Rosa Perrotta: "Chi mi vuole deve accettarmi prima come madre, poi come influencer"

Il 25 luglio la modella e influencer campana ha dato alla luce il suo primo figlio, Domenico, avuto dal compagno Pietro Tartaglione, conosciuto nel programma Uomini e Donne. Rosa Perrotta è una mamma sprint, che non vuole rinunciare né al lavoro né a veder crescere il suo piccolo Dodo

Rosa Perrotta: "Chi mi vuole deve accettarmi prima come madre, poi come influencer"

L’arrivo della cicogna sconvolge la vita, cambia la scala delle priorità, dona qualche rotondità in più, toglie ore di sonno e non solo. Ma nonostante questo rimane l’esperienza “più pazzesca” che una donna possa vivere. Rosa Perrotta ne è testimone. Da poco più di due mesi è diventata mamma di Domenico, meglio conosciuto come Dodo, avuto dal compagno e futuro marito Pietro Tartaglione. La sua quotidianità ha subito dei cambiamenti significativi e ogni giorno deve conciliare il suo essere madre con il lavoro di modella e influencer. Una “sfida” non facile, ma Rosa Perrotta non sembra volersi tirare indietro per nessuna ragione al mondo. È una mamma “sprint” che tra una poppata, un cambio pannolino, un evento e un viaggio in treno trova anche il tempo di farsi una chiacchierata al telefono.

Ciao Rosa, come va? Stanotte sei riuscita a dormire?

"Va bene. Stanotte Dodo era abbastanza attivo: ha dormito tutto il giorno e quindi aveva voglia di “far festa”. Si è arreso alle 4".

In genere che bimbo è Dodo? Gli piace dormire o è sempre attivo? Mangia o fa i capricci?

"È un bimbo buono. Sono fortunata. Ora sono in treno e lui è qui nella sua culla a dormire per tutto il viaggio di ritorno Milano-Napoli. Mangia e dorme, lo scarrozzo ovunque. Non mi dà problemi. Dategli una tetta e delle braccia che lo cullino e ve ne dimenticate".

Il tuo lavoro è cambiato da quando hai con te Dodo? Sul tema “lavoro e mamme” cosa pensi?

"Il mio lavoro è diventato più difficile. Sono sempre in giro per l’Italia e lui è sempre con me. Allatto, ma se non lo facessi, comunque non lo lascerei lontano da me. La mia è una sfida, una lotta ...Voglio continuare a fare bene, anzi meglio, il mio lavoro ed essere una buona madre contemporaneamente. Mi spacco la schiena per far quadrare tutto, devo ammetterlo. Alla fashion week, per esempio, correvo a fare gli eventi in motorino per tornare subito da lui. A tanti altri l’ho portato con me, munita di passeggino e tacco 10. Ti guardano ancora un po’ straniti. Ma è la mia sfida, ripeto. Chi mi vuole deve accettarmi come madre in primis... e poi come influencer, modella, testimonial, come personaggio insomma. Non voglio perdermi niente di lui. Neanche una nuova smorfietta sul viso".

Che mamma è Rosa Perrotta? Ansiosa?

"Non ansiosa ma attenta. Molto attenta".

E il papà? Se dovessi dare un voto a Pietro come padre e compagno, quanto gli daresti?

"Gli do 10 come compagno, perché mi fa sentire la donna più importante della terra. E non ha mai smesso di farlo: in gravidanza quando avevo 13 kg in più, neanche ora nella fase post-parto in cui non mi sento affascinante come prima. Lui mi ripete che sono bellissima e che sono una mamma splendida. Come padre gli do 9. Deve ancora imparare a chiudere i body sotto i pantaloni e non sopra".

Quando siete usciti da Uomini e Donne hai capito subito che sarebbe stato l’uomo della tua vita e il padre di tuo figlio?

"Scherzi? Non ci pensavo proprio. È successo tutto fuori. Mi sono innamorata di lui conoscendolo. Ma quando ho capito di conoscerlo abbastanza, ho realizzato che sarebbe stato lui".

Chi ha scelto il nome di vostro figlio?

"Lui, io lo avrei chiamato Giammaria. Pietro ci teneva troppo a dargli in nome del padre. Io lo amo. Gli ho fatto credere fino al giorno in cui siamo andati a registrarlo all’ufficio anagrafe che non lo avrei accontentato. In realtà pensavo di non farlo. Non sono una tradizionalista in questo senso, non credo a certe usanze. Però come dicevo lo amo, e quella mattina lo amavo proprio tanto, per cui l’ho accontentato".

Molti follower hanno criticato la scelta del nome “Domenico”, tacciata addirittura di “meridionalità”. Perché secondo te alcune persone si sentono in dovere di dare giudizi su qualcosa di così personale? I social aiutano lo sviluppo di questo atteggiamento?

"A me piace Dodo e lo chiamerò così fin quando mi andrà. Chiamiamo allo stesso modo anche mio fratello. Lo sento più familiare. I social sono stati definiti “attività di sfogo”, e infatti danno fiato proprio a tutti. Non c’è filtro. Non c’è buonsenso ed educazione spesso. Tutti si sentono in diritto di giudicare tutto. “Tutti tuttologhi sul web”. A me fanno ridere, non ci soffro, anzi mi diverto".

Hai condiviso sui social tutta la tua gravidanza. Molti l’hanno considerata eterna… Ti hanno un po’ infastidito i continui messaggi per sapere quando sarebbe nato?

"Infastidito no. Era bella quella sensazione che tutti fossero “incinti” insieme a me. Ad un certo punto, però, non avevo più l’ansia per il parto, ma l’ansia di svegliarmi la mattina e comunicare all‘Italia che no, neanche quella mattina era nato. Ci siamo tolti tutti un peso il 25 luglio".

E il parto? Ti sei mostrata sempre sorridente e nessuno poteva immaginare che non fosse andato come immaginavi. Cosa ti senti di dire a tutte le donne che stanno per affrontare tutto questo?

"Che sarà l’esperienza più pazzesca della loro vita. È il dolore che ti fa capire quanto è importante quello che sta succedendo, quanto è immenso. È degno di quello che porterà: l’amore in senso assoluto, l’amore nuovo, mai provato prima. Non è una passeggiata diventare madri, da nessun punto di vista. Ed è giusto così. Non c’è niente di più divino e appagante per una donna. E le cicatrici e il dolore ci ricorderanno per sempre la fortuna che abbiamo avuto".

Hai deciso di mostrare tuo figlio sui social, quasi dal primo giorno. Ti sei pentita della scelta? Pensi che creerai un profilo social suo, come hanno fatto altre tue colleghe?

"No, non mi sono pentita. Questo bimbo era amato già prima che nascesse, ci hanno inondato la casa di regali e pensierini per lui. È giusto che se lo godano anche i nostri fan che ci amano e lo amano. È anche un modo per ringraziarli dell’affetto ricevuto. Non gli farò un profilo per ora. Non lo trovo indispensabile".

Un commento veloce sulla scomparsa dei like su Instagram?

"Adoro. Non lo dovrei dire perché io fortunatamente ho un engagement altissimo. Ma non mi piaceva l’idea che stava prendendo piede: “Vali tanto quanto i like che prendi”. Non va bene. “Like” era diventata una parola ossessiva e inflazionata. Credo ci sentiamo tutti più liberi così di postare quello che vogliamo, quando vogliamo, senza il pensiero che debba piacere per forza anche agli altri. Quindi super approvata".