Da "Suburra" al "Contagio" a Venezia si processa Roma

Oltre all'attesa serie di Netflix, molti film italiani sono dedicati ai mali e al degrado della Capitale

Da "Suburra" al "Contagio" a Venezia si processa Roma

È stato bravo Alberto Barbera, direttore della 74a Mostra d'Arte Cinematografica che s'inaugura mercoledì prossimo, a presentare in questo modo il battaglione di film italiani che approderà al Lido di Venezia: «La qualità è superiore a quella degli ultimi anni - ha detto a proposito dei 33 film della selezione ufficiale - anche se non siamo alla ricerca di capolavori ma di quanto di nuovo c'è». E difatti, sentendo i rumors di chi ha già visto un po' di film, sembra che i capolavori non abbondino mentre, come appare anche sulla carta, è indubbio che c'è un'interessante varietà di temi e di linguaggi tra i tanti lungometraggi di finzione, d'animazione, documentari e anche opere in realtà virtuale.

Un cinema italiano produttivamente molto vivo che, in occasione della vetrina veneziana, laverà in casa - si fa per dire - i panni sporchi della cronaca criminale più recente. Ecco dunque le due puntate in anteprima dell'attesissima Suburra: la serie, la prima originale Netflix italiana (debutterà sulla piattaforma di streaming il 6 ottobre), diretta da Michele Placido, Andrea Molaioli, Giuseppe Capotondi e prodotta da Cattleya. Ispirata all'omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, che è diventato anche il film di Stefano Sollima, Suburra: la serie è ambientata quattro anni prima, e racconta 20 giorni di disordini in 10 episodi. «Ci sono tre mondi che comunicano e si relazionano dentro Roma per mantenere viva la propria fetta di potere: criminalità, politica e chiesa», ha avuto modo di dire sul set a Wired uno dei tre registi, Molaioli. Al centro della storia ci sono tre giovani, Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini) che si alleeranno per realizzare i loro più profondi desideri. Tra gli altri personaggi ci sono Sara Monaschi (Claudia Gerini), Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi) e Samurai (Francesco Acquaroli). Quest'ultimo è il personaggio ispirato a Carminati, parliamo quindi del famoso «mondo di mezzo» di quella che è stata soprannominata «Mafia Capitale» anche se nella prima sentenza di appena un mese fa è caduta l'accusa di associazione mafiosa.

Ma al di là dell'interpretazione degli articoli del codice penale in una grande città come Roma l'intreccio di malaffare e politica sembra quasi una cosa naturale. Lo racconta bene un film come Il contagio (nella sezione delle Giornate degli autori, prima di uscire a ottobre) diretto a quattro mani da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, prodotto dalla giovane Kimera Film e tratto dall'omonimo romanzo di Walter Siti. Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Maurizio Tesei, Giulia Bevilacqua e Vincenzo Salemme, in versione inedita, sono gli attori chiamati a dare corpo alle vite dei personaggi che si agitano in una palazzina di borgata specchio di una certa Roma contemporanea.

La stessa che si diverte a mettere in scena l'esordiente Cosimo Gomez che in Brutti e cattivi (sezione Orizzonti) ritrae in maniera grottesca e politicamente scorretta un gruppo di rapinatori formato da Claudio Santamaria senza le gambe, Sara Serraiocco senza le braccia, un irriconoscibile Marco D'Amore rasta tossico e Simoncino Martucci un nano rapper. Anche uno dei quattro film italiani in concorso, Una famiglia di Sebastiano Riso (gli altri sono Hannah di Andrea Pallaoro, The Leisure Seeker prima opera americana di Paolo Virzì e il musical ambientato a Napoli Amore e malavita dei fratelli Manetti), indagando il mondo sommerso dell'utero in affitto - la coppia composta da Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel - racconta le ambiguità della Capitale.

Molto ampia anche la pattuglia napoletana con, in «Orizzonti», Gatta Cenerentola, ritorno all'animazione di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, Nato a Casal di Principe di Bruno Oliviero nella sezione «Cinema nel giardino» e, alla Settimana della critica, Veleno di Diego Olivares, Il cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino e L'equilibrio di Vincenzo Marra.