"La Partita del Cuore si gioca per sconfiggere il cancro"

Parla il capitano della Nazionale Cantanti che stasera va in onda su Canale 5. Conduce Federica Panicucci

"La Partita del Cuore si gioca per sconfiggere il cancro"

Enrico Ruggeri, si sa, è un combattente nato. Fa musica senza compromessi, dice quel che pensa e si spende come pochi per la Nazionale Cantanti che stasera gioca la sua trentesima «Partita del Cuore» all'Allianz Stadium di Torino. L'obiettivo è raccogliere fondi a sostegno della Fondazione Candiolo per la ricerca sul Cancro presieduta da Allegra Agnelli (fino al 3 giugno donazioni al numero solidale 45527). Da una parte i protagonisti della nostra musica, da Ermal Meta a Ramazzotti, da Bugo a Shade, tutti allenati dal tandem Fabio Capello e Marco Masini. E dall'altra i Campioni per Ricerca con John Elkann, Andrea Agnelli, Nedved, Pirlo, Totti, Buffon, Dida e via elencando nomi famosi compreso quello del professor Matteo Bassetti. Li allena Sinisa Mihajlovic. A condurre la serata sarà Federica Panicucci, mentre la telecronaca è affidata a Pierluigi Pardo con Giorgia Rossi a bordo campo e le incursioni di Gene Gnocchi. Un evento rituale che potrebbe girare la boa dei 100 milioni di euro finora raccolti dalla Nazionale Cantanti e che comunque ha il sapore della «prima», visto che sarà trasmesso per la prima volta da Canale 5. Anche questo un evento nell'evento.

Ruggeri, come mai la Rai vi ha voltato le spalle?

«La Rai ha iniziato a disinteressarsi dell'evento nonostante la Partita del Cuore fosse per lei il secondo evento seriale più continuativo dopo il Festival di Sanremo. Prima ci precedeva Miss Italia, ma adesso anche Miss Italia non è più in Rai. A Mediaset invece abbiamo trovato grande interesse e una squadra vincente. La miscela adatta per una partita del genere che arriva, oltretutto, anche a celebrare i quarant'anni della Nazionale Cantanti».

Lei che è il capitano parteciperà a stilare la formazione con gli allenatori?

«La formazione della Nazionale Cantanti è la più difficile del mondo perché bisogna far giocare i più famosi per soddisfare il pubblico ma anche i più forti e infine premiare chi si spende davvero in tante attività a sostegno di questa squadra».

Lei è arrivato a 262 presenze con 104 reti.

«Sono arrivato nella Nazionale Cantanti perché sostanzialmente volevo giocare a pallone. Ma poi ho capito che ero entrato in una famiglia vera e propria. Qualche tempo fa, negli spogliatoi, abbiamo notato che tutti nel tempo avevamo cambiato moglie ma non avevamo cambiato squadra».

Quanto si allena?

«Per questa partita abbiamo fatto due ritiri, uno a Villafranca e l'altro a Cattolica. Ma io comunque gioco a pallone due volte a settimana. Preciso: gioco a calcio, non a calcetto...».

A proposito, lei ha fatto carriera anche qui: è stato tesserato dal Sona Calcio in serie D.

«Potrei diventare il più vecchio debuttante del mondo».

Quando?

«Se tutto va secondo le previsioni, potrebbe essere il 4 giugno».

Ossia il giorno prima del suo 64esimo compleanno.

«Magari ci sarà la possibilità di entrare qualche minuto senza fare troppi danni...» (sorride - ndr)

Ma come è successo che un cantautore ultrasessantenne si ritrovi a giocare in Serie D?

«Ero in ritiro con la Nazionale Cantanti e Maicon è passato a trovarmi con Paolo Pradella, presidente del Sona. Io gli faccio: Mi prenderebbe nella sua squadra?».

L'ha presa. Un presidente d'altri tempi.

«Uno che una volta ha mandato via l'allenatore tra il primo e il secondo tempo di una delicata partita e poi si è seduto lui in panchina».

Risultato?

«Hanno vinto».

Ruggeri, il disco nuovo?

«Sto registrando le canzoni».

Quando uscirà?

«Magari in autunno oppure nell'anno nuovo. Adesso si può scegliere con più tranquillità la data di uscita».

C'è sempre più attenzione sui singoli brani.

«Vedo mio figlio di 16 anni che ascolta 40 volte la stessa canzone. Non è paragonabile a quello che facevamo noi alla sua età».

Adesso è tutto fulmineo.

«Io invece ho avuto una carriera graduale».

Prima con i Decibel e poi da solo.

«Con i Decibel ci siamo ritrovati che amavamo Lou Reed ma ai concerti ci tiravano sul palco i pupazzi di peluche. Ci siamo sciolti anche per questo. Ho iniziato la carriera da solista sperando di ritrovare i vecchi fan, ma non è stato così. E oggi posso dire che è stata una fortuna».

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