La Rai dei tecnici spegne l'Isola e riaccende la Carrà

La Rai dei tecnici spegne l'Isola e riaccende la Carrà

nostro inviato a Torino

Finisce un'epoca: quella dell'Isola dei Famosi. E della sua deriva trash. E ritorna dai tempi andati un'altra era: quella di Raffaella Carrà. Ma senza, si spera, il Tuca tuca (era il 1971 quando la Raffa nazionale lo ballò a Canzonissima). Insomma, vista così, focalizzandosi sulle serate più importanti della prossima programmazione in onda da gennaio (la prima di diretta espressione della nuova dirigenza Tarantola-Gubitosi), pare che la Rai dei tecnici abbia voglia di tornare al classico, di eliminare i simboli di quella che è stata la linea più commerciale e di concentrarsi su trasmissioni rassicuranti. Certo, poi ci saranno altri show più innovativi e le reti tematiche seguono tutt'altra strada, però mettere la Carrà al sabato sera, il momento clou della programmazione, è un biglietto da visita quantomai significativo. Perché, se le prime indicazioni cui stanno lavorando i dirigenti del settore intrattenimento verranno confermate, nella serata del weekend la Raffa condurrà un talent, sì proprio un ennesimo show in cerca di persone desiderose di mostrare al pubblico le proprie abilitá canore o danzanti. E, a sprezzo del pericolo, andrà in diretta sfida con Italia's Got Talent, lo show di Canale 5 con la triplice De Filippi-Scotti-Zerbi, campione di ascolti e di innovazione di un genere. Insomma, in Rai di una cosa sono certi: in tv può cambiare tutto, dalla tecnologia alle idee, ma il pubblico del primo canale resta sempre uguale: anziano, familiare e restio alla modernità. Dunque, tanto vale richiamare in servizio la rassicurante Raffaella. E riproporre format vecchi di 15 anni come Per tutta la vita, zuccheroso programmino sulle nozze, in onda da domani...
Sul fronte Raidue, la rete più in sofferenza sul piano degli ascolti, si tenterà invece di percorrere una nuova strada: fuori l'Isola dei Famosi, dentro The Voice, quel famoso talent musicale simile a X Factor, ma con meccanismi diversi, che sta facendo grandi ascolti in molti Paesi e che sarebbe già dovuto andare in onda l'anno scorso, ma al suo posto si scelse lo sfortunato Star Academy. La chiusura dell'Isola ha un grande valore simbolico, quasi come quella del Grande Fratello: insomma è finita l'epoca dei reality dei guardoni, delle volgarità, delle liti da bar, anche se nel nuovo Pechino Express in onda dalla scorsa settimane di parolacce ne volano parecchie. E con l'Isola si spegne definitivamente quel secondo canale che si basava sul reality della Ventura, su X Factor e su Annozero. A proposito del «buco» lasciato dal talk di Santoro, nei corridoi di Raidue si comincia a pensare che la soluzione migliore sia riprovare la strada Andrea Vianello. Il conduttore di Agorá di Raitre era il candidato principale per guidare un nuovo programma di informazione già da inizio stagione, poi vari veti politici avevano stoppato l'operazione. Ora, in vista della campagna elettorale, quando sarà ancora più importante avere una fonte di approfondimento di prima serata, il conduttore di Raitre potrebbe essere la soluzione.
Ma la Rai del futuro immediato non è solo quella delle tre principali reti generaliste: anzi, a fronte di una erosione sempre maggiore negli ascolti di Raiuno, due e tre, crescono le reti tematiche. «Ed è questa la scommessa su cui dobbiamo continuare a puntare - ha voluto sottolineare il vice direttore generale Antonio Marano arrivato ieri al Prix Italia, il concorso internazionale della Rai in corso a Torino -. Se non avessimo creduto nei canali tematici ora la Rai avrebbe uno share complessivo del 35 per cento, invece siamo ancora al 40. E sono contento che nonostante i forti tagli, il budget di queste reti sarà salvato». «Ma l'innovazione - promette Marano - deve allargarsi anche alle reti generaliste, sia provando format nuovi come Pechino Express con Emanuele Filiberto, sia realizzando fiction di respiro internazionale, che siano cioè vendibili all'estero, dunque più corte e dedicate a temi più global». C'è anche una risposta per un capitolo spinoso: la riduzione del tg, possibilità che solo ad accennarla porta alla ribellione dei giornalisti Rai. «Io guardo al modello europeo che prevede una struttura più snella e industriale. Il nostro è invece un modello politico, che ha avuto anche un ruolo positivo nel Paese, ma oggi non più proponibile. Ai nuovi vertici stabilire il da farsi».

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