"Secret Team 355", cast all-star per un’avventura spionistica al femminile

Reunion di dive per una spy-story in rosa che funziona come intrattenimento senza troppe pretese e in cui, tra glam, dialoghi spacconi e azione, trova spazio anche qualche svolta drammatica

"Secret Team 355", cast all-star per un’avventura spionistica al femminile

Secret Team 355, appena uscito nei cinema, è un film d’azione e di spionaggio che ha nel cast di celebrità non solo il proprio fiore all’occhiello ma la ragione d’esistere. Se non fosse per la presenza di un gruppo di dive bellissime e di comprovata bravura, infatti, sarebbe solo una summa di film già visti.

Ciò detto, le stroncature che oltreoceano sono piovute sul film sono parse un’esagerazione: “Secret Team 355” avvince e diverte, convincendo assai più di un illustre predecessore come “Ocean’s 8”, lo spin off al femminile della celebre saga.

Simon Kinberg, al suo secondo lungometraggio dopo “X-Men: Dark Phoenix”, dirige un gineceo di attrici che vantano candidature all’Oscar e anche vittorie della celebre statuetta. Sarebbe sbagliato storcere il naso ritenendo tanto talento “sprecato” in un film di questo genere: la bravura di un’interprete sta anche nella sua estrema versatilità e nella capacità di non prendersi troppo seriamente come in questo caso, mettendosi in gioco in un action che sdrammatizza questioni serie a colpi di glamour e di piccole assurdità.

“Secret team 355” si ispira nel titolo al nome in codice della donna che durante la Rivoluzione americana spiava in incognito gli inglesi. La sinossi è semplice. Quando un'arma top-secret cade nelle mani di mercenari, accade che agenti femminili al soldo di diverse agenzie di intelligence segrete di tutto il mondo si vedano costrette, non senza iniziale riluttanza, a collaborare per il suo recupero. Nella fattispecie si tratta dell'agente della CIA Mason "Mace" Brown (Jessica Chastain), della spia tedesca Marie (Diane Kruger), di una specialista informatica, ex dell’MI6, Khadijah (Lupita Nyong'o) e, in un secondo momento, anche della cinese Lin Mi Sheng (Fan Bingbing).

Al gruppo si unisce gioco forza una psicologa colombiana che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, Graciela (Penélope Cruz). Sono tutte donne toste che non hanno paura di lavorare al di fuori delle regole e che, superate le differenze caratteriali, scoprono a poco a poco il valore della sorellanza. Alcune con un privato inesistente, altre con il punto debole (visto il mestiere rischioso) di avere degli affetti, ma tutte belle, intelligenti e dai modi ruvidi quando serve.

Per due ore le nostre, in location sempre diverse purché da cartolina, inseguono un disco rigido così potente da poter hackerare qualsiasi cosa sia controllata da un computer, quindi in grado di far esplodere aerei in volo, ridurre in black-out intere metropoli e generare una escalation di situazioni atte a distruggere l’intero pianeta.

Dai caffè di Parigi ai mercati del Marocco, fino a una lussuosa casa d'aste di Shanghai, cambia la cornice ma non la sostanza: al centro della scena imperversano infatti scontri a fuoco, esplosioni occasionali, inseguimenti e combattimenti corpo a corpo.

Ispirato a franchise come “Mission: Impossible” e “007”, ma occhieggiando anche a “Charlie’s Angels”, il film ha un’estetica accattivante con la quale si tende a nascondere tutto quanto non brilli negli ingredienti di base: la sceneggiatura è infatti derivativa, i colpi di scena sono intuibili e le coreografie action non originalissime.

Malgrado una certa ripetitività e il tono disomogeneo con cui si passa da momenti di austera drammaticità ad altri dalla leggerezza spaccona, l’intrattenimento va a segno grazie alle efficaci dinamiche di gruppo. L'importante è non stupirsi se la missione è condotta in abiti eleganti e le mirabolanti azioni fisiche lasciano trucco e parrucco intonsi. Fanno parte del gioco sia l’inno al girl power sia il santino all’armonia interraziale ma il politicamente corretto stavolta non suona pedante, forse grazie al fatto che l’attenzione è dirottata altrove, ora sulle fragilità nascoste di ogni singola protagonista, ora sul prezzo della scelta di vita che ha fatto.

In termini di lealtà, i soggetti maschili qui lasciano decisamente a desiderare e avvallano l’adagio del “nessuno può fidarsi di nessuno” che risuona per tutto il film.

La Chastain produce, oltre a recitare, e solo il botteghino ci dirà se “Secret Team 355” sarà il lancio di un nuovo franchise.

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