«Sarò uno Sharpless freddo ma umano»

Il baritono interpreta il cinico console americano sensale e tuttofare

Carlos Alvarez, baritono di Malaga, 28 anni di carriera, è la punta del cast di Madama Butterfly. Sarà Sharpless, console americano a Nagasaki. È lui ad assecondare le nozze del tenente della marina statunitense Pinkerton con la sposa-bambina Cio-Cio-san, meglio conosciuta come Butterfly. Sta per andare in scena la quinta opera più rappresentata al mondo. Ma la versione del prossimo 7 dicembre è una rarità. Quella del 1904: accolta da un clamoroso fiasco proprio alla Scala. Alvarez, artista al suo secondo 7 dicembre, debuttò in questo ruolo vent'anni fa, alla Scala, sotto la bacchetta di Chailly.

Come si sente nei panni di Sharpless?

«Dopo la vittoria di Trump, un po' a disagio. È difficile essere ambasciatore americano oggi. Basta vedere quanti sforzi sta facendo Obama per comunicarci che forse le cose saranno più normali di quanto appaiano. Bah».

Chi è Sharpless?

«Lo dice il nome stesso: poco/meno (less) acuto (sharp). Sfrutta il suo ruolo per fare affari, promuovendo il turismo sessuale nel Giappone d'inizio Novecento. Favorisce il matrimonio finto tra Butterly e Pinkerton, sposalizio che non è valido né in Giappone né in America. La regia rimarca il cinismo di questo fatto, vedremo, per esempio, Pinkerton che prima del matrimonio mostra la foto della sua donna americana, Kate: la vera sposa».

Che Sharpless avremo?

«La regia di Hermanis è pulita. Al primo incontro mi ha detto: devi fare uno Sharpless molto credibile in ogni situazione. Voglio il ritratto di un uomo che sa stare al mondo. Io cerco di essere un uomo per ogni stagione. Freddo e gaudente nel primo atto. Più umano nel secondo».

Cinico, opportunista finché si vuole, ma sempre meglio dell'avventuriero Pinkerton.

«Pinkerton è un individuo grezzo, un marinaio che arriva per caso in Giappone e vuole divertirsi, dopotutto all'epoca era consentito. Nel primo atto, si gode la situazione, del resto la vive quotidianamente. Poi uscirà l'aspetto più umano del personaggio che ha la consapevolezza del dolore creato da una situazione che sembrava banale e che invece ha generato disperazione e fatto nascere una creatura, il bimbo di Butterfly e Pinkerton».

Non c'è un solo uomo positivo in quest'opera

«Cosa tipica in Puccini. In compenso ci sono tre donne formidabili: Butterfly, Suzuki e Kate».

L'americana Kate? La vera sposa di Pinkerton?

«Sì, è una donna per bene. E questa versione del 1904 lo evidenzia. Alcune battute che nelle versioni successive spettano a Sharpless, in questa sono riservate a Kate. Nel finale ha un ruolo importante».

Dobbiamo aspettarci una lettura politica?

«No, per niente. Hermanis contrappone l'altezza emozionale e ideologica delle donne alla pochezza maschile».

PAF

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