"The Prom", il musical su Netflix spreca il duo formato da Streep e Kidman

Buone intenzioni, musiche coinvolgenti e un paio di star senza bisogno di presentazioni, eppure il risultato è una delusione, ossia un florilegio di banalità

"The Prom", il musical su Netflix spreca il duo formato da Streep e Kidman

Esce oggi su Netflix l’atteso The Prom, trasposizione cinematografica del musical di Broadway di Chad Beguelin, Bob Martin e Matthew Sklar. Si tratta del primo film nato dal multimilionario accordo che il colosso dello streaming ha stipulato con Ryan Murphy (300 milioni di dollari in cinque anni per un complessivo di dieci progetti).

Nonostante il coinvolgimento di un cast che annovera nomi come Meryl Streep e Nicole Kidman, “The Prom” è un agglomerato di scenette posticce cucite tra loro da acuti e piroette. Vorrebbe farsi manifesto canoro contro la discriminazione degli omosessuali e invece, paradossalmente, non fa che cavalcare proprio gli stereotipi che ne stanno alla base. Avvalorare l’idea che una lesbica sia negata nel vestirsi in maniera femminile e sfoggiare un protagonista gay tutto mossette non può essere annoverata come trascurabile gaffe, soprattutto se all’interno di un film che per oltre due ore intende vendersi come inno all’inclusività.

“The Prom” ha al centro Dee Dee Allen (Meryl Streep) e Barry Glickman (James Corden), due stelle di Broadway reduci dal flop del loro ultimo musical e pronte a ripulire la propria reputazione diventando star attiviste. Assieme ai colleghi Angie (Nicole Kidman) e Trent (Andrew Rannells), scelgono di portare il loro supporto in una cittadina conservatrice dell’Indiana, dove la liceale Emma Nolan (l’esordiente Jo Ellen Pellman) si è vista impedire la partecipazione al ballo di fine anno. Il fatto è che la ragazza avrebbe voluto recarvisi con la fidanzata Alyssa (Ariana DeBose), cosa non gradita dal vertice dell’associazione genitori insegnanti (Kerry Washington). Malgrado la figura complice trovata nel preside della scuola (Keegan-Michael Key), i nostri artisti in disgrazia riusciranno a fare la loro parte solo dopo aver capito che nella vita, oltre alla popolarità e al tornaconto personale, c’è altro.

Il basso standard qualitativo fa sì che “The Prom” impallidisca di fronte ad altri musical che hanno saputo imporsi agli Oscar. Il film sembra fare della propria prevedibilità un vanto, pensando di allacciare l’attenzione grazie a un profluvio di colori e stravaganze.

Indubbio che le canzoni approfondiscano il racconto e siano accattivanti fin dal primo ascolto, studiate in modo da sembrare già note e da piazzarsi in testa come ci fossero sempre state, ma sono l’unica nota distinguibile in una trama la cui sinfonia resta monocorde.

I personaggi sono irriverenti, egocentrici e cinici, almeno nella prima (e migliore) parte del racconto, ma oltre a strappare un sorriso non hanno la statura e lo spessore di fare altro. Il loro quartetto è composto da chi vede sfiorire il proprio successo e chi, da sempre in second’ordine, ancora sogna la svolta di carriera, ma non c’è margine per appassionarsi al loro destino, restano figure bidimensionali, create per un intrattenimento tout court.

La Streep è un raggio di sole che illumina il vuoto. Che fosse un portento anche nel canto già si sapeva grazie a titoli come “Mamma Mia” e “Into the Woods”, ma la veste spumeggiante in cui possiamo ammirarla a questo giro, quella cioè della bohémien narcisista, con due Tony Awards vinti in borsetta e un villone agli Hamptons da non cedere all’ex, le dona particolarmente. Quanto alla bella Kidman, se ne valorizzano le gambe e le si dà il tempo per brillare in un numero riuscito e inneggiante proprio alla verve, (dimentichi che sia quello l’ingrediente mancante al film).

Gioia, sentimentalismo e positività possono aiutare in questo Natale così diverso, ma farne un diktat imposto da confezione multicolor e parentesi musicali, senza dare all’insieme un’anima, finisce per non ottenere alcunché.

Emblema di come si possa essere sgargianti eppure stucchevoli, allegri eppure anonimi, “The Prom” risulta, in definitiva, manierato e quasi mai trascinante.

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