Sereni, poeta nerazzurro che non seppe resistere alla tentazione del calcio

Raccolti tutti gli scritti sportivi dello scrittore (e tifoso) di Luino. Con i pezzi inediti ticinesi...

Domanda. Che fu posta davvero, dalla rivista Pirelli, nel numero di ottobre-dicembre 1964: «Come fa uno che scrive, che ha letto certi libri, un intellettuale, a prendere sul serio la partita della domenica e i campioni del pallone?». Risposta: la dozzina di cartelle, pubblicate sotto lo straniante quesito, dal titolo (non sappiamo se più celebre o più bello) Il fantasma nerazzurro. Riassunto: «Non credo che esista un altro spettacolo sportivo capace, come questo, di offrire un riscontro alla varietà dell'esistenza, di specchiarla o piuttosto di rappresentarla nei suoi andirivieni, nei suoi rovesciamenti e contraccolpi; e persino nelle sue stasi e ripetizioni; al limite nella sua monotonia». Firmato: Vittorio Sereni.

(Certo poi bisognerebbe tentare di rispondere anche ad altre domande: Cos'è il calcio? Cosa significa «avere fede» in una squadra? E soprattutto cosa significa averla per una squadra come l'Inter...).

Interista e poi poeta, letterato e lacustre, da Luino a San Siro, andata aspettando la partita di ritorno, fumatore e frontaliere, taciturno e tifoso, Vittorio Sereni (1913-83) è l'esempio più elegante del nostro Novecento di come l'elemento sportivo possa avere un ruolo determinante nell'esistenza di uno scrittore. I frammenti di vita che entrano nelle sue poesie sono spesso frammenti di sport, e viceversa. Gli Undici e gli endecasillabi. Si chiama classe.

«Sereni prova inequivocabilmente come lo sport, e il calcio in particolare, sia un bagaglio importantissimo come risorsa poetica»: parola di Alberto Brambilla, studioso che ha fatto del rapporto fra sport e letteratura una passione e della Filologia sportiva una disciplina. È lui che ha raccolto e studiato gli scritti, sia in prosa sia in poesia, su calcio, ciclismo & affini del Mister di Luino: «Il verde è sommerso in nerazzurri». Vittorio Sereni e lo sport. Scritti 1947-1983 (Nomos, pagg. 100, euro 19,90). Ripubblicando persino un pugno di articoli, di cui nessuno ricordava l'esistenza, che Sereni scrisse tra il 1947 e il '48 sotto pseudonimo (così da racimolare qualche soldo in più) per la rivista Illustrazione Ticinese. Quando l'Ambrosiana Inter giocava all'Arena milanese di via Canonica...

Ecco l'opzione del curatore Alberto Brambilla, bustocco e bibliofilo, cultore dello Zanzi, del Binda, di Piero Chiara e del Gioanbrerafucarlo: rileggere le poesie di Sereni con l'attenzione non solo del critico letterario ma anche dello studioso di sport. Così da cogliere le metafore pedatorie, i termini tecnici, i numeri linguistici, i giri di frase e d'Italia, i preziosismi, le citazioni tra l'enjambement e il football... Lo sport, e nello specifico il calcio, è per Sereni non solo una passione, come confermano moltissime pagine, ma anche un originalissimo ingrediente della sua poesia, convinto - a differenza di Umberto Eco, pronto a demolire ogni velleità letteraria della prosa giornalistica sportiva, vedi la famosa lettera su Gianni Brera e il «gaddismo spiegato al popolo» - che col calcio si possa fare anche grande scrittura. «Se tu leggessi la Gazzetta»... Buoni campioni si può diventare, ma fuoriclasse - come Sereni - si nasce.

Interista (che a volte sentiva la fede nerazzurra come una colpa di origine), «coppiano» contro i «bartaliani» (avrebbe voluto chiamare Fausta una figlia, poi intervenne la moglie...), «alfista» (adorava le auto sportive, e del resto studiò a Brescia, dove ogni anno viveva la settimana di passione della Mille Miglia) e persino appassionato, da placido borghese, della noble art, Sereni - una vita da mondadoriano tra la Linea lombarda e quella di fondo campo - esordì nel campionato poetico con i versi celebri e gloriosi della Domenica sportiva («Il verde è sommerso in nerazzurri/ Ma le zebre venute di Piemonte/ sormontano riscosse a un hallalì/ squillato dietro barriere di folla»). Era il 1935, quasi a ridosso delle poesie calcistiche di Umberto Saba e del primo Mondiale dell'Italia mussoliniana... «Vincere, e vinceremo!». A proposito: Sereni spiega molto bene come, al di là del fatto che la vittorie calcistiche della Nazionale azzurra fossero strumentalizzate dal Regime, la passione degli italiani per quel calcio fosse autentica e disinteressata. Comunque il poeta-tifoso, che considerava lo sport uno straordinario contenitore di storie e di sfide, di trionfi e di sconfitte (si chiama vita), prese presto a scrivere anche per i giornali di partite e campioni, di corse e pedali, e persino di gare di motonautica, a Tremezzo, sul lago di Como: sono gli anni, post guerra, dell'Illustrazione Ticinese, settimanale perfetto per certe cronachette, firmate «Didimo» o «Maurizio», di eventi condivisi con gli amici colti e calciofili, ma purtroppo rossoneri, come Oreste Del Buono o Giansiro - detto Sansiro - Ferrata. L'intellettualità in tribuna.

Eccoli, per la prima volta tutti insieme, gli articoli, i versi, le pagine in prosa cariche di vicende sportive esemplari del poeta di Luino: ci sono i pezzi ticinesi finora inediti in volume, c'è «Lo sport fra le muse» uscito sul quotidiano Milano-Sera nel '50, c'è naturalmente l'immortale «Il fantasma nerazzurro», c'è «Diario interista» pubblicato, accanto a un intervento di Gianni Rivera, sul primo numero del bimestrale edito da Guanda L'Illustrazione dello sport del 1982, c'è un articolo celebrativo per «Gli ottant'anni di Alfredo Binda» apparso su un Almanacco luinese per il 1983...

Storie, stadi (sono state trovate molte foto di Sereni allo stadio...), echi, silenzi, zebre, domeniche laiche, il Vangelo rosa, campioni, progetti (come quello mai portato a compimento di un romanzo di «sport, fascismo, architettura piacentiniana e amore»), momenti di sogno, di disperazione e di vuoto. «E dopo, che fare delle domeniche?».

E del resto - ecco la vera domanda, retorica - che cos'è lo sport se non Poesia?

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