La regina Elisabetta (prima) faceva il meccanico

La regina Elisabetta non smette mai di stupire con la sua vita piena di esperienze, come quella che la vide meccanico in tempo di guerra non solo per dovere verso la patria, ma anche per passione

La regina Elisabetta (prima) faceva il meccanico

La regina Elisabetta è una donna che sfugge alle definizioni. Quando pensiamo di sapere tutto su di lei e di conoscerla abbastanza bene, vengono fuori nuovi dettagli sulla sua vita piena di avvenimenti felici e anche dolorosi. Capita persino di trovarsi di fronte ad aneddoti conosciuti ma arricchiti da ulteriori dettagli che ne cambiano la prospettiva e, di conseguenza, anche l’idea che ci eravamo fatti. Avrete sentito parlare dell’impegno della regina Elisabetta come esperta di motori durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 22 aprile scorso, in occasione del 94esimo compleanno di Sua Maestà, la ITV ha mandato in onda un documentario dedicato proprio alla vita della sovrana in tempo di guerra, dal titolo "Our Queen At War".

Durante il programma sono state diffuse le fotografie della giovane Elisabetta, allora 18enne, alle prese con motori e cambi ruote delle automobili. L’allora principessa dovette frequentare un corso di addestramento presso l’Auxiliary Territorial Service, ramo femminile della British Army, prima di diventare autista e meccanico. Nelle foto la vediamo in divisa, altro particolare molto interessante e per certi versi inusuale. Non tutti sanno che dietro a questi scatti c’è una storia di passione e ribellione. Di solito ci viene raccontato che la regina Elisabetta divenne un’abile esperta di auto per dovere verso la patria in un momento tragico della Storia mondiale. Tutto vero, ma c’è di più.

Lilibet amava davvero il rombo dei motori. Si arruolò e compì l’addestramento nonostante il parere contrario del padre, re Giorgio VI. Alla fine i due raggiunsero un compromesso. La ragazza venne lasciata libera di inseguire la sua passione a patto di tornare a dormire ogni sera al Castello di Windsor dove, secondo il sovrano, sarebbe stata più al sicuro. La regina Elisabetta, però, non fu un’eccezione. Come racconta Cosmopolitan, in quegli anni l’ATS cercò di coinvolgere le donne nello sforzo bellico, di spingerle a superare dei limiti imposti per convenzione alle donne e imparare a fare mestieri faticosi, da sempre giudicati maschili come, per esempio, il meccanico o il magazziniere.

La regina Elisabetta e altre 190mila coetanee colsero al volo l’opportunità di dimostrare di essere in grado di svolgere lavori pesanti, trasformando passo dopo passo il caos, la sofferenza causati da un evento drammatico come quello della guerra in un cammino più delineato e nuovo verso l’emancipazione delle donne. Dopo le suffragette le giovani inglesi, tra cui Lilibet, gettarono le basi per una nuova interpretazione della femminilità. La regina Elisabetta, per esempio, fu la prima nella royal family a ricoprire un ruolo nei servizi militari, partendo dal grado di sottotenente fino ad arrivare a quello di comandante junior.

Negli anni del conflitto venne intervistata dal magazine Life e dichiarò di essere felice della “carriera” di meccanico e, soprattutto, di poter partecipare a eventi che sarebbero rimasti nella memoria collettiva. Elisabetta si rendeva conto di essere una testimone della Storia, ma anche di aver dato, con la sua passione, un contributo concreto alla salvezza della sua nazione. I giornali dell’epoca la soprannominarono “Princess Auto Mechanic”. Quando la guerra finì la regina Elisabetta scese in strada a festeggiare con i sudditi e sembra che di quel periodo le sia rimasto un bellissimo ricordo.

Le piaceva stare in mezzo alla gente, essere attiva, sporcarsi le mani perfino nel deposito reale delle Rolls Royce. Lilibet era sempre pronta a usare la sua chiave inglese e per lei le macchine non avevano più segreti. Questo passaggio della sua vita ritorna, benché in sottofondo, nel discorso alla nazione inglese del 5 aprile 2020. Quando la regina Elisabetta ha detto che vinceremo sul coronavirus e torneremo a riabbracciarci, potevamo quasi vedere ancora in lei lo spirito vivace di quella ragazzina che ha trovato in una passione il motivo per sperare, affrontando la guerra con la consapevolezza che tutto passa, anche i drammi peggiori.