Strukul ci fa da guida nell'Inferno personale del "Dante uomo"

L'autore racconta il lato oscuro del Sommo poeta da giovane fra politica, guerra e amore

Strukul ci fa da guida nell'Inferno personale del "Dante uomo"

C'è un Dante Alighieri che conosciamo assolutamente bene, è il Dante scrittore. Schiere di storici della letteratura e di critici si sono esercitati a sviscerare i suoi testi. Sul Dante Alighieri uomo del suo tempo sappiamo meno. Ci sono moltissimi dettagli biografici che ci sfuggono, tanto che anche la stessa data di nascita, attorno al 1265, è una congettura. Della biografia dantesca la parte meno conosciuta è quella relativa alla giovinezza, prima del 1295, anno in cui il poeta entrò nel Consiglio del Popolo ed iniziò ad avere una sua visibilità all'interno della politica, ad alto grado di violenza interna, del comune fiorentino. Per gli anni a precedere abbiamo soltanto alcuni punti fermi e molte supposizioni. Nel 1285 il matrimonio di Dante con Gemma Donati, parente del potente capo guelfo Corso Donati, la presenza di Dante tra i feditori fiorentini durante la battaglia di Campaldino l'11 giugno del 1289, la morte di Bice Portinari nel 1290, probabilmente di parto.

Eppure molti di questi eventi, dagli incontri con Beatrice, alle violenze causate da Corso Donati, passando per il trauma di una delle più feroci campagne militari del Duecento, hanno pesantemente influito su Dante e sulla sua poetica. Se ne sentono gli echi nella Divina Commedia, basti pensare al Canto Quinto del Purgatorio dove troneggia il grande sconfitto di Montaperti, il comandante di parte ghibellina Bonconte da Montefeltro. E se è quasi impossibile scavare gli archivi della Firenze medievale più di quel che si è fatto è comunque altrettanto inevitabile fantasticare sul giovane Dante. Se a fantasticare, ma tenendo sempre l'occhio narrativo sui fatti storici di cui abbiamo certezza, è Matteo Strukul il risultato si intitola: Dante enigma (Newton Compton Editori, pagg. 314, euro 12).

Strukul, che come scrittore di romanzi storici non ha bisogno di presentazioni, in questo caso usa la figura del giovane Dante come grimaldello per accompagnare il lettore nel magma della Toscana medievale dove il conflitto tra guelfi e ghibellini era diventato al calor bianco. Il giovane Dante muove i suoi passi in una Firenze guelfa dove dominano Corso Donati e Vieri de' Cerchi, al momento ancora alleati. I ghibellini di toscana però, nel 1288, hanno ripreso il controllo di Pisa, dove lo sconfitto conte Ugolino della Gherardesca è preso prigioniero coi figli. Intanto Arezzo, altra roccaforte ghibellina, ha annientato parte delle forze guelfe con un agguato a Pieve del Toppo. Inevitabile che Firenze venga trascinata nello scontro. E Dante, giovane poeta di bei versi e belle speranze ma pochi mezzi, viene spinto verso il campo di battaglia dal desiderio di trovarsi uno spazio nella vita cittadina. Combatte come cavaliere e la guerra gli si rivela in tutto il suo orrore, quell'orrore che poi lui trasformerà nella poesia dell'Inferno.

Strukul realizza un affresco corale in cui attorno a Dante si muovono molti dei protagonisti della Toscana del Duecento. C'è Giotto, c'è il conte Ugolino, lo sdegnoso Guido Cavalcanti, il rivoluzionario Giano della Bella e il feroce Filippo Cavicciuoli, comunemente identificato con il Filippo Argenti citato nella Commedia.

Gli spazi dati alla fantasia non mancano. Strukul ha immaginato un'amicizia tra Dante e Giotto di cui non abbiamo traccia storica, anche se si mossero a lungo in una città in cui non era difficile che personalità di spicco si incrociassero. Strukul da largo spazio anche a un'altra figura enigmatica: la moglie di Dante, Gemma Donati. Non è mai citata nell'opera del poeta, eppure il suo lignaggio di sicuro rappresentò una possibilità di contatti per Dante che veniva da una famiglia di piccolissima nobiltà. Strukul la immagina in forma di donna forte e paziente capace di proteggere Dante da se stesso dopo il trauma di Campaldino. Non sapremo mai se davvero andò così, ma il lettore può star tranquillo, a fine volume Strukul segnala bene come distinguere nel testo tra i fatti e le invenzioni. Poi ci sono questioni dibattute anche dagli studiosi. Perché ad esempio nella Divina Commedia ci sono così tanti svenimenti del poeta? Solo un espediente letterario? Strukul sceglie una spiegazione sostenuta anche da uno storico della letteratura come Marco Santagata. Ma non è il caso di rivelare troppo al lettore. Quel che è certo è che Dante attraversò uno dei momenti di maggiore crisi del Medioevo e lo trasformò in letteratura. Fu un processo doloroso e di diretto coinvolgimento personale, non riducibile soltanto al trauma dell'esilio. Tutta la vita dei fiorentini era pervasa da una strisciante violenza ben raccontata di recente anche nel saggio della storica Silvia Diacciati per i tipi di Sellerio: Il Barone. Corso Donati nella Firenze di Dante (pagg. 328, euro 14). Strukul quella violenza la fa rivivere al lettore solo come col romanzo si può fare.

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