Parte il dribbling televisivo di Totti

Presentata "Speravo de morì prima", la fiction sull'ex capitano della Roma

Parte il dribbling televisivo di Totti

«Vabbè. Amò. Tesò. Senza qu'aa palla, chi cazzo sò?». Se siete allergici al romanesco e alla retorica quirite da Capitano, astenetevi dalla serie tv Speravo de morì prima (su Sky dal 19), che narra l'ultimo anno e mezzo di carriera di Francesco Totti, campione del calcio targato AS Roma e divo pop, maritato a un'altra icona pop, Ilary Blasi.

C'è di che farne un romanzo, tra maledetti infortuni a 39 anni; mamma e moglie adoranti; l'ex-proprietario della Roma, quel «Pallotta infame» sui muri, che mira a far fuori l'ingombrante «Pupone» e demanda la defenestrazione all'allenatore Spalletti, non proprio amico del noto calciatore. Anzi. «Celebriamo la morte in diretta di Totti. Da piccolo temevo la morte di mia madre, ma in camera avevo il poster di Francesco: una rete di salvataggio, perché tutti facciamo i conti con la fine. Si può dire della Juve?», spiega Pietro Castellitto, figlio del più celebre Sergio, presentando la serie dallo Stadio Olimpico: omaggio simbolico alla deità mitologica del bomber, celebrato quale archetipo, ma nella fiction ridotto alla sua dimensione umana, tra mal di testa, battute e vita familiare normale.

E come nei miti, il dio, a un certo punto, appare. «Ringrazio in particolare Pietro, che ha cercato di farmi uscire come sono: ho visto cose che non conoscevo, del mio carattere», scandisce in un videomessaggio Totti, dal cui libro Un capitano (Rizzoli), scritto con Paolo Condò, è tratta la serie in sei episodi, diretti da Luca Ribuoli.

Intorno a tale porzione di biografia, che mostra il pedatore da piccino (lo chiamavano gnomo), nato con la palla al piede, e da grande quale marito che fa affidamento su una moglie comprensiva (Greta Scarano) e su una mamma-supporter (Monica Guerritore), si agglomera la mejo gioventù della Capitale: da Martina Veltroni, figlia di Walter,qui produttrice Wildside a Nicola Maccanico, figlio del politico quirinalizio Antonio,qui vice presidente esecutivo di Sky Italia, per tacere del figlio di Ugo Tognazzi, Gian Marco, che poi sarebbe velletrano e non tifoso della Roma, però fa lo stesso: tanto interpreta il toscano Spalletti, che ai sei milioni di tifosi romanisti sta ancora sul gozzo. «La nostra sfida? Puntare sull'aspetto privato e su un tono leggero e pop», afferma Maccanico, che sa di andare a toccare un nervo scoperto della Magica, con quell'addio epico di Totti, tra lacrime e recriminazioni. In verità, Castellitto junior sta a Totti come un pesce a una bicicletta (a pare la parlata strascicata, tipica romanesca), però l'attore non s'è curato della somiglianza fisica.

«La mia bussola? Creare una maschera che evocasse Totti: il cinema è evocazione. Non avevo mai conosciuto il campione, prima, ma nel mio primo pacchetto di figurine Panini, ho trovato il Capitano. Incontrandolo, ho scoperto che è loquace: per giocare a pallone, devi essere intelligente. Ma non è detto che l'intelligenza esca anche a parole», riflette il protagonista, che per legittimarsi legge il suo diario da bambino, dove scriveva del campione : segno del Destino?

Tognazzi, invece, non ha lavorato sulla predestinazione, bensì sui non detti. «Non mi piaceva l'idea del cattivo, così ho approfondito la filosofia di Spalletti: non importa quanto si somigli al personaggio, ma conta trovarne l'anima», dice Gian Marco, il quale ha puntato sul disagio: del tecnico, di una società, di una squadra, di Totti».

Greta Scarano, nei panni della Iena leonessa, temeva di sfigurare nel costume succinto della letterina e racconta: «Alla fine era solo un fotogramma e se Ilary è figura esposta, nel'intimità è moglie e madre: temi universali».

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