Peccati, misteri e sante visioni Così Ildegarda diventa un «caso»

Daniele Abbiati

La gelosia di una sorella; il legame strettissimo (troppo stretto?) con un'allieva; le resistenze (e i maneggi) di un «capo» che si rivolge in alto loco per impedire l'emancipazione di un'ambiziosa «dipendente»; il fascino di un nobile avventuriero-seduttore; la lotta contro potentati economici e politici. Potrebbero essere gli ingredienti di un comune romanzo «al femminile» che ruota intorno a una donna fiera e «maledetta».

Invece qui la protagonista è, sì, fiera, ma tutt'altro che maledetta: è addirittura una santa. Certo, fu anche scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, compositrice, filosofa, linguista, cosmologa, guaritrice, naturalista e profetessa. Ma soprattutto santa, fu Ildegarda di Bingen (1098 - 1179), anche se Il caso Ildegarda, di Edgar Noske (Emons, pagg. 279, euro 12,50, traduzione di Anna Carbone) la fa scendere dal cielo terso dell'altare per rigettarla, due anni prima della sua dipartita, nelle inquiete brume delle umane passioni. La Nostra, badessa del monastero di Rupertsberg da lei fondato ventisette anni prima, riceve la visita del monaco belga Wibert, proveniente da Gembloux, desideroso di divenire il suo segretario personale, addetto alla trascrizione (alla decrittazione, viene da dire) delle sue visioni. Ma ben presto la parola di Dio passa in secondo piano per lasciar spazio alle pregresse azioni del Diavolo, complice il rinvenimento di uno scheletro umano appena fuori le mura del monastero.

Così l'attonito Wibert, da aspirante segretario diviene confidente e di fatto confessore di Ildegarda, la quale gli sciorina un rosario di fatti tragici risalenti all'epoca della sua contrastata fuga dal convento di Disibodenberg. Tranne il sopraddetto avventuriero-seduttore, i personaggi sono rigorosamente storici. Mentre metastorica e pervasiva è la potenza del peccato che, sotto l'abile regia del tedesco Noske (1957 - 2013), trova ottima accoglienza soprattutto presso chi dovrebbe combatterla.

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