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Così Il pianista si è salvato dallo sterminio nazista. Nel film Polanski ripercorre la sua storia

Il pianista è un film che racconta la vera storia del musicista ebreo Wladyslaw Szpilman e della sua sopravvivenza durante l'occupazione tedesca

Così Il pianista si è salvato dallo sterminio nazista. Nel film Polanski ripercorre la sua storia

In occasione della Giornata della Memoria, Canale 5 trasmetterà questa sera alle 23.45 Il Pianista, il film con cui il regista Roman Polanski racconta la vera storia di Wladyslaw Szpilman, musicista ebreo che figura tra i sopravvissutti all'orrore dell'Olocausto e della seconda guerra mondiale.

Vincitore della Palma d'Oro a Cannes e di ben tre premi Oscar, Il Pianista vede l'attore Adrien Brody nei panni del pianista ebreo Wladyslaw Szpilman.

Il pianista, la trama

Il film di Roman Polanski si apre a Varsavia, nel settembre del 1939. Wladyslaw Szpilman sta suonando alla radio quando un rombo improvviso e assordante mette freno alla musica: è l'inizio del secondo conflitto mondiale. La Polonia è stata occupata dalla Germania nazista e non ci vorrà molto prima che anche Varsavia venga invasa dalle truppe tedesche.

Per gli ebrei come Wladyslaw Szpilman la vita si trasforma in una serie sempre maggiore di limitazioni: c'è un tetto massimo di denaro che una famiglia ebrea può possedere e l'assoluto divieto a lavorare. Gli ebrei devono portare il segno distintivo della stella di David sugli abiti e ben presto vengono tutti relegati nel ghetto della città. Wladyslaw, così come tutti i suoi familiari e i suoi amici, comincia una vita di umiliazioni e povertà, dove la fame la fa da padrone, tanto quanto la paura di venire uccisi da qualche ufficiale tedesco.

Man mano che il tempo passa, infatti, la violenza dell'esercito nemico aumenta. Il pianista assiste all'uccisione di vecchi e bambini e nonostante tutti i suoi sforzi non riesce a evitare che la sua famiglia venga messa su uno dei tanti treni merci in partenza per i campi di concentramento. Wladyslaw riesce in qualche modo a fuggire al destino tragico dei campi di sterminio: per lui, però, inizia un vagabondaggio senza meta e senza radici, caratterizzato il più delle volte dalla paura di essere scoperto e dalla solitudine che rischia di farlo impazzire.

Il pianista, la vera storia di Wladyslaw Szpilman

Il pianista si basa su un personaggio reale e su fatti veramente accaduti. Wladyslaw Szpilman, come ricorda Berlino Magazine, nacque nel 1911 in una famiglia che aveva sempre posto la musica al centro della propria vita. Il piccolo Wladyslaw, ad esempio, iniziò la sua lunga storia d'amore con il pianoforte grazie alle lezioni che gli vennero date da sua madre quando lui era ancora molto piccolo.

Studiò sia a Varsavia che a Berlino, dove si diplomò all'Accademia di Belle Arti, prima di tornare a Varsavia e cominciare a lavorare come pianista in una radio polacca. Tuttavia, proprio come raccontato ne Il Pianista, la vita del musicista e della sua famiglia precipitò in un abisso di disperazione con lo scoppio della Seconda guerra mondiale e l'invasione della Polonia. Visse nella povertà insieme alla sua famiglia nel ghetto di Varsavia e con la sua famiglia era destinato a finire nel campo di concentramento di Treblinka, ma fu proprio la musica a salvarlo.

Infatti, uno dei poliziotti del ghetto ebraico, che lo aveva sentito suonare varie volte decise di farlo scappare dal treno. Mentre la sua famiglia veniva trasferita al campo di concentramento da cui non avrebbe più fatto ritorno, Wladyslaw tornò al ghetto dove troverà lavoro come carpentiere nel ghetto. Rimase al suo posto fino al 1943, quando decise di scappare dal ghetto.

Negli anni successivi, come regista Culture, venne nascosto dagli amici e conoscenti Czeslaw e Helena Lewicki, Andrzej e Janina Bogucki, Eugenia Uminska, Witold Luwoslawski e molti altri che sono rimasti anonimi. Continuò a vivere nascosto per interi mesi, spesso rimanendo completamente isolato. Arrivò ad "occupare" i resti di una casa che era stata data alle fiamme. Qui venne trovato da un capitano della Wehrmacht, Wilm Hosenfeld, che gli procurò un cappotto per cercare di combattere il freddo e che gli portava regolarmente del cibo.

Dopo la fine della guerra, tornò a lavorare con la radio polacca, guidando il programma dedicato alla musica leggera fino al 1963. Nel 2010, come riporta The Guardian, venne descritto come un collaborazionista dei nazisti all'interno di una biografia dedicata alla cantante ebrea e polacca Wiera Gran. Il libro, firmato dalla giornalista Agata Tuszyńska, riporta una citazione della cantante che asseriva che il pianista avesse collaborato con la polizia all'interno del ghetto. I discendenti di Szpilman fecero causa per diffamazione alla corte d'appello di Varsavia, uscendone vittoriosi e ripulendo dunque il nome dell'uomo al centro del film di Roman Polanski.

Roman Polanski, la fuga dalla Polonia e i suoi salvatori

Come racconta il sito dell'Internet Movie Data Base, una della caratteristiche più incredibili de Il Pianista è che le riprese del film diedero a Roman Polanski l'occasione di tornare nella sua terra d'origine, la Polonia, e incontrare le persone che lo avevano aiutato a fuggirne durante la Seconda guerra mondiale. Roman Polanski, infatti, pur essendo nato a Parigi, si trasferì in tenerissima età nella città dei genitori, Cracovia. La scelta venne fatta a seguito della crescente ondata di antisemitismo che stava spopolando nella capitale francese all'inizio degli anni '30.

Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, i genitori del futuro regista vennero trasportati ai campi di concentramento dopo aver vissuto nel ghetto della città. La madre di Polanski morì ad Auschwitz mentre suo padre venne trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen, dal quale riuscì miracolosamente a fare ritorno.

Secondo la ricostruzione fatta da ABC News, Roman Polanski venne fatto scappare dal ghetto nel 1942 e venne nascosto da una famiglia polacca di loro conoscenza. Roman Polanski venne nascosto da Jan e Stefania Buchala fino al 1945 e, dunque, alla fine della guerra.

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