Stella Pende: i reportage al centro del dolore

Stella Pende: i reportage al centro del dolore

Se l'anima è quella del reporter, la strada non la si lascia mai. Spesso conduce al centro del dolore, ma il dovere è quello di raccontare, sempre. Stella Pende torna su Italia 1 in seconda serata da oggi per 5 puntate settimanali con la terza edizione di Confessione Reporter, programma dedicato al mondo dei reportage. L'idea, come sempre, è quella di raccontare il dietro le quinte della professione giornalistica. Storie dai confini del mondo ma anche dai vicoli di casa nostra, con uno sguardo speciale ai reporter freelance. «Quella del reportage come mestiere finito è una nenia necrofila intonata nelle redazioni e che è senza senso - spiega Stella Pende - Io reagisco dando spazio, ad esempio, a giovani reporter come Andrea de Georgio e Susan Dabbous, quest'ultima è la giornalista di origini siriane rapita e liberata insieme all'inviato Rai Amedeo Ricucci». Nei servizi di Confessione Reporter il mondo musulmano ha largo spazio: «Il Nord Africa soprattutto è il fronte su cui tener alta l'attenzione - prosegue Pende - Oltre alla Siria, naturalmente. Nella prima puntata di questa terza edizione c'è un mio lungo reportage dal Mali, con immagini dell'attentato kamikaze compiuto da un ragazzino di 13 anni alle porte di Timbuctù. Il Mali è una terra posseduta dal terrore. In quei giorni drammatici l'assedio dei quaedisti alla caserma cittadina e all'albergo dove era alloggiata la stampa è stato drammatico, io stessa sono riuscita a fuggire grazie a un aereo dell'Onu».
Nelle 5 puntate del programma, spazio anche ai temi dell'autismo, della schiavitù delle domestiche bambine, della nuova destra di Casa Pound, oltre al tradizionale «Reportage d'autore»: «Un commovente viaggio del disegnatore Vauro a Chernobyl - anticipa Stella Pende - Così come un'intervista imprevedibile di Marco Tardelli ad Antonio Cassano». Infine, la rubrica L'Italia che dà: «Storie di imprenditori impegnati nel sociale».

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