Ora il gioielliere rompe il silenzio: "Lady Diana e Dodi volevano annunciare il fidanzamento"

A pochi giorni dall’anniversario della morte di Lady Diana, il gioielliere Alberto Repossi racconta la sua versione su uno dei misteri che ancora avvolgono la fine della principessa del Galles

Ora il gioielliere rompe il silenzio: "Lady Diana e Dodi volevano annunciare il fidanzamento"

A quasi 23 anni dalla scomparsa di Lady Diana sono ancora tanti gli enigmi da risolvere. Misteri legati ai suoi ultimi giorni, alle presunte scelte fatte dalla principessa del Galles, alle sue parole, alle sue intenzioni. Ce n’è uno in particolare che ancora non ha trovato una soluzione: dove è andato a finire l’anello di fidanzamento che, stando alle indiscrezioni, Dodi al-Fayed avrebbe regalato a Lady Diana? Questo gioiello esiste davvero? Stando alla ricostruzione dei fatti del gioielliere Alberto Repossi l’anello ci sarebbe, eccome. La principessa lo avrebbe scelto e il miliardario egiziano suo (presunto) ultimo fidanzato sarebbe persino andato a ritirarlo nel negozio Repossi di Parigi.

Con il suo racconto, raccolto dal Corriere della Sera, Alberto Repossi riapre una questione che sembrava chiusa, almeno ufficialmente. La presenza (o l’assenza) dell’anello, infatti, è fondamentale per cercare di capire quale impronta Lady Diana intendesse dare alla sua vita, a quale futuro avesse pensato. Dodi era solo un ripiego per cercare di dimenticare il (di nuovo presunto) vero amore Hasnat Khan, oppure la principessa era davvero innamorata dell’uomo d’affari egiziano? Insomma l’anello simboleggiava un impegno, oppure faceva parte di una precisa strategia per far ingelosire Hasnat?

Prima di tentare di dare una risposta a queste domande, è necessario fare un passo indietro attraverso le rivelazioni di Alberto Repossi, il quale ha raccontato: “Sono passati 23 anni, ma non riesco a dimenticare quell’incontro con Diana e Dodi a Saint Tropez, di mattina presto, per l’anello di Dodi al-Fayed” e ha proseguito: “Diana e Dodi, in crociera nel Mediterraneo, attraccarono a Monaco e la principessa arrivò alla vetrina della nostra boutique accanto all’Hotel Hermitage. Senza entrare indicò un anello che l’aveva catturata, della collezione Dis-moi oui. Poi mi chiamarono per fissare un incontro a Saint Tropez dove erano diretti, per definire la scelta e la misura dell’anello”.

Repossi si recò all’appuntamento il 22 agosto 1997 e la conversazione che intrattenne con Lady Diana e Dodi durò appena 15-20 minuti. Il gioielliere mostrò alla principessa diversi tipi di montature, ma Diana aveva già deciso di non modificare nulla dell’anello che aveva visto in vetrina. Il gioiello, però, era troppo largo per le sue dita, così Repossi aprì il suo laboratorio in pieno agosto pur di portare a termine il lavoro. Un impegno che aveva una scadenza ben precisa, come ha confessato il gioielliere: “Mi chiesero di poter ritirare l’anello messo a misura dell’anulare della principessa per il 30 agosto, perché l’1 settembre dissero ci sarebbe stato un annuncio importante, un fidanzamento. L’anello andava ristretto e non era un modello facile”. Se questa teoria venisse dimostrata, stravolgerebbe tutto ciò che crediamo di sapere sulle ultime ore di Lady Diana.

Secondo la versione di Repossi Lady Diana e Dodi al-Fayed viaggiarono dalla Sardegna a Parigi pur di ritirare in tempo l’anello. Dunque il gioielliere non ha dubbi: la principessa e il miliardario volevano ufficializzare la loro unione. Ne è talmente certo da aggiungere: “Lei era bella, serena, anche se non raggiante. Il più emozionato era Dodi…Per stemperare la tensione, quando Dodi è venuto poi a ritirare l’anello nella boutique di Place Vendôme ricordo che provammo persino a scherzare sul nome della collezione, quel Dis-moi Oui. E presi l’impegno del riserbo…”.

Queste frasi smentirebbero la versione secondo la quale Dodi non sarebbe andato a ritirare l’anello. Repossi ha spiegato: “A settembre ricevetti una telefonata dal tabloid britannico Sun, che aveva saputo dalla compagnia assicurativa dei Lloyds di Londra dell’anello”. Il gioielliere, per rispettare l’impegno sulla riservatezza preso in precedenza, dichiarò di non sapere nulla di questo anello e la faccenda si arenò nell’incertezza fino a una nuova rivelazione. A questo proposito Repossi ha detto: “Anni dopo il bodyguard sopravvissuto allo schianto, Trevor Rees-Jones, rimasto senza memoria, in un suo libro ricordava che Dodi non aveva mai ritirato alcun anello. Impossibile, l’avevo consegnato io stesso. Chiamai il vecchio al-Fayed, gli dissi che era tempo di parlare e mettere al sicuro le prove. La visita del figlio Dodi in boutique era stata registrata dalle telecamere e mettemmo la registrazione in cassaforte…”.

Repossi ha le idee molto chiare anche sul motivo per cui il presunto anello di fidanzamento avrebbe conquistato per anni la scena mediatica: “Iniziava il lavoro dell’establishment per preparare la futura unione di Carlo e come idea mia, personale, credo che per una questione mediatica si preferisse far passare quell’ultima estate di Diana come la stagione leggera di una principessa, non come l’anticamera di un fidanzamento, un vero amore…”. Teoria interessante, quella del gioielliere, che venne anche interrogato da Scotland Yard.

Vennero analizzati persino il lavoro e i documenti della sua fabbrica, attraverso i quali sarebbe stata dimostrata l’esistenza dell’anello e la successiva modifica. Rimane, però, un quesito. Che fine ha fatto il Dis-moi Oui? Il gioielliere ha potuto solo rispondere: “Non si sa. La Police francese mi disse che gli oggetti personali di Lady D furono dati alla sorella. Non so se c’era l’anello…”. L’anello simbolo delle reali intenzioni della principessa è diventato un fantasma, la cui esistenza potrebbe persino risultare scomoda. Cosa avrà pensato Lady Diana mentre lo sceglieva? O meglio, a chi? A Dodi oppure ad Hasnat? Forse non lo sapremo mai.

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