Pionieri pelle e ossa alla conquista del mitico "Ovest"

Mentre il bar esplode lentamente e in onde sferiche si propaga verso l'esterno, sotto la pioggia

Pionieri pelle e ossa alla conquista del mitico "Ovest"

Mentre il bar esplode lentamente e in onde sferiche si propaga verso l'esterno, sotto la pioggia:

1898, Kansas, deposito ferroviario incrostato di polvere; il sole strizza gli occhi per decifrare il muto baluginio dello sgorbio dorato sullo sportello della corriera. Là ritto se ne sta Jonas Armand Stamper, con un pennacchio di vapore che si srotola accanto alla vita sottile come una bandiera a mezz'asta su un pennone di metallo nero. Sta accanto alla portiera dorata, un po' discosto, con un borsalino nero stretto nella morsa d'acciaio della mano, nell'altra un libro rilegato in pelle nera, e in silenzio assiste ai saluti della moglie e dei tre figli che si accomiatano dal resto della parentela riunita. Una schiatta dall'aria robusta, deve ammettere, con i rigidi abiti di mussola apprettata. Una nidiata davvero eccezionale. E più robusto, apprettato ed eccezionale di tutti gli altri messi insieme è consapevole d'apparire egli stesso agli occhi dei meridiani frequentatori del deposito. La lunga chioma lustra tradisce il sangue indiano; le sopracciglia e i baffi perfettamente orizzontali, come tracciati al lapis con l'ausilio di una riga, sulla faccia dagli ampi tratti. Mascella volitiva, collo nerboruto, torace ampio. E malgrado sia ben al di sotto del metro e ottanta, fa la figura di un uomo molto più alto. Eccezionale, non c'è che dire. Un patriarca tutto d'un pezzo, vestito di pelle ma dall'animo di ferro, che intrepido s'appresta a trasferirsi con la famiglia a Ovest, in Oregon. Il robusto pioniere lanciato alla conquista di nuove terre primitive. Eccezionale.

«Sii prudente, Jonas».

«Dio provvederà, Nate. È l'opera del Signore che stiamo compiendo».

«Sei un brav'uomo, Jonas».

«Dio provvederà ai bisogni dei suoi, Louise».

«Così sia, così sia».

«È il Signore a volere che andiate».

Egli annuisce rigidamente e, voltandosi per montare a bordo, fa caso ai suoi tre ragazzi... Guardate: hanno tutti un gran sorriso stampato in faccia. Jonas si fa serio e rammenta loro che, sebbene si siano pronunciati a favore di quel trasferimento dal Kansas al selvaggio Nordovest, è lui ad averlo deciso, lui e nessun altro, è lui a permetterlo, e com'è vero Iddio farebbero bene a tenerlo a mente! «È la volontà del buon Signore» ribadisce, e i due più piccoli abbassano gli occhi. Il maggiore, Henry, sostiene il suo sguardo. Jonas fa per riprendere a parlare, ma qualcosa nell'espressione del ragazzo, un'insolenza trionfante, dissacratoria, ferma le parole in gola all'intrepido patriarca, che però comprenderà davvero quel cipiglio solo molto più tardi. No, hai capito nell'istante stesso in cui l'hai visto. Il marchio di Satana. Conoscevi quello sguardo e ti si è gelato il sangue nelle vene quando ti sei reso conto di cosa eri stato inconsapevolmente complice.

Il controllore annuncia la partenza imminente. Salendo sul treno i due più piccoli superano il padre borbottando grazie, grazie tante, per i pranzi al sacco offerti dalla fila di parenti venuti a salutarli. Segue la madre agitata, con gli occhi umidi, e bacia guance, stringe mani. Poi il figlio maggiore, con i pugni come nodi stretti, sprofondati nelle tasche dei pantaloni. Il treno dà uno strattone improvviso, il padre afferra la sbarra verticale e con un balzo si issa a bordo, il braccio alzato verso i parenti che salutano con la mano.

«Addio».

«Scrivi, Jonas, intesi?»

«Scriveremo. E aspettiamo che ci veniate dietro a breve».

«Addio... addio».

Si gira per salire i gradini di ferro rovente e, mentre dal predellino fa ingresso in carrozza, scorge di nuovo quello sguardo negli occhi di Henry. Signore abbi pietà, sussurra, e non sa perché. No, invece lo sapevi, confessa. Sapevi che era il peccato di famiglia riemerso dalla fossa, e conoscevi anche il tuo ruolo in tutto ciò; lo conoscevi quanto il peccato stesso. «Un peccatore nato», mormora «condannato dalla nascita».

Poiché, per Jonas e la sua generazione, l'intera storia famigliare era macchiata da quel nero peccato: Tu conosci il suo nome. Condanna del Vagabondo; condanna del Randagio; amara croce del Senza Fede; sempre a voltare le spalle a ciò che Iddio gli ha concesso...

«Tormentati da un eterno prurito ai piedi» dicevano i più accomodanti.

«Ciechi!» tuonavano i difensori della stabilità. «Bestemmiatori!»

«Semplici girovaghi».

«Stolti! Stolti!»

Migranti, questo si evince dalla storia di famiglia. Una nerboruta schiatta di anime in pena che puntavano ostinatamente a ovest, questo mostra la loro storia di sfollati. Gente tutt'ossa e niente carne, in cammino sin dal giorno in cui quel primo Stamper pelle e ossa era sceso dalla nave e aveva posato i piedi sulla costa orientale del continente. In cammino, come sotto l'effetto dell'ipnosi. Di generazione in generazione, di balzo in balzo, attraverso la giovane America selvaggia; non come pionieri che compiono l'opera del Signore in una terra pagana, non come visionari che aprono la strada per una nuova nazione (benché capitasse piuttosto di frequente che rilevassero le fattorie di pionieri scoraggiati o squadroni di cavalli da visionari disillusi che battevano in ritirata verso il caro, vecchio Missouri), ma semplicemente come una banda di individui pelle e ossa con una propensione per l'inquietudine e la follia, girovaghi incalliti, convinti che oltre la collina crescesse sempre l'erba più verde e in fondo al sentiero gli abeti più dritti.

Copyright 2021 Edizioni Black Coffee, traduzione di Sara Reggiani

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