Sabrina Paravicini a casa dopo l’operazione: "Non ero preparata a tanto dolore fisico"

Sabrina Paravicini racconta il rientro a casa dopo l'asportazione del seno a causa del tumore che aveva scoperto e curato un po' di tempo fa: il suo messaggio pieno di sofferenza e speranza

Sabrina Paravicini a casa dopo l’operazione: "Non ero preparata a tanto dolore fisico"

L’attrice Sabrina Paravicini è tornata a casa dopo l’operazione alla quale si è sottoposta alcuni giorni fa per l’asportazione del seno in seguito al tumore scoperto e curato tempo addietro.

Dopo giornate interminabili in ospedale, allietate dal figlio Nino che ha tentato di farla sorridere con la clown therapy, la Paravicini ha raccontato il suo rientro a casa e la sofferenza provata per i dolori fisici che l’hanno completamente destabilizzata. Il toccante messaggio di Sabrina ha fatto sì che tanti utenti della rete si stringessero attorno a lei dimostrandole solidarietà e ammirazione per la forza e il coraggio che è riuscita a sfoderare in questo periodo così difficile.

Sono a casa. Mi porto in giro in una borsa di stoffa due tubi di drenaggio che a giorni mi toglieranno – ha spiegato l’attrice su Instagram - . Escono dal mio corpo protetti dai cerotti. Ho due ferite una sotto l’ascella e l’altra orizzontale in centro al seno. Quando mi medicano non guardo, non so quando avrò il coraggio di vedere. Ho detto addio anche al mio capezzolo, in questo momento è nel pacchetto dell’esame istologico. Il tumore era già scomparso al 100% prima dell’intervento ma il protocollo, per l’aggressività del mio tumore, prevede la demolizione completa del seno, per sicurezza, per non rischiare una recidiva”.

Sabrina Paravicini, quindi, ha svelato di essere stata privata di un seno e, dopo essere scesa nel dettaglio della sua delicata operazione, ha raccontato di aver sofferto molto. “[...] Non ero preparata a tanto dolore fisico. Per me e stata dura, durissima. Il dolore anche solo a respirare – ha scritto - . La solitudine delle notti in cui fai i conti con la soglia di sopportazione del dolore fisico e con la pazienza. La memoria del dolore si attenua pensando alle infermiere che mi hanno accudita, al chirurgo che si affacciava ogni mattina per vedere come stavo, al plastico che mi controllava la ferita, alla specializzanda che mi spiegava cosa sarebbe accaduto, alle mie compagne di stanza, dolcissime, discrete e amorevoli, si diventa sorelle in pochi minuti. Si condivide tutto, anche i pensieri senza dirsi niente. Ci si aiuta. Anche di notte se piangi”.

Il pensiero della Paravicini, quindi, è andato alle sue compagne di stanza e, in

paricolare a “Maria Luce, uno scricciolo di 39 chili con un tumore alla vescica e un drenaggio al fegato (che, ndr) si è alzata dal letto e mi ha fatto un massaggio alle gambe dicendo: andrà tutto bene Sabrì”.

A CASA Sono a casa. Mi porto in giro in una borsa di stoffa due tubi di drenaggio che a giorni mi toglieranno. Escono dal mio corpo protetti dai cerotti. Ho due ferite una sotto l’ascella e l’altra orizzontale in centro al seno. Quando mi medicano non guardo, non so quando avrò il coraggio di vedere. Ho detto addio anche al mio capezzolo, in questo momento è nel pacchetto dell’esame istologico. Il tumore era già scomparso al 100% prima dell’intervento ma il protocollo, per l’aggressività del mio tumore, prevede la demolizione completa del seno, per sicurezza, per non rischiare una recidiva. Durante l’intervento tolgono tutto e preparano alla ricostruzione: alzano il muscolo dalla gabbia toracica e ti inseriscono un espansore che prepara lo spazio alla protesi. Non ero preparata a tanto dolore fisico. Per me e stata dura, durissima. Il dolore anche solo a respirare. La solitudine delle notti in cui fai i conti con la soglia di sopportazione del dolore fisico e con la pazienza. La memoria del dolore si attenua pensando alle infermiere che mi hanno accudita, al chirurgo che si affacciava ogni mattina per vedere come stavo, al plastico che mi controllava la ferita, alla specializzanda che mi spiegava cosa sarebbe accaduto, alle mie compagne di stanza, dolcissime, discrete e amorevoli, si diventa sorelle in pochi minuti. Si condivide tutto, anche i pensieri senza dirsi niente. Ci si aiuta. Anche di notte se piangi. Maria Luce, uno scricciolo di 39 chili con un tumore alla vescica e un drenaggio al fegato, si è alzata dal letto e mi ha fatto un massaggio alle gambe dicendo: andrà tutto bene Sabri’. fino a qui tutto bene

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