"La sinistra si gioca la 'matta' del fascismo e vince sempre"

Pier Francesco Pingitore, ideatore del Bagaglino, ci spiega perché in Italia continua a prevalere una sorta di egemonia culturale della sinistra

"La sinistra si gioca la 'matta' del fascismo e vince sempre"

La satira, la politica e la cultura. Pier Francesco Pingitore, ideatore del Bagaglino, ripercorre la sua carriera professionale e ci fa il punto sullo stato di salute della comicità italiana, sempre più colpita dalla dittatura del politicamente corretto.

Quanto sono stati duri gli inizi della sua carriera?

“Ho cominciato come giornalista con lo Specchio di cui dopo qualche anno sono diventato redattore capo, poi l'ho lasciato e ho fondato il primo cabaret romano. Cominciò quasi per scherzo quando, insieme ad alcuni amici tra cui Mario Castellacci, pensammo di rappresentare i nostri scritti facendoli interpretare a un gruppo di attori. Era un'attività collaterale al nostro lavoro di giornalisti e pensavamo che sarebbero venuti a vederci solo una quindicina di amici e, invece, questo cabaret che chiamammo Bagaglino esplose subito. Facevamo le nostre esibizioni in uno scantinato che poteva ospitare 60-70 persone, ma ben presto gli spettatori divennero100-150”.

Quali erano i vostri maestri?

“Non avevamo punti di riferimento. Scrivevamo satire di politica e di costume, sull'attualità dell'epoca. Stiamo parlando del 1965 e c'era un'Italia molto diversa da quella di oggi. Ci muovevamo in una libertà totale che abbiamo continuato a osservare anche quando dalla cantina siamo passati al salone Margherita che, ora, la Banca d'Italia ci ha tolto. Ma questa è un'altra storia”.

A quale sua opera è più affezionato?

“Ai nostri primi scritti, I tabù, uno spettacolo di cabaret, interpretato da Oreste Lionello, Pino Caruso, Claudia Camenito e Gabriella Gazzolo. Nella seconda parte, poi, c'era la parte cantata interpretata da Gabriella Ferri, Tony Cucchiara e Nelly Fioramonti. Questo è il punto d'inizio con la canzoncina che diceva 'Se vuoi venir con me ti porto al cabaret che è un posticino chic da starci chic tu chic...'. Quella è una cosa che a distanza di circa 65 anni mi rimane dentro”.

E come siete arrivati in televisione?

“Siamo arrivati con Dove sta Zazà, il programma che ha lanciato Gabriella Ferri e Mazzabubù con la regia di Antonello Falqui e con i testi miei e di Castellacci. Poi c'era il contorno composto dal team del Bagaglino: Oreste Lionello, Pino Caruso, Enrico Montesano e Gianfranco D'Angelo che portò una ventata di novità nella televisione italiana proprio perché arrivava il cabaret. Fu un successo enorme e da lì in poi facemmo una serie chiamata Biberon che cominciò in terza serata e, alla fine, arrivò fino al sabato sera di Raiuno. Ogni anno cambiavamo nome allo spettacolo e, quando arrivò Andreotti ospite di Creme Caramel, facemmo 14 milioni di telespettatori. Dopo qualche anno arrivò la 'gestione dei professori', nel '92-'94, che nonostante il nostro enorme successo, stracciò il contratto già firmato dicendo che non eravamo adatti alla Rai. Poi gli fecero notare che, senza di noi, la Rai avrebbe perso molti inserzionisti e,allora, ci chiamarono e ci riammisero. A quel punto, però, ammoniti da quel comportamento, accettammo l'offerta che Berlusconi ci faceva da anni, ponendo una clausola che lui ha sempre rispettato, ossia che tutto quello che avremmo messo in scena sarebbe dipeso dagli autori e dal regista e che né lui né nessun altro avrebbe mai letto i nostri testi”.

In Rai avete mai subito censure?

“No, non mi ricordo. Ovviamente, se uno lavora in Rai sa che deve adottare certi limiti nei modi di esprimersi però io non ho mai subito una censura politica”.

E, al di là dell'esperienza del Bagaglino, qual è il lavoro a cui è più legato?

“Ho scritto la trilogia su Mussolini, un'opera a cui sono molto legato. Sono tre drammi ambientati perlopiù nei luoghi dove avvennero i fatti. Son partito prendendo in considerazione la notte del 25 luglio in cui cadde Mussolini e potei ambientare proprio a villa Torlonia il ritorno a casa del Duce sconfitto, interpretato da Luca Biagini. Mi ha interessato seguire la caduta di un uomo che fino a 24 ore prima aveva in mano l'Italia. Poi, qualche anno dopo, misi in scena l'operazione Quercia, ossia l'operazione con cui i tedeschi organizzarono la liberazione di Mussolini dall'albergo sul Gran Sasso, a Campo Imperatore. Ambientammo proprio in quell'albergo i 12 giorni che Mussolini passò da prigioniero, in attesa che succedesse qualcosa. Era il settembre del '43 e non sapeva se sarebbero arrivati gli americani, gli inglesi o i tedeschi e Mussolini faceva anche una certo esame di coscienza della sua vita. L'ultimo atto, invece, l'ho chiamato Scacco al Duce perché ho messo in scena l'ultima notte di Claretta e Mussolini che, arrestati dai partigiani, sono stati portati nella cascina sulle pendici del lago di Como in attesa della fucilazione. Sono affezionato a questa trilogia perché mi sembra un'opera teatralmente originale”.

E il programma televisivo?

“Sono particolarmente affezionato alla serie Tre Stelle che rappresenta la vicenda di tre dive dell'epoca fascista che si trovano ad attraversare i problemi del periodo della guerra, pur venendo da una condizione di privilegio”.

Cosa rappresenta per lei la satira politica?

“È una valvola di sfogo per la società. La satira, poi, è ovviamente è parte integrante del sistema e non si prefigge di fare la rivoluzione, ma di dare sfogo, attraverso la denuncia, a quelle che sono le malformazioni e i vizi della società affinché non esplodano tensioni sociali. È un lavoro al servizio del Paese”.

Il politicamente corretto ucciderà la satira?

“Non so. Sicuramente è una delle bestialità maggiori che siano state fatte dalla mela mangiata da Adamo. È una stupidaggine che non ha alcun senso. Attraverso il politicamente corretto si può anche instaurare una dittatura. Chi stabilisce che cos'è politicamente corretto? Quale autorità si investe per mettere a tacere quelli che non la pensano in un certo modo. È questo il politicamente corretto? Non lo so. Non esiste un codice del politicamente corretto e, se esistesse, sarebbe la iattura peggiore del mondo. La libertà di parola e di pensiero che abbiamo ereditato dalla Rivoluzione francese deve essere salvaguardata da qualunque recinto si voglia fabbricare”.

Perché l'Italia è pervasa da un'egemonia culturale della sinistra?

“Perché a sinistra hanno la 'matta', la carta a cui puoi assegnare qualunque valore e vince sempre. La matta è che, se non la pensi come loro, ti chiamano fascista e, a quel punto, hanno vinto. Con questa matta, probabilmente, hanno esercitato la loro egemonia. A sinistra chiamano fascista chiunque dia loro fastidio”.

Chi è il politico più autoironico? E quello meno?

“Quello più autoironico è sicuramente Giulio Andreotti, un uomo di grande spirito. Poi ognuno ne dà il giudizio politico che vuole, ma era certamente una persona di talento e di spirito. Generalmente, però, i politici non sono autoironici perché hanno quasi sempre la coda di paglia. Quando qualcuno sa che, gratta gratta, viene fuori la scarsa preparazione e la modestia intellettuale, l'autoironia certamente non la pratica”.

Cosa pensa del governo Draghi?

“Penso che sia stata una buona soluzione e che Draghi presto ci porterà fuori da questo casino. Sono convinto anche che abbia fatto alcune misure interessanti: ha aumentato il ritmo delle vaccinazioni e si è affrettato a presentare il Piano in Europa. Questa è una crisi sanitaria, economica ma anche morale perché la gente è devastata da questi quasi due anni di limbo. È come se ci fosse stato un esaurimento nervoso generale che ha colpito tutti”.

Lei come ha trascorso quest'anno di covid?

“Ho scritto un libro, ma se mi chiede come l'ho trascorso non so dirlo perché i giorni si confondono l'uno con l'altro. Sono giorni troppo simili, contraddistinti solo da piccole passeggiate. Dire cosa ho fatto lunedì o giovedì mi riesce difficile perché quest'anno e mezzo lo ritengo una lunga giornata di cui ancora dobbiamo vedere la fine”.

Ha avuto paura del covid?

“Come tutti, ma senza isterismi. Ho sempre osservato le cautele e mi sono vaccinato appena ho potuto, ma ho avuto la sensazione di vivere in una campana di vetro”.

Secondo lei, com'è stata gestita la pandemia?

“Dall'Europa male perché ha stipulato dei contratti scritti male in cui non era prevista neanche la penale se tali contratti fossero stati disattesi e, quindi, ha esposto tutti i Paesi a delle deficienze. In Italia c'è stato un po' di disorientamento comprensibile perché questa è una piaga biblica che nessuno di noi neanche lontanamente immaginava. Anche le notizie che arrivano dall'India sono terrificanti e si ha l'impressione di vivere in un film dell'orrore”.

Veniamo alla parabola di Grillo e del Movimento Cinque Stelle. Lei cosa ne pensa?

“Non vorrei dare dei giudizi troppo netti. Quel video di Grillo è lo sfogo di un uomo che ha perso le staffe. Penso che se ne sia pentito e credo che non lo rifarebbe perché ha fatto un qualcosa fuori dalle righe. Credo, oltretutto, che abbia danneggiato non solo se stesso davanti all'opinione pubblica, ma anche la posizione del figlio. Se, però, se l'è sentito di farlo, ne risponderà a se stesso e agli altri. Per me non è stata una gran mossa. È la mossa di chi ha perso i freni inibitori”.

E di Salvini e Meloni cosa ne pensa?

“Della Meloni ho una grande stima. La ritengo una persona perbene, preparata, in buona fede e con un grande attaccamento alle sue idee e alla sua parte politica. Salvini è un uomo politico abbastanza dotato che, a volte, commette degli eccessi di cui potrebbe fare a meno. Ha, comunque, la capacità di avere un seguito e questo, per un uomo politico, non è poco”.