L'ultima svolta di Corona: cosa sponsorizza...

L'ex re dei paparazzi, oggi agli arresti domiciliari, è diventato testimonial di un negozio di cannabis light firmando una linea di prodotti con il suo marchio

L'ultima svolta di Corona: sponsor della cannabis

Il carcere sembra essere un ricordo lontano per Fabrizio Corona. Ad un mese di distanza dalla scarcerazione, l'ex re dei paparazzi è tornato a far parlare di sé per un progetto legato alla marijuana, che lo vede testimonial e ideatore di alcuni prodotti commercializzati.

L'11 marzo scorso il tribunale di sorveglianza di Milano aveva revocato gli arresti domiciliari a Fabrizio Corona. Una decisione che gli apriva nuovamente le porte del carcere e alla quale il fotografo ha provato ad opporsi compiendo gesti di autolesionismo. Delirante e con il volto e le mani ricoperte di sangue, Corona ha pubblicato decine di video di protesta sui social network. Questo però non ha impedito ai giudici di farlo tornare in prigione, almeno, fino a metà aprile quando il Tribunale gli ha riconfermato la detenzione domiciliare.

Nel ritornare alla normalità, l'ex re dei paparazzi sembra essere tornato anche alle sue vecchie attività. L'ultima in ordine di tempo lo vede coinvolto nella promozione di una linea di cannabis light realizzata in collaborazione con il negozio Canapa cbd shop, che rivende prodotti a base di canapa legale a basso thc. Fabrizio Corona ha firmato i prodotti con il suo brand, diventando addirittura testimonial dello shop. Come riporta MilanoToday, Corona ha condiviso nelle sue storie Instagram un video promozionale in cui maneggia la marijuana con sottofondo la colonna sonora della celebre serie Narcos.

Lo spot, ora rimosso, garantirebbe risonanza social e mediatica al negozio, che intanto sulla sua pagina ufficiale Instagram ha pubblicato alcune foto in cui l'ex fotografo si mostra con i collaboratori del progetto e ingenti quantità di cannabis light. Il fine ultimo dietro al nuovo progetto di Fabrizio Corona? Oltre ai ricavi, a quanto si apprende sempre dai canali social, ci sarebbe anche quello benefico. Parte degli introiti delle vendite dei prodotti di marijuana legale dovrebbero essere devolute ai detenuti delle carceri.

"I social e la televisione sono il suo lavoro. Non c'è scritto da nessuna parte che uno in detenzione domiciliare non possa andare in tv e usare i social", aveva detto il suo avvocato, Ivano Chiesa, prima che Corona tornasse dietro le sbarre. Il tribunale di Sorveglianza sarà dello stesso avviso?