità e ogni investimento economico deve essere pensato per l'impatto che ha sulla comunità. Gli imprenditori non sono più importanti: sono più importanti le persone. E in un'azienda ci possono essere persone perbene anche se il padrone non lo è".

Detto da un capo azienda...

"Il mondo sta cambiando più velocemente di noi. Il nostro compito è dare punti di riferimento e per me il più importante è l'educazione. Noi umani non siamo né cattivi, né invidiosi. È il contesto che crea quello che siamo. Educare non vuol dire fai quello che ti dico. I capi invece preferiscono invece sottoposti bravissimi e stupidi. E amano le macchine: vanno veloci e non odiano i superiori".

Come si riesce a far crescere quel seme?

"L'uomo non si evolve naturalmente, bisogna dare stimoli. Se ti porto sulla spiaggia e ti dico di nuotare 10 chilometri mi dai del pazzo. Ma se rischi di affogare li fai. È questione di algoritmo: cultura più profitto uguale opportunità".

Che non tutti sanno cogliere.

"Perché l'essere umano tende a conservare. E dove l'algoritmo costringe al cambiamento con meno violenza c'è molta più libertà di mantenere lo status. Penso alla politica. E penso a certi centri di interesse. Tipo il caso Uber...".

Ovvero?

"Arriva un servizio che migliora la vita a chi lo fa, ai consumatori, alla comunità. Invece le lobby si mettono di mezzo e la politica dà loro ragione. Da un servizio come Uber potrebbero nascere mille idee: salgo in macchina, capisco come funziona e che funziona. E magari porto l'esperienza nel mio business. Invece si resta fermi".

Come si fa a diventare 0.0?

"Bisogna cambiare le prospettive: l'essere umano pensa tendenzialmente a un arco temporale lungo come la sua vita. Al massimo quella dei figli. Invece il tempo si è ristretto: agli inizi del Novecento si è passati in una vita dai cavalli agli aeroplani. Noi stiamo vivendo uno stravolgimento in pochi anni".

La migrazione dei popoli, la rivoluzione sociale.

"Quando eravamo piccoli noi, a Milano c'erano i marocchini e il drogato del quartiere lo conoscevamo, così come il gay, il politicamente impegnato... Adesso siamo di fronte ad una integrazione impazzita e se ti iscrivi a un social network devi scegliere tra 77 diversi generi sessuali. Siamo pronti? No, perché non abbiamo avuto la possibilità di sperimentare le complessità del cambiamento".

Quindi ecco il caos.

"Quindi ecco i capipopolo. La gente è stufa e va di pancia: non vuole, non può, non sa cambiare e si rivolge a figure che in qualche modo la rassicurano. È un passaggio, inevitabile: magari scopriremo di avere tra i nostri figli un futuro capopopolo più illuminato, ma ancora non lo sappiamo".

Nel tuo libro parli di quando hai conosciuto Vinton Grey Cerf, capo evangelista di Google: lui sostiene che il futuro farà a meno di noi umani.

"Vint è una delle persone che mi hanno illuminato. E pone un problema: la scienza e la fantascienza si stanno avvicinando, le macchine lavoreranno per noi. Nasceranno nuove esigenze, ad esempio come riempire gli spazi. Dovremmo essere educati all'ozio che non è noia, a vivere con meno risorse. L'occupazione del tempo libero diventerà un business. Bisogna cominciare a farsi delle domande. E qui torna in ballo il caso Uber: se il sistema continua ad autodifendersi, arriveremo impreparati".

È il potere del dubbio.

"Sono stato a Medjugorje, dal Dalai Lama, al Muro del Pianto, là dove la convivenza di culture e religioni è altissima tensione. È un viaggio, è il Viaggio dell'Eroe pieno di domande, sapendo che il momento in cui dici ho capito è il più pericoloso: ne trovi un altro come te e sono mazzate. È un viaggio in cui potresti anche non trovare mai nessuno e non fare nulla. Non trovare risposte. Ma l'importante è avere le domande".

E tutto questo ha a che fare con i soldi? E con l'amore?

"Stephen Hawking dice che la vera caverna è il nostro cuore. Anche il profitto deve passare da lì. Il mondo esterno al cuore è una costante misurazione del tuo grado e stato. È un po' come Matrix, il film, che ha almeno 7 gradi di lettura, dal fantascientifico al mistico. Ognuno ha il suo. E non c'è il più figo di tutti".

Siamo un puntino nell'universo, insomma.

"Davis Scott, astronauta dell'Apollo 13, mi ha raccontato come stare lassù dia problemi di identità: l'universo è la misura del tutto, capovolge la nostra prospettiva umana. Dallo spazio guardi sotto il mondo così piccolo e ti chiedi perché stiamo tutti a litigare".

Ed a inseguire il potere in qualsiasi forma.

"Per questo dico che i soldi sono un mezzo. Noi siamo un mezzo. Io sono molto affascinato dalla storia dei Dervisci rotanti, la setta dei Sufi. I Dervisci quando ballano girano su loro stessi con la mano destra verso il cielo e quella sinistra verso la terra: la prima prende la forza da qualunque cosa stia in cielo, l'altra la trasmette. E in mezzo c'è il cuore. E il fondatore della confraternita anatolica dei Sufi, Maulana Rumi, musulmano, aveva contatti con San Francesco d'Assisi; la tunica dei Sufi si allacciava esattamente nel punto del costato in cui è stato colpito Cristo. E allora: di che cosa stiamo disputando? Non mi parlate di guerre di religione".

Guerre di soldi e di potere. Come far vincere i Nuovi Eroi?

"Ricordiamoci che siamo esseri speciali, di vivere con il cuore. E il valore del silenzio, che non è il vuoto, ma una frequenza che noi non riusciamo a sentire. Ma che dobbiamo cercare di ascoltare".

Lo dice anche la scienza: dal silenzio arriviamo e nel silenzio un giorno torneremo.

"Infatti da 0 a 0 con un punto in mezzo. È il viaggio dell'Eroe".

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