La saga di "Star Wars" diventa un western in stile Sergio Leone

Le avventure del cacciatore di taglie galattico ci portano in mondi desolati e di frontiera

È uno dei piatti più ghiotti del banchetto offerto dalla piattaforma on line Disney+ che sbarcherà in Italia dal 24 marzo e per lanciarla è stata programmata una prima puntata in chiaro su Italia 1 alle 23 e 30 di domenica 22 marzo. Stiamo parlando ovviamente di The Mandalorian, il nuovo tassello della saga di Star Wars che va ad aggiungersi alla ormai sempre più numerosa serie di film, telefilm e cartoni che compongo la Galassia lontana lontana... Quello in chiaro sarà però solo un aperitivo, perché chi poi vorrà seguire gli altri sette episodi dovrà abbonarsi a Disney+, che fino al 23 è in offerta lancio.

Ma andiamo a vedere la serie più da vicino. The Mandalorian è un pezzo atipico della saga... E questo in parte è un bene perché consente di spostarsi per un attimo fuori dal classico contesto delle dinamiche sith/Jedi Impero/Resistenza che sono ormai un po' esauste. Al centro del racconto c'è un cacciatore di taglie che appartiene alla cultura guerriera dei Mandaloriani. «Chi sono?» chiederete se conoscete la saga solo in maniera superficiale. Sono una società guerriera composta da un miscuglio di razze specializzata nell'attività di cacciatori di taglie. Utilizzano corazze prodotte in uno speciale e resistentissimo metallo. I due personaggi più famosi appartenenti a questo gruppo di combattenti mercenari altamente specializzato che avete visto nei film di George Lucas sono Jango Fett e suo figlio Boba.

Ora sulla loro falsariga fa la sua comparsa il silenzioso Din Djarin più noto come Mando tra quei disgraziati che hanno la sfortuna di essere braccati da lui. Cinque anni dopo la caduta dell'Impero galattico mentre ancora l'ordine non è tornato e l'economia ristagna, Mando si aggira per i pianeti dell'orlo esterno per dare la caccia ai criminali e incassare quanto gli spetta per consegnarli vivi o morti. Non va tanto per il sottile nel farlo, anche se poi gli utili della sua caccia vengono utilizzati anche per mantenere i tanti orfani mandaloriani (l'Impero con questa razza si è accanito, temendola). Ad un certo punto Din Djarin si vede offrire un incarico economicamente molto allettante. Dare la caccia ad un misterioso cinquantenne... E su questa caccia non vi diremo niente perché contiene una delle sorprese più divertenti dei primi episodi (diciamo solo che la sorpresa è verde con le orecchie a punta). Più utile invece dire che la serie si caratterizza sin da subito per essere una sorta di fantawestern, un vero e proprio crossover in questo senso.

Vedrete pianeti dove tutti sono brutti, sporchi e cattivi, dove il deserto, sia di ghiaccio che di sabbia, sia fisico che metaforico, domina su tutto. Non è una novità assoluta, anche il pianeta Tatooine, da dove partono le arcinote vicende di Luke Skywalker, rigurgitava di saloon e di feccia proveniente da ogni parte della galassia.

Ma in questo caso l'ambientazione viene portata all'estremo come in uno spaghetti western dove al posto delle colt ci sono i folgoratori, e al posto dei cavalli strani rettili. Il risultato è un futuro già vecchio in cui la più moderna delle tecnologie ha già una patina polverosa ed arcaica. Dove si parla poco - soprattutto Mando - e si agisce molto. E quando non agisce più la mistica jedi (tranquilli la forza ha un suo piccolo rappresentante) tipica della serie si respira l'etica della frontiera à la Sergio Leone o à la Clint Eastwood. Nell'insieme il prodotto regala soddisfazioni grazie anche all'abile lavoro dell'ideatore Jon Favreau (non per niente ha diretto Cowboys&Aliens), al buon lavoro della squadra di registi -tra cui Dave Filoni- e alle super star che fanno cammei e doppiaggi di lusso come Carl Weathers (l'Apollo Creed della saga di Rocky), Nick Nolte e i registi Taika Waititi e Werner Herzog. Qualche sbavatura c'è. A volte forse la sparatoria western è un tantino ridondante. Ma se si riesce a tornare bambini... Ci si gode anche quella.

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