Smontata l'accusa di razzismo

Il principe Harry sta percorrendo la lunga strada verso la guarigione, ma nuovi retroscena svelano una sua presunta mania persecutoria che coinvolgerebbe i paparazzi

Smontata l'accusa di razzismo contro la regina Elisabetta

Il principe Harry è sempre meno credibile. Addirittura, ci racconta il biografo Robert Lacey, il giovane duca sarebbe a tal punto ossessionato dai paparazzi da vederli pure dove non ci sono. Prende forma sempre più concreta l’idea che Harry abbia bisogno di qualcuno che lo aiuti a illuminare i suoi lati oscuri e, forse, la famosa scrittrice e guru Brené Brown potrebbe fare al caso suo, benché sembri proprio che il principe stia seguendo un po’ troppo alla lettera i suoi insegnamenti. Intanto a Buckingham Palace infuria la tempesta del razzismo, ma vale la pena tentare di affrontare questa questione complicata sotto un altro punto di vista che potrebbe riservarci qualche sorpresa.

L’ossessione di Harry per i paparazzi

Lo sappiamo, il principe Harry non ha mai amato i fotografi, ritenendoli i persecutori di sua madre. Questo feroce livore, però, potrebbe nascondere un’ossessione, almeno secondo quanto ci racconta il biografo Robert Lacey nel suo libro “Battle of Brothers”. Secondo l’esperto, infatti, l’ex di Harry, Cressida Bonas, avrebbe riferito ad alcuni amici: [Harry] era ossessionato dai paparazzi. Inveiva contro i fotografi…anche quando era evidente che non ce ne fosse nessuno”. Questo è un problema. Se le rivelazioni fossero vere, getterebbero luce su una parte oscura, chiamiamola così, del duca di Sussex, sottolineando il bisogno di quest’ultimo di una terapia che scavi a fondo dentro di lui, fino a rintracciare e sconfiggere tutte le sue ombre.

Anche le regine hanno dei vizi

La regina Elisabetta ne ha uno piccolo e innocuo: la cioccolata, meglio se “protagonista” della Chocolate Perfection Pie, la sua torta preferita. Lo ha raccontato l’ex chef di corte Darren McGrady, svelando anche che Sua Maestà non ama molto gli snack salati, ma andrebbe matta per i gamberetti in vaso di Morecambe Bay (una località del Lancashire), rigorosamente cucinati secondo un’antica ricetta che risale alla dinastia Tudor. Lo chef ha raccontato anche un aneddoto sul proverbiale tè con pasticcini delle cinque a cui la sovrana non rinuncia, neanche quando si trova dall’altra parte del mondo: “Durante il royal tour in Australia un giorno eravamo sul Royal Yacht. Erano le cinque del mattino, ma per la Regina erano le cinque del pomeriggio e dunque il mio compito è stato sfornare scones per lei”. Neanche il fuso orario può far cambiare abitudini a Elisabetta

La guida spirituale di Harry e Meghan

Sapete che i Sussex avrebbero un guru, una guida spirituale che li aiuta a superare i loro traumi? Ed è anche una scrittrice molto famosa a livello internazionale: Brené Brown. Forse il suo nome non vi è completamente sconosciuto. Molti libri dell’autrice sono, infatti, disponibili anche in italiano. La teoria su cui si basano è molto semplice. Esporre senza vergogna le nostre fragilità in un mondo che ci vorrebbe indistruttibili. Pensate che il TED della Brown proprio su questo tema ha raggiunto la vetta delle 53 milioni di visualizzazioni. Sembra proprio che Harry e Meghan stiano seguendo alla lettera questo insegnamento. Però, umilmente, riflettiamo anche sul fatto che far vedere al mondo i propri punti deboli non sottintende lanciare strali contro la propria famiglia, accusandola di essere la causa di questa fragilità.

Volete lavorare per la royal family? Fate attenzione all’inglese

Un ex dipendente della royal family, James Upsher, ha elargito alcuni consigli per quanti sognano di lavorare a Buckingham Palace. I suoi suggerimenti sono tutti focalizzati sulla conoscenza dell’inglese, fondamentale per sperare di entrare a far parte dello staff reale. È scontato che il livello di padronanza dell’idioma di Sua Maestà deve essere altissimo però, durante il colloquio, è molto importante anche l’accento. La pronuncia, in Inghilterra, colloca le persone in una precisa classe sociale, prima ancora di distinguerle per provenienza geografica. Sarebbe il caso di imparare l’accento usato dalla Regina, dalla corte e da una percentuale della popolazione che oscilla tra un minuscolo 3 e un misero 5% della popolazione, ovvero la Received Pronunciation formatasi nel Settecento. Questa è la pronuncia più prestigiosa e pare addirittura che conferisca una certa credibilità a chi la parla. Quando la forma è (quasi) tutto.

Cos'è questa storia del razzismo nella royal family?

La questione di presunte discriminazioni a Buckingham Palace, portata alla luce da un’inchiesta del Guardian, non è di facile interpretazione. Soprattutto in un periodo come il nostro, in cui domina il politicamente corretto. A quanto pare leggi risalenti agli anni Sessanta proibiscono a immigrati e persone di colore di accedere a ruoli impiegatizi alla corte inglese. Dai posti più prestigiosi, inoltre, sarebbero escluse le persone che non risiedono nel Regno Unito da almeno 5 anni. Il Palazzo smentisce categoricamente questa ricostruzione e fa sapere: “Le accuse sulla base di un resoconto di seconda mano di conversazioni di oltre 50 anni non dovrebbero essere usate per trarre o dedurre conclusioni su fatti o azioni odierne”. Vero. Non bastano leggi di mezzo secolo fa, che dovrebbero essere ormai superate, per tacciare la royal family di razzismo. Bisognerebbe capire se, come e per quanto tempo sarebbero state applicate queste norme, anche perché Sua Maestà è tenuta a rispettare l’Equality Act, che garantisce i diritti delle minoranze. E non è credibile nemmeno che a Buckingham Palace (e non solo lì), soprattutto in ruoli di responsabilità, possa lavorare chiunque. Evitiamo strumentalizzazioni. Contano i requisiti di base come la residenza, la conoscenza della lingua e le esperienze lavorative, non il colore della pelle.