Radiogiornale

Ormai da anni, anche in Italia, la radio ha riacquistato una centralità nell'informazione che era semplicemente imprevedibile a inizio Duemila. Nonostante la marcia forzata del web, il dilagare inarrestabile delle news online e la preponderanza del liquidissimo streaming nell'ascolto della musica, i grandi network e le super radio multi regionali restano in prima fila. E lo fanno giocando alla pari su ogni tavolo. Quello delle news, ad esempio, nel quale le radio garantiscono una tempestività praticamente pari a quella del web o dei social network, offrendo però un elemento in più: l'approfondimento. Oltre a Radiorai, che ne fa una ragione sociale, anche Rtl 102.5, Capital, Radio 24 e altri grandi canali sono in grado di mantenere altissima la qualità dell'approfondimento, sia grazie a conduttori di consolidata esperienza che con ospiti in grado di apportare contenuti esclusivi e credibili all'agenda quotidiana. E poi c'è il campo musicale, che è uno dei «core business» della radio. Nonostante i miliardi di clic e views su Spotify o YouTube, resta il media trainante nella formazione del gusto popolare per quanto riguarda la musica leggera. Gli artisti che diventano superstar sono ancora quelli trasmessi dalle radio, anche se magari hanno già collezionato miliardi di contatti sui canali video e sulle piattaforme streaming. Però, nonostante questa «massa d'urto», la stampa quotidiana e periodica continua a sottovalutare l'importanza della radio, quasi fosse un media minore. Pochi articoli. Poco rilievo. Una mancanza che a tanti lettori farebbe comodo finalmente eliminare.

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